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Ucraina

Perché la crisi energetica globale minaccia lo sforzo bellico dell’Ucraina

Oltre a quello per l’esercito ucraino, anche i prezzi del carburante per i civili sono schizzati alle stelle, alimentando l’inflazione e facendo lievitare i costi, per una popolazione già sottoposta quotidianamente agli attacchi russi

La crisi energetica scatenata dall’attacco israelo-americano all’Iran sta minacciando le riserve di carburante di Kiev e il suo sforzo bellico. Due soldati sul campo in Ucraina hanno riferito a Politico https://www.politico.eu/ che i recenti aumenti dei prezzi stanno danneggiando le loro riserve di carburante per veicoli da combattimento come carri armati, artiglieria e veicoli trasporto truppe blindati.

“I prezzi del carburante sono terribili: anche nelle forze armate le scorte di carburante in questo momento sono molto limitate”, ha affermato un alto ufficiale ucraino, che ha parlato in condizione di anonimato ikn quanto non autorizzato a rilasciare dichiarazioni ai media.

IL RAZIONAMENTO DEL CARBURANTE PER L’ESERCITO UCRAINO

Un altro soldato ha spiegato come il gasolio venga destinato prioritariamente alle unità combattenti che lottano contro l’avanzata russa nell’est del Paese, dove continuano ad infuriare aspri combattimenti, concentrati nella regione del Donbass. “Non siamo in prima linea, quindi non siamo una priorità”, ha detto riferendosi alla sua posizione. “I nostri carri armati e altro materiale non si muovono molto, quindi c’è meno priorità nell’inviarci gasolio rispetto ad altre unità”, ha aggiunto.

Entrambi hanno descritto il razionamento, pur aggiungendo che la situazione non è drammatica. Anche i prezzi del carburante per i civili ucraini sono schizzati alle stelle, alimentando l’inflazione e facendo lievitare i costi del carburante, per una popolazione già sottoposta quotidianamente agli attacchi russi.

Da quando l’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre il 20% del petrolio e del GNL mondiali, i prezzi del petrolio hanno raggiunto i 120 dollari al barile, alimentando i timori di una recessione globale.

IL MINISTERO DELL’ENERGIA UCRAINO SMENTISCE CARENZE DI CARBURANTE

Tuttavia, un portavoce del Ministero dell’Energia ucraino ha dichiarato in una risposta via email che “non vi è carenza di carburante sul mercato ucraino”, aggiungendo che “il governo, in collaborazione con gli operatori del mercato, continua a diversificare le vie di approvvigionamento per mantenere livelli di carburante adeguati alle esigenze delle Forze Armate, dell’industria e della popolazione in generale”.

A metà marzo il Ministro dell’Energia ucraino ha dichiarato ai parlamentari che il Paese importa attualmente circa l’85% del suo carburante dall’estero, risultando fortemente dipendente da fornitori europei e statunitensi. Il Ministero ha detto che la sua “priorità assoluta è garantire la fornitura ininterrotta alle Forze Armate e ai servizi di emergenza”, seguita dal settore agricolo. La cittadinanza e le altre imprese ricevono le forniture per ultime, ha spiegato, ribadendo che “la situazione resta sotto controllo”.

John Helin, analista e fondatore dell’organizzazione di intelligence privata Black Bird Group, ha affermato che, sebbene Kiev sia cauta nelle sue dichiarazioni pubbliche sulle riserve di combustibili fossili per le forze armate, dall’inizio della guerra con l’Iran ci sono stati motivi di preoccupazione.

“Le informazioni pubbliche sono limitate e, naturalmente, non sono disponibili informazioni più precise”, ha spiegato Helin, sottolineando che, più a lungo durerà la guerra con l’Iran, “più l’aumento dei prezzi dell’energia si farà sentire sul bilancio ucraino”.

LA DISPUTA SULL’OLEODOTTO DRUZHBA

Ultimamente, le casse pubbliche ucraine hanno risentito delle tensioni della guerra e di una disputa regionale. Il presidente Volodymyr Zelensky si è scontrato con Ungheria e Slovacchia sulla loro richiesta che Kiev ripari l’oleodotto Druzhba https://energiaoltre.it/energia-russia-ucraina-minaccia-sicurezza-europea-con-blocco-petrolio-in-ungheria-e-slovacchia/ , risalente all’epoca sovietica, che fino al bombardamento di gennaio trasportava petrolio russo attraverso l’Ucraina verso entrambi i Paesi confinanti.

Finché l’Ucraina non riparerà la falla, il premier ungherese Viktor Orban ha promesso di continuare a usare il suo diritto di veto a Bruxelles per bloccare un prestito UE di 90 miliardi di euro all’Ucraina, necessario per far fronte alle sue esigenze finanziarie e militari.

LA POSIZIONE DI UNGHERIA, RUSSIA E STATI UNITI

Nuove accuse secondo cui il ministro degli Esteri ungherese avrebbe fatto trapelare informazioni alla Russia durante una riunione dei ministri UE hanno ulteriormente scosso il blocco. L’alto ufficiale ucraino citato in precedenza ha detto di avere la sensazione “che Orban stia facendo di tutto per farci restare senza soldi”. “Anche con il continuo sostegno finanziario occidentale – ha dichiarato Helin -, un ulteriore crollo dei prezzi dell’energia aumenterebbe i costi per l’Ucraina e metterebbe ulteriormente a dura prova la sua economia”.

Da parte sua, il Cremlino sta beneficiando dell’impennata dei prezzi del petrolio, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato un allentamento temporaneo delle sanzioni contro la Russia e il suo alleato Iran, nel tentativo più ampio di risollevare i mercati in crollo.

“La situazione sta già creando spazio per un rinnovato dibattito in alcune parti dell’Occidente sull’allentamento della pressione sulla Russia. Se questo dibattito dovesse acquisire ulteriore slancio, potrebbe essere più dannoso per lo sforzo bellico dell’Ucraina, rispetto ai soli prezzi dell’energia”, ha concluso Helin.

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