Scenari

Nomine, si pensa allo slittamento per motivi sanitari

Eni

Ma i fondi non ci stanno ad assistere al blocco delle assemblee e quindi delle nomine che dovrebbe avvenire domani con decreto

“Nomine a porte chiuse e differite. Il Coronavirus potrebbe avere un impatto sulla tornata di nomine pubbliche che riguardano le principali società controllate dallo Stato quotate in Borsa. Oltre a Banca Mps, sono in ballo i vertici di Eni, Enel, Leonardo (ex Finmeccanica), Poste, Terna, Enav, più Raiway. Nel governo non c’è accordo sulla composizione dei consigli di amministrazione che dovranno guidare le società per i prossimi tre anni e in particolare sulle figure chiave, gli amministratori delegati. Per questo è probabile un rinvio delle nomine”. Lo scrive Il Sole 24 Ore.

IL PRIMO TERMINE È PER POSTE E SCADE IL 22 MARZO

“Si discute di una norma di legge che, invocando l’emergenza sanitaria, farebbe slittare fino a tre mesi le assemblee, dovrebbero tenersi entro luglio. Slitterebbe l’assemblea di Poste già fissata per il 16 aprile e, se l’emergenza virus non venisse superata, anche le successive: Terna (27 aprile), Enav (5 maggio), Eni (13 maggio), Enel (14 maggio) e Leonardo (prevista tra il 6 e 20 maggio). Le liste con i candidati al cda devono essere depositate dal Mef, come dagli altri soci, almeno 25 giorni prima dell’assemblea. Il termine per la lista di Poste scade il 22 marzo. Per le altre società ci sarebbe più tempo, ma è prassi del Mef depositare tutte le liste contemporaneamente, questo agevola l’accordo politico sulla spartizione dei posti”, ha proseguito il quotidiano di Confindustria.

IL DECRETO VARATO DOMANI

Secondo La Repubblica si tratta di “rinvio, ma solo parziale. Non per motivi politici, ma solo strettamente legati all`emergenza Coronavirus. Nel decreto che domani verrà varato dal Governo Conte, nel quale vengono stanziati i primi 12 miliardi a sostegno dell`economia del paese alle prese con la serrata per fronteggiare il diffondersi dell`economia, verrà inserito anche un articolo che riguarda le nomine nelle partecipate pubbliche”.

I FONDI NON CI STANNO

Per Il Messaggero “i fondi non ci stanno ad assistere al rinvio in blocco delle assemblee delle società quotate, un`eventualità sollecitata da Assonime a Consob e ora al vaglio della Commissione, di Borsa Italiana e di governo che rischia di congelare un momento cruciale della vita societaria. Gli investitori istituzionali non ci stanno perché non vedono un vero motivo per non attrezzare le riunioni dei soci con lo streaming, se non il forte sospetto, dicono, che questa possa essere in realtà soltanto una buona scusa dell`esecutivo per rinviare con il decreto atteso domani le nomine delle partecipate pubbliche, onde consentire – in particolare sotto la spinta dei Cinquestelle – il piazzamento di nomi graditi a scapito della professionalità”.

IL POSSIBILE VALZER

“Tra i manager uscenti la posizione più solida è quella di Francesco Starace, ad dell’Enel da sei anni. Starace si è detto contrario a un ipotetico passaggio all’Eni, solo se ‘comandato’ dal governo si farebbe il trasloco. Per il gruppo petrolifero si valutano candidati in alternativa all’ad Claudio Descalzi, in carica dal 2014, indebolito da vicende giudiziarie. Tra i candidati Marco Alverà, ad di Snam, oppure Stefano Cao, ad di Saipem. Come in precedenti tornate, per l’Eni o altri incarichi circola anche il nome di Vittorio Colao, uno dei manager italiani più famosi all’estero, ora non più impegnato come ad Vodafone, si è dimesso nel maggio 2018. (…) Per Poste potrebbe essere confermato l’ad Matteo Del Fante. Il suo numero due, il vicedirettore generale Giuseppe Lasco, ex Guardia di finanza, punta alla guida di Terna, dove è ad Luigi Ferraris”, sottolinea Il Sole 24 Ore.