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L’Unione Europea ha bisogno di dati petroliferi trasparenti e di un maggiore coordinamento

Petrolio

Soluzioni efficienti richiedono uno stretto coordinamento tra attori del mercato e decisori politici all’interno delle regioni europee

L’Unione Europea sta discutendo di un embargo graduale su tutte le importazioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi russi. Ciò influenzerà il 30% delle importazioni di petrolio greggio UE e il 15% delle importazioni di prodotti petroliferi, costituendo uno shock sistemico e asimmetrico.

Per l’UE nel suo insieme, la situazione potrebbe essere gestibile sostituendo il petrolio russo e limitando lo shock a breve termine riducendo la domanda e utilizzando le riserve di emergenza. Ad un esame più attento, però, dovrà affrontare delle ulteriori sfide per ridurre al minimo le interruzioni negli approvvigionamenti. E questo è quanto l’Unione Europea potrebbe ottenere se ampliasse il suo attuale gruppo di coordinamento petrolifero.

Il settore petrolifero è costituito da complesse catene del valore che richiederanno uno stretto coordinamento all’interno dell’UE per abbandonare le importazioni russe; inoltre, per permettere ai Paesi UE che dipendono maggiormente dal petrolio russo di accettare politicamente un divieto del genere, potrebbe essere necessario fornire loro una compensazione.

L’importanza strategica delle infrastrutture petrolifere è illustrata dal fatto che la NATO possiede una parte importante degli oleodotti dell’Europa occidentale, che vengono affittati ad operatori privati. Al contrario, le infrastrutture petrolifere nell’Europa orientale sono in gran parte di proprietà di compagnie petrolifere pubbliche o private dell’Unione Europea, con alcune raffinerie di proprietà di compagnie petrolifere russe (come le raffinerie di Rosneft in Germania e la raffineria di Lukoil in Bulgaria), a dimostrazione della frammentazione del settore petrolifero nei Paesi più vulnerabili ad uno shock nelle forniture petrolifere russe.

A livello globale, l’Agenzia internazionale per l’energia – creata come risposta dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico alla crisi petrolifera del 1973 – svolge molte funzioni di sicurezza petrolifera (come ad esempio coordinare il rilascio delle scorte).

L’AIE è nota per le sue disposizioni di emergenza, ma queste rimangono in gran parte specifiche per Paese, e si concentrano sull’uso di scorte di emergenza e sulla riduzione della domanda, non prendendo in considerazione le questioni logistiche a livello UE.

Soluzioni efficienti richiedono uno stretto coordinamento tra attori del mercato e decisori politici all’interno delle regioni europee: ciò consentirebbe ai Paesi di superare complesse questioni tecniche, commerciali e politiche più facilmente rispetto ad approcci puramente nazionali. Una spinta politica per espandere l’attuale gruppo di coordinamento petrolifero dell’UE dovrebbe concentrarsi su: fornire dati più trasparenti e facilitare il coordinamento in tutta l’Unione.

UNA MANCANZA DI DATI TRASPARENTI

Il settore petrolifero europeo è in gran parte non regolamentato, se si considera la pubblicazione di dati pubblici trasparenti. Gli operatori dispongono di dati dettagliati (talvolta anche verificati pubblicamente) sull’uso delle infrastrutture petrolifere. I fornitori di informazioni private spesso estrapolano delle stime in tempo reale molto precise – ad esempio dalle immagini satellitari – e le mettono a disposizione dei clienti paganti.

Tuttavia, gran parte delle informazioni su flussi, scorte e operazioni di raffinazione sono private e non condivise a livello transfrontaliero in modo strutturato e tempestivo, anche tra le pubbliche amministrazioni. La natura privata dei contratti tra le diverse società nella catena del valore del settore petrolifero viene spesso utilizzata come giustificazione di questo sistema.

Per quanto riguarda il gas naturale, però, i flussi dei gasdotti e i dati di stoccaggio vengono pubblicati e resi pubblici quasi in tempo reale. Sforzi simili vengono compiuti per l’elettricità, ma non per i dati sulle importazioni di petrolio, sul trasporto, sulla raffinazione o sullo stoccaggio.

Non esistono delle regole di prenotazione della capacità trasparenti ed uniformi, i dati sulle capacità prenotate o sui flussi effettivi di petrolio greggio verso e/o nell’Unione Europea non sono pubblicati in modo tempestivo su un’unica piattaforma coerente (la dogana fornisce i dati sui flussi aggregati alcuni mesi dopo).

I membri dell’AIE sono tenuti a detenere delle scorte petrolifere di emergenza. Questi requisiti sono integrati dalla direttiva 2019/119/CE sulle scorte petrolifere dell’UE, che di fatto allinea il diritto dell’UE  con il sistema AIE anche per i Paesi UE che non sono membri dell’AIE (Lettonia, Bulgaria, Romania, Croazia, Slovenia, Malta e Cipro).

