Scenari

Dai Sauditi più petrolio (su richiesta di Trump). Ma era necessario?

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Sotto la pressione del Presidente degli Stati Uniti l’Arabia Saudita si è affrettata ad aumentare la produzione di petrolio per scoprire poi che i mercati globali potrebbero non averne ancora bisogno

La produzione di greggio proveniente dall’Arabia Saudita è aumentata lo scorso mese più che negli ultimi tre anni, a sostegno delle richieste del presidente Usa Donald Trump desideroso di raffreddare i prezzi della benzina e colmare il vuoto di approvvigionamento creato dalle sue sanzioni contro l’Iran. Eppure i sauditi stanno lottando più di quanto avevano pensato per vendere il petrolio, e si stanno rendendo conto del fatto che potrebbero aver aperto i rubinetti troppo presto.

AUMENTO DELL’EXPORT PETROLIFERO TROPPO PRESTO RISPETTO AI REALI EFFETTI DELLE SANZIONI ALL’IRAN

“L’Arabia Saudita e molti altri membri dell’Opec hanno aumentato notevolmente le esportazioni prima delle sanzioni contro l’Iran, e il divario temporale tra questi due momenti sta facendo lievitare i prezzi del petrolio”, ha dichiarato Martijn Rats, amministratore delegato di Morgan Stanley a Londra a Bloomberg. Una dichiarazione pubblica del ministero dell’Energia saudita dei giorni scorsi, inoltre, potrebbe essere presa come esempio del disagio che sta vivendo il Regno: il dicastero ha infatti respinto come “senza fondamento” qualsiasi preoccupazione che il paese si stesse muovendo verso un eccesso di offerta sui mercati mondiali aggiungendo al contrario che le esportazioni sarebbero stabili questo mese e si prevedono in diminuzione ad agosto.

PRESSIONE SUI PREZZI

I sauditi e i loro alleati – che includono diversi vicini del Consiglio di cooperazione del Golfo e anche la Russia – hanno promesso nell’ultima riunione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio a fine giugno di aumentare la produzione di circa 1 milione di barili al giorno per compensare le interruzioni in Venezuela e Libia, oltre alle incombenti perdite in Iran. Al momento i prezzi del petrolio si aggirano attorno ai 73 dollari al barile dopo i massimi di 80 raggiunti rispetto agli ultimi tre anni a maggio. “Stanno producendo molto greggio in questo momento, e sono preoccupati per la pressione al ribasso sui prezzi”, ha detto Mike Wittner, responsabile delle ricerche di mercato petrolifero presso la Societé Generale SA di New York, a Bloomberg. “I sauditi stanno cercando di infilare un ago in questo momento, e la larghezza di quell’ago è tra 70 e 80 dollari”. L’Arabia Saudita aveva inizialmente previsto di raggiungere la produzione record di 10,8 milioni di barili al giorno questo mese. Tuttavia in settimana, il paese ha informato i produttori che nel mese di luglio l’output sarà in linea con il livello di giugno di poco inferiore a 10,5 milioni di barili al giorno. petrolio brent

SANZIONI CONTRO L’IRAN

Sarà comunque l’impatto delle sanzioni statunitensi sulle spedizioni di petrolio iraniano a giocare un ruolo importante nel determinare l’esito finale sui mercati petroliferi. Negli ultimi tempi l’amministrazione Trump ha infatti inviato segnali contrastanti: dopo aver chiesto di soffocare completamente le esportazioni di greggio iraniano, più di recente il segretario di Stato Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin hanno suggerito un approccio più flessibile. Le esportazioni iraniane stanno già iniziando a diminuire, con un calo delle spedizioni in Europa di circa il 50 per cento a giugno, secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia. Un deficit di offerta più significativo non emergerà fino a quando le sanzioni non entreranno in vigore a pieno regime a novembre. Di conseguenza, il Regno sembra avere difficoltà a vendere in questo momento tutti i barili che voleva.