Scenari

Perché i target sul clima possono tagliare le gambe al gas

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Big Oil è convinta che il gas naturale avrà un ruolo importante nella transizione energetica

Limitare il riscaldamento globale a 2 gradi potrebbe significare ridurre in modo significativo gli investimenti nella fornitura di gas fino al 2040. A evidenziarlo è un rapporto di Wood Mackenzie secondo cui gli investimenti potrebbero essere ridotti del 65%, da quasi 2 trilioni di dollari a 700 miliardi di dollari, entro il 2040, con la domanda gas che potrebbe raggiungere il picco prima del previsto.

Al momento, sia le compagnie energetiche che le agenzie internazionali non stanno formulando ipotesi circa un picco del gas ma si sono concentrate soprattutto sul petrolio. Questo perché, riferisce Oilprice, con il mix energetico globale e l’aumento delle fonti rinnovabili, il gas naturale alimenterà la transizione energetica, almeno in queste fasi iniziali, e almeno fino a che le batterie e le tecnologie di immagazzinamento dell’energia si evolveranno tanto da consentire un’integrazione economica dell’energia solare ed eolica nel mix energetico.

PREOCCUPAZIONI AMBIENTALI E GAS NATURALE

Gli investitori guardano sempre più alle credenziali ambientali di ogni fonte di energia. Pur bruciando in modo più pulito del carbone, il gas emette metano. Le emissioni di metano, anche da flaring e perdite, sono una spina nel fianco degli sviluppatori di gas naturale soprattutto ora che le molte compagnie scommettono anche sul gas liquefatto (GNL) e si stanno impegnando a diventare imprese ‘net zero’ entro il 2050 o addirittura prima.

Anche gli ambientalisti, dopo aver denunciato per anni carbone e petrolio, stanno ora volgendo lo sguardo verso il gas naturale. Gli investitori, che stanno diventando sempre più attenti all’ambiente, alla società e alla governance aziendale (ESG), richiedono sempre più prove nella riduzione del carbonio, nella tecnologia di cattura del carbonio e negli sforzi per la sostenibilità da progetti e sviluppi gas.

“Gli investimenti sostenibili sono in forte espansione e l’attivismo degli investitori sul carbonio è diventato mainstream poiché sempre più gestori di fondi adottano lo screening ESG. Questo controllo crescente dell’intensità di carbonio del gas sta plasmando le decisioni di investimento sulla fornitura futura”, ha detto in un comunicato stampa il vice presidente di Wood Mackenzie per l’Asia del Pacifico, Gavin Thompson.

“In ogni caso, nonostante la reazione ambientalista, il mondo avrà bisogno del gas naturale per alimentare la transizione energetica, almeno nei primi due decenni”, sottolinea Oilprice.

IL CONSUMO GLOBALE DI GAS CONTINUERÀ A CRESCERE

San Francisco ha da poco vietato il gas nei nuovi edifici per ridurre le emissioni di gas serra, ma le due economie in più rapida crescita e i paesi più popolosi del mondo, India e Cina, fanno ancora affidamento sul carbone per gran parte del loro mix energetico. Per questo entrambi i paesi avranno bisogno di maggiori quantità di gas naturale se vogliono liberarsi dalla dipendenza dal carbone e ripulire l’inquinamento atmosferico nelle città, come si legge sul California Globe.

In India, ad esempio, il gas è l’unico combustibile fossile destinato a crescere fino al 2050 in tutti e tre gli scenari dell’Energy Outlook 2020 di Bp che in generale vede le prospettive globali per il gas più resistenti di quelle di carbone o petrolio. In India, le energie rinnovabili cresceranno fortemente a prescindere dallo scenario e il gas aiuterà a incorporarle nel mix energetico.

Secondo il Global Gas Report 2020 dell‘International Gas Union (IGU), la società di ricerca BloombergNEF (BNEF) e di Snam il gas naturale potrebbe anche aiutare le emissioni “difficili da abbattere ‘ nei settori industriali con tecnologie emergenti che implicano l’uso del gas.

“Le tecnologie del gas possono svolgere un ruolo importante nella transizione a basse emissioni di carbonio. Mentre i paesi e le regioni perseguono una transizione a basse emissioni di Co2, tecnologie come il biometano, l’idrogeno e il gas con cattura del carbonio potrebbero svolgere un ruolo importante, contribuendo a decarbonizzare i settori dell’economia che sono attualmente visti come ‘difficili da ridurre’ e fornendo opportunità di crescita a lungo termine per l’industria del gas”, sottolinea il rapporto.

LE COMPAGNIE PETROLIFERE SCOMMETTONO SUL GNL

Il biometano, l’idrogeno e la produzione di “idrogeno blu”, dove il gas naturale viene utilizzato per produrre idrogeno con la cattura del carbonio, fanno parte delle tecnologie a basso contenuto di carbonio sulle quali la Big Oil europea ha scommesso per i suoi obiettivi di emissioni nette zero. Anche il Gnl continua ad essere una parte importante del mix, e questo spiega perché gli analisti si aspettano che la domanda globale di gas naturale continui a crescere nel prossimo futuro.

Solo per fare un esempio, Bp, se da un lato si è impegnata a tagliare il petrolio e la produzione del 40% fino al 2030, dall’altro mira ad aumentare il suo portafoglio Gnl da 15 milioni di tonnellate all’anno (mtpa) a 25 mtpa entro il 2025 e 30 mtpa entro il 2030, ha dichiarato il direttore finanziario Murray Auchincloss in occasione della presentazione della nuova strategia di BP ad agosto.

Per ridurre le emissioni e diventare un’azienda energetica a 360 grado, Total aumenterà la sua produzione di energia di un terzo, con metà della crescita proveniente dal Gnl e metà dall’elettricità, principalmente da fonti rinnovabili. L’amministratore delegato di Total, Patrick Pouyanné, ha dichiarato al quotidiano francese Le Parisien a settembre che l’azienda punta ad essere tra i primi cinque produttori mondiali di energia rinnovabile. Il mix di attività dell’azienda oggi è composto per il 55 per cento da petrolio, per il 40 per cento da gas e per meno del 5 per cento da elettricità da fonti rinnovabili, ha detto Pouyanné, osservando che nel 2050 le attività di Total saranno suddivise in 20 per cento da petrolio, 40 per cento da gas e 40 per cento da energia rinnovabile.

“Big Oil è convinta, dunque, che il gas naturale avrà un ruolo importante nella transizione energetica. Ora l’industria globale del gas deve convincere gli scettici e gli investitori attenti all’ambiente che possono affrontare l’elefante delle emissioni nella stanza”, ha evidenziato Oilprice.

“Il gas ha un futuro luminoso, fondamentale per combattere l’inquinamento atmosferico e per la transizione del mondo verso un futuro a zero emissioni. L’industria del gas del futuro deve diventare sinonimo di ESG”, ha concluso Thompson di WoodMac.