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Stellantis

Perché il tavolo Stellantis su Melfi è stato un buco nell’acqua

Il tavolo Stellantis incentrato sulla fabbrica di Melfi sembra essersi rivelato un buco nell’acqua. Ecco perché ha scontentato quasi tutti…

Il primo tavolo Stellantis con focus sul sito di Melfi scontenta quasi tutti. L’obiettivo dei tavoli è arrivare a un accordo d’intesa su produzione sito per sito, mitigazione del costo dell’energia, politiche attive e passive, ricerca e innovazione e filiera della componentistica. Tuttavia, le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy. Adolfo Urso, al termine dell’incontro sul gruppo suggeriscono che un accordo sembra ancora lontano. Il gruppo di lavoro, però, ha lasciato l’amaro in bocca anche ai sindacati, che hanno annunciato uno sciopero.

URSO: 8 CASE AUTO INTERESSATE A PRODURRE OLTRE STELLANTIS

“Il governo ha già dato, ha messo in campo una politica per l’auto, come cambiare la politica europea sul settore auto, ha realizzato un piano di incentivi per l’innovazione e realizzato un piano di incentivi per l’auto. Ora tocca all’azienda adattare il piano industriale e finanziario rispetto a quello che il sistema Italia si aspetta, non il governo ma il sistema Italia”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy al termine del tavolo Stellantis su Melfi con i sindacati.

“Anche gli altri produttori che non hanno ancora siti in Europa sanno che sta cambiando la politica europea e quindi diverse case automobilistiche senza siti produttivi nell’Ue sono alla ricerca. L’Italia è uno paese molto attrattivo perché è l’unico Paese con una sola casa automobilistica. Il numero di case automobilistiche che si è affacciato a questo ministero penso sia ormai di 6-7, anche 8″, ha aggiunto il ministro.

Parole che suggeriscono che ci sono ancora diversi nodi da sciogliere prima di arrivare a un accordo e l’esito non è scontato.

Il Gruppo, da parte sua, ha fatto sapere di aver installato piattaforma Stella Medium per i nuovi modelli elettrici, ma manca ancora una calendarizzazione. La 500 X continuerà ad essere prodotta fino alla prima metà del 2025, mentre la Jeep Renegate fino al 2026. Stellantis ha anche sottolineato che deve scontare un gap competitivo del 30% rispetto alle concorrenti cinesi, a causa di costi logistici, dell’energia e del lavoro.

FIOM E CGIL ANNUNCIANO LO SCIOPERO

Il primo incontro tra gruppo Stellantis, Mimit e parti sociali si è chiuso senza certezze per i dipendenti e per l’indotto. Le rassicurazioni del gruppo riguardo la produzione di 5 vetture full electric e l’aumento di capacità fino a 260.000 unità all’anno non convincono le principali sigle sindacali, che hanno annunciato uno sciopero il 12 aprile a Torino.

“Attualmente le lavoratrici e i lavoratori sono tutti in contratto di solidarietà fino a luglio 2024. Per quanto riguarda i dipendenti di Stellantis si deve registrare che la maggior parte degli ultimi assunti a Melfi (i 1.800 dell’epoca del Jobs Act) sono già usciti con gli incentivi all’esodo. Con i nuovi esuberi annunciati in questi giorni, circa 500, e gli oltre 700 in trasferta, stiamo accompagnando un processo di dismissione industriale perché non si stanno prevedendo investimenti in produzione, in nuovi modelli e nella rigenerazione dell’occupazione. Le aziende della componentistica e della logistica stanno già pagando l’effetto del calo dei volumi produttivi, l’internalizzazione di diverse attività in Stellantis e l’esclusione dalla possibilità di partecipare alle gare per nuove commesse”, si legge in una nota congiunta di Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Pino Gesmundo, segretario nazionale della Cgil, che chiedono l’apertura di un tavolo nazionale invece di incontri regionali.

“Senza risorse pubbliche e private non c’è la possibilità di gestire la transizione ecologica. La mancanza di risposte concrete da parte dell’azienda, in relazione agli investimenti finalizzati a rilanciare la produzione e l’occupazione nello stabilimento di Melfi e nell’indotto, rischia di vanificare anche gli interventi fatti dal Governo per l’istituzione dell’area di crisi complessa con lo stanziamento di 20 milioni di euro per quell’area in Basilicata”, continua la nota.

STELLANTIS, FIM E UGL VOGLIONO CHIARIMENTI SUI 5 MODELLI ELETTRICI

Il Segretario generale FIM, Ferdinando Uliano, ha posto l’accento sull’importanza di sapere se i 5 nuovi modelli elettrici satureranno gli impianti e gli impatti sull’occupazione.

“Melfi rappresenta un unicum rispetto agli altri stabilimenti italiani, in particolare per il sistema dell’indotto che ruota esclusivamente intorno al sito produttivo di Stellantis che complessivamente impiega circa 9.000 lavoratori tra diretti (5675) e indiretti. Le attuali tre vetture prodotte verranno sostituite con 5 modelli full electric, resta da capire il modello Opel che era stato annunciato con cosa verrà sostituito e le tempistiche. Per quanto riguarda gli incentivi sarà necessario avere una continuità visto che resta un delta nei costi dell’elettrico rispetto alle motorizzazioni endotermiche di oltre il 40% in più a cui vanno aggiunti sostegni e incentivi per sostenere la riconversione industriale in particolare della componentistica”, ha affermato Iuliano.

“L’UGL Metalmeccanici ha chiesto di puntare con i 5 modelli elettrificati su Melfi per garantire i circa 5.500 lavoratori dello stabilimento lucano. La transizione ormai è avviata e il governo ha garantito il primo anno di incentivi per la somma di circa 950 milioni di euro. Un altro punto fondamentale da chiarire e da risolvere per Melfi riguarda i 4.000 dipendenti dell’indotto che dovranno avere risposte necessariamente concrete”, ha affermato il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera.

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