A 30 anni dal Processo di Barcellona, nasce un nuovo quadro di cooperazione: università condivisa, energie pulite e gestione delle migrazioni. Kallas e Šuica: «Risposta alle nuove sfide geopolitiche».
Barcellona torna ad essere il crocevia della politica euro-mediterranea. Trent’anni dopo la storica dichiarazione che avviò il partenariato regionale, i ministri dell’Unione Europea e dei Paesi partner del Mediterraneo meridionale hanno siglato il “Patto per il Mediterraneo“. L’evento, co-presieduto dall’Alto rappresentante Kaja Kallas e dalla Commissaria Dubravka Šuica, segna l’inizio di una fase inedita di impegno collettivo. In un contesto geopolitico segnato da profonde incertezze, l’iniziativa mira a consolidare la stabilità e la prosperità di un’area strategica, rilanciando il dialogo su basi paritarie di co-titolarità e responsabilità condivisa.
I TRE PILASTRI DEL NUOVO ACCORDO
Il Patto si struttura su 17 iniziative principali e oltre 100 azioni concrete, organizzate in tre macro-aree. Il primo pilastro, dedicato alle persone, prevede la creazione di un’Università Mediterranea per connettere gli studenti attraverso percorsi accademici congiunti e un meccanismo per la tutela digitale del patrimonio culturale. Il secondo pilastro, focalizzato sull’economia, punta all’integrazione dei mercati e al lancio di “StartUp4Med” per l’imprenditoria innovativa, oltre all’iniziativa “T-MED” per le energie rinnovabili e le infrastrutture di rete. Infine, il terzo pilastro affronta la sicurezza e le migrazioni, proponendo un sistema di allerta precoce per le catastrofi, un hub antincendio a Cipro e un approccio globale alla gestione dei flussi migratori basato sui diritti e sul contrasto al traffico illegale.
DALLA GOVERNANCE AI FINANZIAMENTI
L’attuazione del Patto sarà dettagliata in un Piano d’azione specifico atteso per l’inizio del 2026. La governance vedrà il coinvolgimento attivo dell’Unione per il Mediterraneo (UpM) e della società civile, con un monitoraggio costante sia a livello comunitario che euro-mediterraneo. Sul fronte finanziario, l’iniziativa attingerà inizialmente ai fondi del programma NDICI Global Europe fino al 2027, con l’obiettivo di accedere successivamente ai 42 miliardi di euro proposti per l’area nel prossimo quadro pluriennale, integrati da investimenti privati e partenariati pubblico-privati.
UN PONTE OLTRE IL MEDITERRANEO
Sebbene focalizzato sui dieci partner della sponda sud, il Patto guarda oltre i confini regionali. L’intento è estendere la cooperazione ai Paesi del Golfo, alla Turchia, ai Balcani occidentali e all’Africa subsahariana, riconoscendo il ruolo cruciale di queste aree come ponti strategici tra Europa, Asia e Africa. Un approccio triangolare ritenuto essenziale per affrontare le complesse sfide politiche e umanitarie che attraversano il Medio Oriente e il Nord Africa.
ŠUICA: «PARTENARIATO TRA EGUALI PER UNA “BRAIN CIRCULATION” NEL MEDITERRANEO»
Nel suo intervento di lancio, la Commissaria Dubravka Šuica ha definito il Patto non come una semplice evoluzione dell’Agenda 2021, ma come un vero cambio di paradigma basato sulla “co-titolarità” e sulla responsabilità congiunta. L’obiettivo dichiarato è la creazione di uno Spazio Mediterraneo Comune fondato su un partenariato tra eguali. Tra le azioni faro, Šuica ha posto l’accento sull’Università Mediterranea e sull’estensione dell’Erasmus+, con l’intento di trasformare la “fuga di cervelli” in una virtuosa “circolazione di cervelli” (brain circulation). Sul fronte economico e infrastrutturale, la Commissaria ha rilanciato l’importanza dei cavi sottomarini MEDUSA e Blue-Raman per la connettività dati e l’iniziativa energetica T-MED. La tabella di marcia è serrata: i servizi della Commissione sono già al lavoro con i partner per finalizzare il Piano d’azione operativo entro l’inizio del 2026, passaggio fondamentale per «trasformare le parole in fatti».


