Il Medio Oriente rischia di costare 14 miliardi all’Italia. Meloni minaccia tasse contro speculatori. Murano (Unem): “Parlare di speculazione è fuori luogo”
Un conto salatissimo da 14 miliardi di euro. È la “stangata” che, secondo le stime di Confesercenti, pende sulla testa di famiglie e imprese italiane tra rincari delle bollette e prezzi dei carburanti alle stelle. Meloni minaccia gli speculatori annunciando una possibile tassa sugli extraprofitti, intanto però prende tempo fino a fine mese per “tirare una linea” sulle misure da prendere per contrastare gli effetti della crisi . Solo se la curva dei prezzi rimarrà alta, garantendo un extragettito IVA importante, si potrà sperare in un “tesoretto” per tagliare le accise. Nel frattempo, resta il monito di Confesercenti: senza interventi immediati, i consumi potrebbero calare di 3,9 miliardi di euro, trascinando l’intera economia in una spirale recessiva.
LA STRATEGIA DEL MONITORAGGIO DI MELONI
Di fronte a un’inflazione che rischia di schizzare al 2,5% e a una crescita del PIL che potrebbe frenare dallo 0,7% allo 0,4%, la Premier ha assicurato in Parlamento la massima attenzione. Gli strumenti messi in campo? La premier ha promesso di aver attivato “tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi sui prezzi dell’energia e dei beni di consumo” (cioè di aver allertato l’Autorità sull’energia e il cosiddetto Mr Prezzi). Il monitoraggio, però, rischia di essere insufficiente, come successo in occasione della crisi energetica del 2022, secondo il Fatto Quotidiano. Meloni ha anche minacciato di punire gli speculatori con “una maggiore tassazione”. Una tassazione aggiuntiva che, secondo il giornale la premier non potrebbe imporre, secondo la Costituzione e le leggi italiane. Anche le tanto decantate “accise mobili” rischiano di essere poco efficaci di fronte a picchi di prezzo così repentini. La stessa Meloni ha dovuto ammettere al Senato che gli introiti attuali non consentono un impatto percepibile per i cittadini: si parla di pochi centesimi di sconto, un possibile “boomerang” politico e d’immagine, secondo Repubblica.
Sempre ieri è arrivato il via libera dell’Agenzia internazionale sull’energia al rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche degli Stati membri. Una notizia che i leader hanno accolto con sollievo e nessuno si è opposto alle quote che sono stabilite dall’Iea (International energy agency), secondo quanto riporta il Corriere della Sera. L’Italia nei prossimi giorni dovrà immettere nel circuito delle reti internazionali poco più di 9 milioni di barili di petrolio, circa il 2,5% del rilascio globale, pari all’11% delle nostre riserve strategiche. Una misura che darebbe “20 o 30 giorni di respiro», dicono dallo staff della premier italiana, secondo quanto riporta il giornale.
SPECULAZIONE O MERCATO? LA POSIZIONE DI UNEM
La politica evoca “tasse punitive” per gli speculatori. Ma la domanda che tutti si pongono è: chi specula davvero sui prezzi dei carburanti? Gianni Murano, presidente di Unem, ha spiegato in un’intervista a La Stampa che i prezzi alla pompa seguono il Platts (il benchmark dei prodotti raffinati) e non direttamente il barile di petrolio. La benzina ha visto un aumento di 13 centesimi sui mercati internazionali (+27%), che si è tradotto in +11 centesimi al consumo (+7%), ha sottolineato Murano. Invece, il prezzo del gasolio è saluto di 30 centesimi sui mercati (+57%), con un aumento di 24 centesimi al consumo (+14%). Quindi, secondo Murano, parlare di speculazione è “fuori luogo” e una tassa sugli extraprofitti rischia di disincentivare gli investimenti da parte delle compagnie petrolifere.
“Parlare di speculazione è fuori luogo così come attribuire la responsabilità a monte o a valle della filiera in modo generico è fuorviante. È corretto e auspicabile che la Gdf si concentri sulle anomalie e intervenga quando verificate”, ha detto il Presidente di Unem, invitando i consumatori a usare gli strumenti digitali per premiare gli impianti più convenienti, che possono variare anche di 30 centesimi nello stesso bacino.
“Focalizzarsi solo su poche grandi società non rappresenta l’articolazione reale del settore che è molto più esteso e diversificato. La rete carburanti oggi conta oltre 350 marchi diversi che fanno capo ad operatori che possono avere da uno a 200 impianti e che rappresentano oltre la metà del mercato. I prezzi consigliati non sono prezzi imposti. Molti impianti non sono gestiti direttamente dalle compagnie ma sono affidati a gestori che hanno la facoltà di adottare o modificare il prezzo consigliato, anche se entro certi limiti, in base alle caratteristiche del proprio bacino d’utenza. È corretto vigilare su chi si colloca stabilmente e senza ragione al di sopra dei livelli di mercato, ma non si può confondere l’autonomia commerciale con la speculazione”, ha sottolineato Murano.
LA BATTAGLIA DI MELONI SUGLI ETS
La vera partita, però, si sposta a Bruxelles. Al Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, l’Italia chiederà la sospensione del sistema ETS (Emission Trading System) per le centrali a gas.
“Questo sistema gonfia artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che per l’Italia toccano i 30 euro per megawattora”, ha spiegato la Premier ieri al Senato.
Il problema? In Europa non sembra esserci una maggioranza pronta a sospendere le tasse sulle emissioni climalteranti. La riforma strutturale del mercato del carbonio è in programma, ma la Commissione non presenterà una bozza prima dell’autunno, con un’entrata in vigore prevista non prima del 2027. Un tempo infinito per chi deve pagare le bollette oggi.
LA PROPOSTA PER IL G7 DI MELONI
Sul fronte internazionale, la strategia italiana punta alla stabilità dello Stretto di Hormuz. Meloni ha proposto di includere i Paesi del Golfo (GCC) nel prossimo G7 per coordinare le risposte agli attacchi iraniani.


