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Meloni a caccia di gas. Chi può salvare l’Italia?

Il possibile stop del Qatar apre uno scenario critico per l’Italia. Giorgia Meloni cerca risposte, ma le alternative al gas qatariota sono poche e rischiose

Lo stop del gas del Qatar per forza maggiore non è ancora ufficiale, ma è già partita la corsa a fornitori alternativi. Oggi Giorgia Meloni è ad Algeri, dove incontrerà il presidente Abdelmadjid Tebboune per ricevere rassicurazioni sulle consegne future contrattualizzate da Draghi nel 2022 e ottenere forniture aggiuntive di gas a prezzi fissi. Ecco i precedenti salvagenti lanciati dall’Algeria all’Italia e quante probabilità ha Meloni di riuscire nei suoi obiettivi.

L’ITALIA GUARDA ALL’ALGERIA CONTRO LO STOP DEL QATAR

Lo shock energetico sta spingendo l’Italia a rivedere la sua politica sulle importazioni di gas. Infatti, dal 2022 ad oggi la dipendenza energetica del nostro Paese non è diminuita, ha solo cambiato forma. Nel 2025 il consumo di metano dell’Italia è persino salito del 2%, per la prima volta da anni.
Uno dei problemi principali è che poco più di un decimo del metano italiano arriva da aree sicure sul piano geopolitico (Olanda e Norvegia). Intanto, se la crisi in Medio Oriente non si risolve, il gas del Qatar presto smetterà di arrivare, provocando un ammanco pari al 10,1% del consumo nazionale della materia prima, che conta per quasi metà della produzione elettrica. Infatti, la minaccia Una cronaca di un disastro annunciato, poiché l’Italia è il terzo Paese più vulnerabile a uno stop prolungato di GNL dal Qatar, come scrivevamo i primi giorni di marzo.

ALGERIA SALVAGENTE DEL GAS

Algeri potrebbe tendere una mano a Roma, come già successo nel 2022. Infatti, in occasione della guerra in Ucraina proprio l’Algeria negoziò con l’Eni un aumento delle sue forniture da 12 a 21 miliardi di metri cubi l’anno (quasi un terzo del fabbisogno italiano).

Tuttavia, le risorse a disposizione sono centellinate. Infatti, Sonatrach, la compagnia di Stato nordafricana, nell’immediato può accrescere le forniture all’Italia di circa cinque milioni di metri cubi, neanche un terzo dei volumi mancanti dal Qatar.

LE ALTERNATIVE SUL TAVOLO

Edison, controllata da Électricité de France, si sta già muovendo con discrezione per trovare altri fornitori. La lista potenziale, secondo il Corriere della Sera, comprende: Angola, Congo ma soprattutto gli Stati Uniti.

LA MINACCIA DEGLI USA

Anche gli Usa potrebbero chiudere parzialmente i rubinetti da un momento all’altro, mettendo a rischio un quarto delle forniture italiane. Infatti, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Bruxelles, Andrew Puzder, ha avvisato l’Unione europea che rischia di perdere l’accesso a termini “favorevoli” al gas americano se non ratifica l’accordo commerciale basato sui dazi di Donald Trump.

TORNA IL CARBONE?

Di questo passo, è sempre più probabile che il Decreto Bollette in cantiere contenga misure per rilanciare le centrali a carbone, come anticipato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin a margine di Biogas Italy 2026. Una scelta che confermerebbe che il vero vincitore della crisi in Medio Oriente è il carbone. L’alternativa che alcuni politici e industriali propongono a bassa voce è il ritorno dell’energia russa.

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