Mentre i prezzi del gas oscillano, la risposta arriva dal calore della Terra. Chi c’era e cosa si è detto durante “Geotermia e Decarbonizzazione del Calore: il modello Ferrara per un mix energetico sostenibile”, organizzato da Saipem e dall’Università di Urbino Carlo Bo
Il futuro dell’Italia è nel calore della Terra. Le nuove tecnologie possono portare alla luce il tesoro energetico nascosto nel sottosuolo abbattendo il prezzo di generazione della geotermia. Tuttavia, la transizione energetica non è solo una questione di turbine e pozzi, ma di competenze. Se l’Italia saprà sfruttare il suo primato storico e le nuove tecnologie di perforazione, la battaglia per la sovranità energetica potrà essere vinta molto prima del previsto. È quanto emerso nel corso dell’evento “Geotermia e Decarbonizzazione del Calore: il modello Ferrara per un mix energetico sostenibile”, organizzato da Saipem e dall’Università di Urbino Carlo Bo.
IEA: IL POTENZIALE DELLA GEOTERMIA
Perforando fino a 8 chilometri di profondità, potremmo sbloccare un potenziale di 600 TW, ovvero 500 volte la potenza elettrica installata in tutta l’Unione Europea, secondo Paolo Frankl (International Energy Agency). Un tesoro energetico che potrà essere portato alla luce grazie alle nuove tecnologie.
” L’anno scorso sono state installate 800 GW di rinnovabili nel mondo, dieci volte la capacità totale installata di potenza sul territorio italiano. Il solare ha trainato la crescita delle energie green. Il geotermico può fornire flessibilità di sistema e anche calore, oltre che elettricità. Il calore accumulato a soli 90 gradi è pari a 400 volte la domanda totale di energia globale”, ha dichiarato Frankl. Grazie al trasferimento di tecnologia e al know-how di giganti come Saipem, i costi di questa energia potrebbero crollare dell’80% in soli dieci anni, rendendola la sfida definitiva per la decarbonizzazione.
IL RISCHIO DI INVESTIMENTO NELLA GEOTERMIA
L’AD di Saipem, Alessandro Puliti, ha parlato chiaro: la geotermia ha dei rischi, ma l’Italia ha le competenze per azzerarli.
” Quello che succede in questi giorni spiega perché una società si prende il rischio di esplorazione. Saipem non ha mai lasciato a piedi un cliente. Il nostro ruolo è contenere il rischio e trasformare l’esperienza dell’Oil & Gas nella nuova frontiera delle rinnovabili”.
“Per nuovi investimenti in geotermia servono risorse da fondi Pnrr o anche fondi per mitigare i rischi di investimento generale”, ha detto Orazio Iacono, amministratore delegato del gruppo Hera.
Serve però un’accelerazione per centrare l’ambizioso obiettivo nazionale, ribadito da Ilaria Antoncecchi (MASE): raggiungere il 39,4% di rinnovabili nel mix energetico entro il 2030, triplicando l’apporto della fonte green nel settore termico.
GEOTERMIA, IL CASO FERRARA
Il Modello Ferrara è diventato un esempio internazionale del potenziale della geotermia. Nella centrale di Casaglia, il Gruppo Hera e Saipem stanno collaborando per raddoppiare la produzione geotermica. Questo permetterà di alimentare il teleriscaldamento sfruttando la media-bassa entalpia. Al tempo stesso, Saipem utilizzerà il calore della terra per “catturare” la CO2 emessa dai termovalorizzatori.
Per non parlare dei benefici in termini di materie prime. Infatti, entro il 2030 dai fluidi geotermici si potrebbe estrarre il 5% del fabbisogno mondiale di litio, il “nuovo oro” per le batterie delle auto elettriche.
GEOTHERMOOC: L’ACADEMY PER I LAVORI DEL FUTURO
Il Rettore dell’Università di Urbino Carlo Bo, Giorgio Calcagnini, e il Prof. Alessandro Bogliolo hanno sottolineato l’importanza del GeotherMOOC, che ha unito accademia e industria per formare i geologi e gli ingegneri di domani.
“Il mondo energetico sta cambiando, quindi le competenze tecniche e trasversali sono fondamentali. Questo corso MOOC nasce all’interno di un’academy, sempre più importanti per supportare lo sviluppo di queste competenze. Il progetto di Casaglia è un esempio di valorizzazione del settore geotermico”, ha detto Mariella Leporini, responsabile Geotermia di Saipem.


