Il viceministro Rixi indica metà ottobre come possibile approdo in Aula della riforma dei porti, mentre alla Camera riparte l’esame dei 622 emendamenti
La riforma dei porti è un cantiere aperto. Il viceministro del Mit, Edoardo Rixi, punta a portare il testo definitivo in Aula per il voto entro la metà di ottobre. Al tempo stesso, però, ha ammesso che non c’è ancora una bozza condivisa e il confronto prosegue nella maggioranza e con l’opposizione. Tutto è ancora da scrivere e i 622 emendamenti approvati dalla Commissione Trasporti della Camera potrebbero cambiare radicalmente la riforma.
IL DIETROFRONT SUGLI EMENDAMENTI
La Commissione Trasporti della Camera ha fatto recentemente dietrofront sul taglio ai 622 emendamenti al disegno di legge sulla riforma portuale. La discussione e la votazione inizieranno mercoledì prossimo.
“Cercheremo di recepire le proposte valide per creare un percorso condiviso all’interno delle forze parlamentari su un tema che deve essere centrale per il futuro del nostro Paese e del Mar Mediterraneo. Una parte sarà approvata, se coerente col testo, una parte sarà bocciata, ma questa è la democrazia”, ha detto il viceministro nel corso di Sette Idee, il festival de L’Espresso.
COME POTREBBE CAMBIARE LA RIFORMA CON GLI EMENDAMENTI
La riforma dei porti potrebbe cambiare volto con i 622 emendamenti. Un gruppo di proposte prevede il divieto per Porti d’Italia di progettare e realizzare direttamente infrastrutture operando sul mercato libero, consentendole eventualmente soltanto attività come studi, ricerca e consulenza ingegneristica.
Un altro gruppo di emendamenti affronta il problema del possibile conflitto tra funzione pubblica e attività economica. La proposta più netta è quella di impedire trasferimenti di risorse, personale e garanzie tra il regime delle attività pubblicistiche e quello delle eventuali attività economiche. Alcuni emendamenti chiedono addirittura una separazione societaria e organizzativa, non soltanto contabile.
C’è poi un pacchetto di emendamenti che chiede il rafforzamento delle AdSP affinché continuino a prendere anche decisioni strategiche oltre all’amministrazione ordinaria. Tra le proposte figura il mantenimento in capo alle AdSP delle decisioni sulle concessioni demaniali e una definizione più precisa delle rispettive competenze con Porti d’Italia. Restando in tema, una questione particolarmente delicata è quella degli investimenti già effettuati dai concessionari. Alcune proposte mirano a riconoscere maggiormente questi investimenti quando si arriva al rinnovo delle concessioni, per dare maggiore certezza agli operatori privati.
LE NOVITA’ DELLA LA RIFORMA DEI PORTI
Rixi ha rimarcato che la riforma introdurrà una cabina di regia centrale ma i porti “manterranno una propria autonomia e radicamento con il territorio”. Il cuore del nuovo sistema pensato dal Mit è la Porti d’Italia, società che dovrebbe assumere la regia degli investimenti strategici, delle grandi opere e della manutenzione straordinaria. Le Autorità di Sistema Portuale (AdSP), invece, resterebbero responsabili della gestione ordinaria, delle concessioni e delle funzioni amministrative territoriali. Un’impostazione che ha fatto storcere il naso a Filt-Cgil e Assoporti, che hanno denunciato il rischio di concentrare poteri e risorse in una struttura centrale, indebolendo l’autonomia delle Autorità portuali.
“L’Italia ha ancora un sistema portuale frammentato. L’obiettivo della riforma è consentire al nostro Paese di diventare compiutamente marittimo, puntando sulla blue economy, uno dei settori con le previsioni di crescita più interessanti”, ha detto il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un cambio di rotta fondamentale, secondo Rixi, per fornire all’Italia nuovi strumenti per affrontare una fase geopolitica in cui approvvigionamenti e accesso ai mercati dipendono sempre più dalla capacità marittima.
“Abbiamo bisogno di nuovi strumenti per poter dialogare con le altre nazioni anche fuori dal territorio europeo e rafforzare la nostra capacità marittima. L’Italia con la riforma si sta preparando a diventare una potenza marittima”, ha detto intervenendo nella rubrica “Genova chiama Roma” su Primocanale.
LA LOGISTICA: RIFORMA NECESSARIA PER SVILUPPO SETTORE
Gli armatori hanno bisogno di certezze per investire e la riforma è fondamentale per aiutare il sistema portuale a definire una programmazione degli interventi futuri, secondo il presidente dell’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile (Alis), Guido Grimaldi.
“Non si può pensare di lavorare con armatori che già pensano alle navi dei prossimi 30 anni e non avere invece un sistema portuale che disegna e pianifica quelli che saranno gli interventi da fare”, ha detto Grimaldi nel corso del consiglio direttivo dell’associazione, promuovendo a pieni voti “l’idea di avere un organo centrale che possa aiutare a coordinare gli investimenti”.
LE VOCI CRITICHE
La riforma pensata dal Mit ha attirato su di sé diverse critiche. Persino la vicepresidente della Commissione Ue, Teresa Ribera, ha richiamato il rispetto delle regole sulla concorrenza perché l’Unione Europea non farà sconti. Anche ANAC e gli operatori privati hanno denunciato il rischio che la libertà di Porti d’Italia di operare sul mercato possa creare problemi di concorrenza e persino porre una questione rispetto al limite europeo dell’80% per le società in house, oltre a richiedere una revisione delle deroghe previste per contratti e reclutamento del personale. Assiterminal, in particolare, ha segnalato il rischio di sovrapposizioni tra Porti d’Italia, MIT, AdSP e Autorità di Regolazione dei Trasporti. Per questa ragione, ha chiesto una separazione molto più netta fra funzioni pubbliche e attività economiche e una limitazione dei poteri sostitutivi.
Un altro dei timori delle associazioni è che, invece di semplificare, la riforma produca più livelli decisionali, soprattutto se non vengono delimitate con precisione. Nel corso delle audizioni, Confitarma ha espresso anche preoccupazione per il finanziamento di Porti d’Italia. Secondo l’associazione, dovrà essere strutturato in modo da non gravare sui bilanci delle AdSP e da non produrre aumenti di tasse e canoni per gli operatori.

