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OPEC: domanda di petrolio in crescita fino al 2050, nessun picco in vista nonostante la transizione

Il rapporto World Oil Outlook 2026 di Opec rivede al rialzo le stime a lungo termine citando politiche favorevoli negli USA e in Europa. Per il cartello servono investimenti globali per 17.700 miliardi di dollari.

L’OPEC ha confermato oggi le proprie previsioni di una crescita robusta della domanda globale di greggio per i prossimi quattro anni, spingendo lo sguardo fino a metà secolo e negando l’esistenza di segnali che indichino il raggiungimento di un picco dei consumi. È quanto emerge dal rapporto “World Oil Outlook 2026″. Secondo il cartello di Vienna, il panorama energetico mondiale sta subendo una trasformazione profonda, caratterizzata da uno spostamento delle agende governative verso politiche più favorevoli all’utilizzo degli idrocarburi, dettate dall’esigenza di garantire sicurezza e accessibilità economica alle forniture.

IL CAMBIO DI PARADIGMA NELLE POLITICHE ENERGETICHE GLOBALI

Il rapporto evidenzia come la maggiore attenzione alla stabilità degli approvvigionamenti abbia modificato sensibilmente le strategie di molti governi. L’OPEC sottolinea che questo mutamento si riflette in aggiustamenti e, in alcuni casi, in vere e proprie inversioni di rotta nelle politiche energetiche, fattori destinati a sostenere la domanda di petrolio nel medio e lungo termine.

Tra gli esempi citati spicca l’adozione dei veicoli elettrici in Europa, che sta procedendo a un ritmo più lento rispetto alle proiezioni iniziali. Un peso determinante viene attribuito anche ai cambiamenti introdotti dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, la cui linea politica ha inciso direttamente sul sostegno alle energie rinnovabili, sulla diffusione dell’auto elettrica e sulla revisione degli standard di efficienza dei consumi.

SFIDE GEOPOLITICHE E ASSETTO DEL CARTELLO NEL 2026

Il documento viene pubblicato in un anno, il 2026, segnato da turbolenze senza precedenti per l’Organizzazione. La guerra in Iran ha infatti costretto i principali esportatori del Golfo a operare tagli drastici ai flussi in uscita. A questo scenario si è aggiunto lo strappo degli Emirati Arabi Uniti che, dopo quasi sessant’anni di militanza, hanno abbandonato il gruppo, scuotendo gli equilibri interni dei restanti undici membri.

Nonostante ciò, l’OPEC prevede che l’espansione della domanda sarà trainata nel lungo periodo da India, Medio Oriente, Africa e America Latina. Questi mercati compenseranno gli “impressionanti progressi” della Cina nel settore delle rinnovabili, permettendo alla domanda mondiale di passare dai 105,1 milioni di barili al giorno stimati per il 2025 ai 113,3 milioni entro il 2030.

IL CONFRONTO CON LE PROIEZIONI DELL’AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA

Le stime fornite dall’OPEC appaiono decisamente più ottimistiche rispetto a quelle di altri osservatori internazionali, in particolare se confrontate con le analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE). Mentre l’AIE ha ipotizzato a novembre che la domanda toccherà i 113 milioni di barili al giorno entro il 2050, con un picco previsto già per il 2029, l’OPEC ha corretto al rialzo le sue prospettive a lungo termine.

Il cartello prevede ora che entro metà secolo si raggiungeranno i 124 milioni di barili al giorno, un incremento rispetto ai 122,9 milioni previsti nel monitoraggio dello scorso anno, ribadendo che non si intravede alcun tetto massimo all’orizzonte. Questa discrepanza riflette la natura dell’Organizzazione, i cui membri dipendono strutturalmente dalle entrate petrolifere per la stabilità dei propri bilanci statali.

IL RUOLO DEGLI STATI UNITI E IL PICCO DEL PETROLIO DI SCISTO

Un capitolo centrale del rapporto riguarda gli Stati Uniti, che nel 2026 sono diventati il principale esportatore mondiale di petrolio. Questo primato è stato favorito dal boom della produzione nazionale e dalle contemporanee interruzioni delle esportazioni saudite e russe dovute a sanzioni e conflitti.

Tuttavia, l’OPEC avverte che la produzione statunitense di greggio non convenzionale, il cosiddetto “shale oil”, ha probabilmente toccato il suo massimo storico nel 2025, stabilizzandosi poco sopra i 9 milioni di barili al giorno.

Per i prossimi anni, l’offerta totale di liquidi negli USA dovrebbe registrare una crescita modesta, circa 400.000 barili al giorno fino al 2030, per poi entrare in una fase di plateau. Parallelamente, si prevede che la produzione complessiva dei Paesi non appartenenti al blocco OPEC+ inizierà a calare dopo i primi anni del 2030.

L’URGENZA DI INVESTIMENTI PER 17.700 MILIARDI DI DOLLARI

Per poter sostenere questo scenario di crescita ed evitare carenze strutturali, l’OPEC lancia un appello per un massiccio piano di finanziamenti nel settore. Secondo il “World Oil Outlook 2026”, sono necessari investimenti globali pari a 17.700 miliardi di dollari entro il 2050.

Sebbene la cifra sia leggermente inferiore ai 18.200 miliardi stimati lo scorso anno, il cartello ribadisce che senza un impegno finanziario costante e adeguato, la sicurezza energetica globale potrebbe essere messa a rischio, specialmente in un contesto dove il ritorno verso le fonti convenzionali sta diventando una priorità politica in diverse aree del pianeta.

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