Tuttavia, i dati disponibili sui volumi aggregati di petrolio stoccati vengono pubblicati con un ritardo di due mesi. La struttura dello stoccaggio del petrolio è complessa, in quanto le scorte di emergenza e commerciali sono detenute da enti pubblici e industriali (agenzie di riserva, riserve strategiche, società private con strutture/scorte di stoccaggio) e non vi è alcun obbligo normativo di rendicontazione sui dati correnti.

La capacità dell’UE di attenuare le interruzioni dell’approvvigionamento mediante prelievi coordinati di queste scorte è poco conosciuta: la Germania, ad esempio, dispone di scorte di diesel su strada equivalenti ad oltre 15 mesi di importazioni di diesel russe (o 5 mesi di importazioni totali).

Manca poi un’analisi della vulnerabilità delle raffinerie di petrolio dell’UE e del mercato dei prodotti petroliferi ad un’improvvisa interruzione delle importazioni russe, a differenza dei mercati del gas, in cui ENTSOG riporta una simulazione semestrale sull’interruzione delle forniture.

La capacità delle raffinerie UE di assumere tipi di greggio alternativi e di adeguare la produzione di raffineria per soddisfare le esigenze dei clienti europei (ad esempio aumentando la produzione di diesel) non è chiara.

C’è poco coordinamento tra i Paesi e le raffinerie quando si tratta di risposte alle emergenze nazionali applicate prima dell’attivazione dell’emergenza AIE. Un’interruzione delle forniture russe potrebbe essere in parte mitigata riducendo la produzione delle raffinerie esposte e aumentando la produzione di quelle meglio collegate all’offerta globale. Tuttavia, mancano informazioni sulla capacità fisica ed economica di reindirizzare i prodotti petroliferi verso mercati diversi e, a differenza del gas naturale, delle mappe dettagliate del sistema di oleodotti sono difficili da reperire.

L’UE deve immediatamente attuare una riduzione coordinata della domanda per attenuare l’impatto. L’alternativa sono prezzi più elevati e la distruzione forzata della domanda in altri Paesi (per lo più in via di sviluppo) le cui forniture l’UE aumenterà. Ancora una volta, l’UE non dispone di dati tempestivi sulla domanda di petrolio per settore, che saranno utili per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.

UNA MANCANZA DI TRASPARENZA NELLE IMPORTAZIONI DALLA RUSSIA

Mancano anche delle informazioni aggiornate sulle importazioni di petrolio russe. La maggior parte delle importazioni di petrolio dell’UE avviene via mare, ma alcune forniture russe arrivano tramite l’oleodotto Druzhba. Questi flussi – circa 750 mb/g o circa il 20% del commercio UE-Russia – non sono disponibili al pubblico.

Osservare il movimento delle petroliere è un indicatore imperfetto del commercio marittimo di greggio, ma è complesso ed è in ritardo rispetto alle piattaforme a pagamento. Inoltre, con una guerra in corso, il monitoraggio delle esportazioni russe via nave diventerà sempre più difficile man mano che i barili si spostano “offline”, con i commercianti che adottano tattiche come i trasferimenti da nave a nave, la miscelazione del greggio Urals con tipi alternativi o stoccare il greggio russo per venderlo in un secondo momento, quando le tensioni si saranno calmate o si saranno persi i dettagli sulla vera proprietà dei barili.

LE POSSIBILI SOLUZIONI

Una spinta politica per potenziare l’attuale “gruppo di coordinamento petrolifero” dell’UE, chiarire ed espandere le sue responsabilità e la portata delle sue attività, aumentare la frequenza delle sue riunioni per consultazioni regolari con l’industria e il coordinamento con l’AIE e migliorare la condivisione delle informazioni. Non può esserci più coordinamento senza una migliore disponibilità dei dati.

Un segretariato permanente del gruppo di coordinamento petrolifero potrebbe essere responsabile della raccolta e della distribuzione dei dati richiesti e della pianificazione e coordinamento delle azioni volte a sostituire il petrolio russo.

La natura regionale di molte sfide alla sicurezza dell’approvvigionamento petrolifero significa che potrebbero essere presi in considerazione i sottogruppi regionali collegati ai principali corridoi di approvvigionamento nell’UE.

Ad esempio, un problema con le forniture tramite Druzhba riguarda non uno, ma diversi Paesi. Le raffinerie situate sull’oleodotto sarebbero costrette ad adeguare rapidamente le operazioni, utilizzando le scorte di petrolio immagazzinato e reindirizzando le forniture future dai porti.

Il governo tedesco ha discusso con il governo polacco sull’utilizzo del porto di Danzica per alimentare la sua raffineria di Schwedt: queste discussioni bilaterali beneficerebbero almeno del contributo regionale.
Si dovrebbe tenere una discussione simile sulla fornitura di raffinerie in Ungheria e Slovacchia tramite l’oleodotto Adria, rotte di approvvigionamento alternative per la Cechia o sulla fornitura di prodotti petroliferi finiti, nel caso in cui le raffinerie nei tre Paesi vengano rallentate.

Questa natura regionale dovrebbe essere ampliata per coinvolgere la Comunità dell’Energia.
I compiti concreti di un gruppo di coordinamento petrolifero autorizzato potrebbero consistere nella raccolta di dati trasparenti e nell’abilitazione del coordinamento regionale.

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