Le temperature record stanno aumentando la domanda di elettricità, mentre siccità e caldo frenano la produzione idroelettrica e nucleare
I future sul Dutch TTF, principale riferimento per il gas in Europa, ieri sono balzati oltre i 65 €/MWh. È il livello più alto da marzo e prolunga un rally che ha spinto i prezzi a più del 130% in più dall’inizio dell’anno.
La corsa dei prezzi arriva nel pieno di una nuova ondata di caldo estivo in Europa, che rappresenta uno dei motivi per cui il prossimo inverno si preannuncia caro. Le temperature record stanno aumentando la domanda di elettricità, mentre siccità e caldo frenano la produzione idroelettrica e nucleare. Questo costringe le centrali elettriche a gas a coprire parte del deficit, proprio nel momento in cui l’Europa dovrebbe immagazzinare più gas.
I prezzi del gas restano ben al di sotto del picco di 350 €/MWh raggiunto durante la crisi energetica del 2022, innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, ma l’Europa si avvicina all’inverno con scorte ridotte e poco margine per un nuovo shock dell’offerta.
I PREZZI DEL GAS NELL’UE TORNANO A SALIRE
Come spiega Euronews, il rally si è accelerato nel momento meno opportuno: generalmente, l’Europa utilizza l’estate per ricostituire le scorte di gas, prima che le famiglie inizino a consumarle per il riscaldamento invernale. Quest’anno, però, il processo di riempimento si è scontrato con una serie di perturbazioni.
Lo stretto di Hormuz resta di fatto chiuso, la Norvegia ha prolungato gli stop nei giacimenti di gas e la siccità ha ridotto la produzione idroelettrica e nucleare.
Le centrali elettriche a gas stanno colmando parte di quel vuoto, mentre la domanda di elettricità cresce con l’ondata di caldo, aumentando il fabbisogno dello stesso combustibile che l’Europa deve accumulare per l’inverno.
UN MERCATO CON POCHISSIMO MARGINE
Il risultato è un mercato con pochissimo margine. “Diversi rischi avversi sul fronte dell’offerta si sono concretizzati e i livelli di stoccaggio sono storicamente bassi, alla vigilia della stagione di riscaldamento”, ha scritto in una recente nota Daniel Kral, economista di Oxford Economics.
La società prevede di rivedere al rialzo a settembre le sue stime sui prezzi del gas europeo, forse fino a una media vicina a 60 €/MWh nel quarto trimestre 2026 e nel primo trimestre 2027, comunque sotto i livelli registrati ieri.
L’IMPORTANZA DEL CLIMA NELL’INVERNO EUROPEO
L’Europa ha ridotto i consumi di gas di circa il 15%-20% rispetto al 2021. L’industria ne usa meno, le rinnovabili sono cresciute e le pompe di calore hanno sostituito parte del riscaldamento a gas.
Anche l’offerta globale di GNL è aumentata. L’Europa dispone di più terminal di importazione e può attirare carichi quando i prezzi salgono. Questo rende molto meno probabile una carenza fisica vera e propria rispetto alla crisi del 2021-2022.
Dei consumi più bassi, però, non eliminano la principale vulnerabilità del continente: secondo Oxford Economics, il legame tra temperatura e domanda di gas resta quasi perfetto. Lo scorso inverno – quando le temperature sono scese per breve tempo sotto la media di lungo periodo – il risparmio di gas dell’Europa rispetto ai livelli precedenti al 2021 si è ridotto a appena il 5%-10%.
L’Europa ha abbassato il proprio fabbisogno normale di gas, ma non ha eliminato la dipendenza dal combustibile quando l’inverno è molto rigido.
IL RUOLO DEGLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO
In questo scenario, il ruolo degli impianti di stoccaggio è fondamentale. Lo stoccaggio è il cuscinetto tra un inverno normale e uno shock dell’offerta: quando le scorte sono elevate, gli operatori possono assorbire un’ondata di freddo, senza competere in modo aggressivo per nuovi carichi; quando le scorte sono basse, ogni settimana più fredda del previsto diventa una corsa alla fornitura.
All’inizio di agosto le riserve di gas europee erano piene solo per circa il 57%. I dati di Gas Infrastructure Europe indicano un livello del 57,1% al 1º agosto, il valore più basso per quella data nella serie storica.
Le norme UE continuano a fissare un obiettivo di riempimento del 90%, anche se i Paesi ora hanno più flessibilità sul momento in cui raggiungerlo. Il target può essere centrato tra il 1º ottobre e il 1º dicembre, con ulteriori margini di flessibilità in caso di condizioni di mercato difficili.
Bruxelles ha inoltre invitato i Paesi UE a valutare l’uso di questa flessibilità per ridurre l’obiettivo all’80%, quando le condizioni di mercato rendono più complesso il riempimento.
IL PREZZO DEL GAS INFLUISCE SULL’INFLAZIONE
È qui che il rally del gas smette di essere solo una storia energetica, ma diventa una storia di inflazione e, di conseguenza, un problema per la Banca Centrale Europea. I prezzi all’ingrosso del gas si muovono più rapidamente delle bollette domestiche, perché le utility spesso coprono gli acquisti con mesi di anticipo.
Oxford Economics stima che il trasferimento medio dai prezzi all’ingrosso a quelli al consumo raggiunga il picco circa 6 mesi dopo la variazione iniziale. La protezione, però, si indebolisce se i prezzi restano elevati. Man mano che i contratti scadono e le utility li rinnovano, le tariffe al dettaglio si avvicinano gradualmente ai livelli all’ingrosso.
L’IMPATTO SUI PAESI EUROPEI
L’impatto varierà inoltre in modo marcato tra i diversi Paesi europei. Germania e Austria tendono ad avere contratti a prezzo fisso più lunghi, che rallentano la trasmissione. Francia, Italia e Spagna reagiscono più rapidamente. In Olanda, infine, il passaggio è quasi immediato.
L’Italia spicca perché combina una trasmissione relativamente rapida dei prezzi con una forte dipendenza dal gas. Oxford Economics identifica quindi il nostro Paese come il grande Paese europeo più esposto a uno shock sui prezzi del gas. Ciò rende il rally del gas qualcosa di più di una dinamica di materie prime: è potenzialmente una storia di politica monetaria.
Oxford Economics stima che l’inflazione complessiva dell’area euro potrebbe avvicinarsi al 3,5% nella seconda metà del 2026 con gli attuali prezzi all’ingrosso del gas, contro poco più del 3% nel suo scenario di base più recente.
LA BCE AUMENTA I TASSI DI INTERESSE
La BCE ha già aumentato i tassi in risposta a uno shock inflazionistico guidato dall’energia. I mercati si attendono in larga misura un altro rialzo di 25 punti base a settembre. Le stime pubblicate dalla stessa BCE a giugno già indicavano un’inflazione complessiva destinata a restare elevata per via dei prezzi energetici, con un tasso atteso al 3,4% nel terzo e quarto trimestre 2026.
Un inverno più freddo potrebbe quindi creare un mix scomodo: un minore potere d’acquisto delle famiglie e tassi d’interesse più alti.

