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Pakistan rinnova l’interesse per un progetto petrolifero con l’Arabia Saudita

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Pakistan e Arabia Saudita intrattengono un legame storico che è però parte di un disegno più ampio, che vede la Cina come terzo, fondamentale elemento

Il Pakistan ha ribadito tramite il proprio ambasciatore la volontà di portare avanti un importante progetto di raffineria petrolifera, opera che vede un grande coinvolgimento dell’Arabia Saudita. I due Paesi intrattengono uno storico legame che è però parte di un disegno politico più ampio e complesso e che vede la Cina come terzo, fondamentale elemento.

GLI OBIETTIVI DI INVESTIMENTO DELL’ARABIA SAUDITA

Stando alle parole dell’ambasciatore del Pakistan presso l’Arabia Saudita Ali Ejaz, è stata stabilita la realizzazione di un progetto di raffineria dal valore di 10 miliardi di dollari nella provincia sudoccidentale pakistana del Baluchistan, con data di inizio imminente. La costruzione verrà realizzata dall’Arabia Saudita ed è stata concordata tramite la firma di accordi di investimento per il breve, medio e lungo termine per un valore di 21 miliardi di dollari durante la visita del principe ereditario saudita bin Salman presso Islamabad. Il progetto di raffineria era incluso proprio fra questi accordi e comprende un complesso petrolchimico connesso per un miliardo di dollari.

L’ambasciatore Ejaz ha affermato che il ministro degli Investimenti saudita abbia ribadito l’interesse della monarchia, dando la notizia durante un’intervista telefonica ad Arab News. Il ministro ha inoltre espresso i propri auguri per un rapido avvio della costruzione man mano che la situazione economica globale e sanitaria mostra segni di miglioramento.

IL DELICATO EQUILIBRIO DELLA POLITICA ESTERA PAKISTANA

Il legame finanziario fra Arabia Saudita e Pakistan non è cosa dell’ultimo minuto: Riad ha infatti inviato ad Islamabad numerosi aiuti finanziari e concesso rinvii dei pagamenti petroliferi, fornendo anche 50 000 barili di petrolio al giorno gratuitamente al Pakistan per un anno dopo i test nucleari condotti dal Paese nel 1998. Nel 2018, invece, l’Arabia Saudita ha rinviato di un anno i pagamenti per importazioni petrolifere per un valore fino a 3 miliardi di dollari. Tuttavia, il Pakistan mantiene anche relazioni diplomatiche molto forti con la Cina, la quale ha a sua volta supportato finanziariamente il Paese con aiuti per 6 miliardi di dollari nel 2018, altri 1,3 miliardi di dollari in prestiti. La Cina non è però in grado di offrire due vantaggi fondamentali che solo l’Arabia Saudita può garantire: le importazioni petrolifere e la capacità di assorbire grandi quantità di forza lavoro emigrata dal Paese. È dunque impensabile per il Pakistan voltare completamente le spalle all’alleato saudita, tuttavia può sicuramente trovare nella controparte cinese un sostegno su alcune tematiche come la questione del Kashmir: nel mese di agosto il Pakistan ha accusato l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, composta da 57 Paesi e guidata dall’Arabia Saudita, di inattività rispetto alla questione ed ha minacciato di tenere un incontro alternativo per bypassare il gruppo.

La minaccia di raccogliere un nuovo gruppo di Paesi a maggioranza musulmana rivolta dal Pakistan ai sauditi è anche una risposta alla crescente influenza della monarchia saudita all’interno della politica estera ed interna del Pakistan. Quest’influenza si esprime tramite attività di lobbying e finanziamenti a movimenti e partiti politici vicini ai propri interessi, inclusi 24 000 seminari all’interno del Pakistan. L’interesse dell’Arabia Saudita è quello di non perdere il supporto del Pakistan nei propri confronti, in particolare a favore di Paesi come Iran e Turchia, mentre il Pakistan vuole assicurarsi adeguati vantaggi provenienti dai propri partner ed assicurarsi una protezione dal rischio economico, energetico e militare – contro l’India –.