Una mano tesa sui 14 miliardi di euro europei e una pugnalata sul taglio delle accise dei carburanti. È la doppia mossa messa in atto oggi dal PD
Il Pd tende una mano a Meloni sui 14 miliardi dell’Ue ma attacca il Governo sul decreto carburanti. La segretaria Elly Schlein ha scritto una lettera alla premier Meloni proponendo di sedersi intorno ad un tavolo per decidere come spendere nel migliore dei modi i fondi della Commissione Europea destinati alla transizione energetica. Poche ore dopo, però, il gruppo Deputati del Partito Democratico diffonde un comunicato stampa che critica aspramente l’ultimo dl carburanti, definendolo un “piccolo decreto tampone senza una politica energetica”.
PD, L’INATTESA SPONDA DI SCHLEIN A MELONI
La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha teso una mano a Giorgia Meloni sulla spesa dei 14 miliardi di euro della Commissione Europea per la transizione energetica. Il tema è che parliamo di fondi che scadono nel 2028. L’obiettivo è evitare che queste risorse finiscano impantanate nelle sabbie mobili della burocrazia o frammentate.
Il piano in cinque punti elaborato dal Pd poggia su capitoli di spesa immediatamente cantierabili. La segretaria del Partito Democratico proporne di spendere due miliardi di euro per raddoppiare le risorse destinate al Conto Termico e rottamare le vecchie caldaie a fossili con pompe di calore. Nei piani dei dem, altri quattro miliardi dovrebbero essere indirizzati verso aiuti alle aziende per convertire i processi produttivi dicendo addio al gas. Infine, per il Pd due miliardi dovrebbero essere blindati per potenziare le reti elettriche, le batterie di accumulo e le colonnine di ricarica.
“Sono proposte concrete, avanzate con spirito costruttivo e mettendo davanti a tutto l’interesse del Paese. Ora aspettiamo le risposte del Governo e della Presidente Meloni. Su una questione strategica come l’energia non servono contrapposizioni di principio né altri interventi tampone. Serve una prospettiva. Il PD ha indicato la propria e ha offerto un terreno concreto di confronto. Ci auguriamo che il Governo risponda nel merito, con lo stesso senso di responsabilità”, ha commentato Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd.
LA CRITICA AL DECRETO CARBURANTI
Se da un lato la segretaria del Pd offre un aiuto per definire soluzioni strutturali a lungo termine, dall’altro accusa il Governo di una mancanza di una visione d’insieme sulla gestione del caro carburanti in grado di andare oltre la prossima scadenza elettorale. Nel mirino del Pd è finito il decreto-legge n. 133 del 27 luglio, che ha ridotto le accise a scomputo temporaneo. Il provvedimento originario portava l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri (garantendo un taglio temporaneo di circa 17 centesimi al litro) e rifinanziava con 322 milioni di euro il fondo per il credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto merci. Tuttavia, il taglio delle accise scadeva il 6 agosto. Un arco temporale breve, che ha dato il via a una vera e propria maratona burocratica fatta di continui “rinnovi d’emergenza”.
I deputati sostengono che dopo quattro anni di governo e a distanza d’anni dalle promesse elettorali con cui la Presidente del Consiglio garantiva la cancellazione delle accise, ci si ritrova ancora una volta a gestire l’emergenza a colpi di proroghe, invece di mettere in campo meccanismi strutturali che possano risolvere le problematiche nel medio-lungo termine.
LE ACCUSE DEL PD
“Si naviga a vista”, accusano dai banchi dem. Tra le ricette disattese dal Governo, il Pd rivendica l’introduzione di un’accisa mobile automatica, finanziata con il maggior gettito IVA derivante dagli aumenti alla pompa per calmierare subito i prezzi di benzina, diesel e GPL, oltre a un monitoraggio rigoroso contro la speculazione e a interventi selettivi a tutela dei settori più esposti e delle famiglie a basso reddito.

