Scenari

Petrolio verso i 100 mln di barili al giorno. Ad Algeri riunione Opec+

petrolio

Più del doppio di 50 anni fa. A trainare i consumi sono i trasporti e la petrolchimica, in particolare nei paesi non-Ocse. Ma quando ci sarà il picco rimane un’incognita. Per Goldman Sachs nel 2024, per Wood Mackenzie nel 2036

Nelle prossime settimane, il consumo globale di petrolio raggiungerà i 100 milioni di barili al giorno – più del doppio rispetto a 50 anni fa – e per il momento non dà segni di cedimento dal punto di vista produttivo. Nonostante le prove schiaccianti sui cambiamenti climatici alimentati dal carbone e dalle altre fonti fossili e i miliardi spesi in sussidi per tecnologie alternative come l’energia eolica e solare, il petrolio è così radicato nel mondo moderno che la domanda continua ad aumentare a un ritmo dell’1,5% annuo.

NESSUN CONSENSO UNANIME SU QUANDO CI SARÀ IL PICCO PETROLIFERO

OpecNon c’è consenso unanime su quando la domanda mondiale di petrolio raggiungerà il picco massimo, ma è chiaro che molto dipenderà da come i governi risponderanno al riscaldamento globale. Questo è soprattutto il punto di vista dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che consiglia le economie occidentali in materia di politica energetica. Come hanno detto Bassam Fattouh e Anupama Sen dell’Oxford Institute for Energy Studies in una presentazione del mese scorso, il dibattito sulla domanda di picco “indica uno spostamento della percezione dalla scarsità all’abbondanza”, che sta già cambiando il comportamento di tutti gli attori del mercato mondiale del petrolio, compresi gli esportatori. “Prendendo in considerazione l’argomento del ‘picco della domanda’, si pensa generalmente che il mondo sia sull’orlo di un’altra transizione energetica, in cui le fonti convenzionali come il petrolio saranno alla fine sostituite da fonti a basse emissioni di carbonio”.

A TRAINARE I CONSUMI SONO SOPRATTUTTO I TRASPORTI E LA PETROLCHIMICA

Ma la realtà, per il momento, sembra essere un’altra. Il Segretario Generale dell’Opec Mohammad Barkindo durante una conferenza in Sud Africa il 5 settembre scorso, ha ammesso che il consumo globale raggiungerà i 100 milioni di barili giornalieri quest’anno, prima di quanto previsto. Con una sofisticata infrastruttura globale per l’estrazione, la raffinazione e la distribuzione, il petrolio produce una quantità tale di energia, insomma, che è insostituibile soprattutto per alcune forme di trasporto come gli aerei. Dei quasi 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno, infatti, più di 60 milioni di bpd sono destinati al trasporto, mentre i sistemi di carburante alternativi come le auto elettriche a batteria hanno ancora una quota di mercato limitata. Gran parte del petrolio rimanente viene utilizzato, infine, per produrre plastica da un’industria petrolchimica che ha poche materie prime alternative.

POCHI ANALISTI RITENGONO CHE LA DOMANDA DI PETROLIO DIMINUIRÀ NEL PROSSIMO DECENNIO

Sebbene le pressioni governative per limitare l’uso di idrocarburi come petrolio, gas e carbone sia in aumento, pochi analisti ritengono che la domanda di petrolio diminuirà nel prossimo decennio. Se l’attuale mix di politiche continuerà, l’Aie prevede che la domanda mondiale di petrolio aumenti per almeno i prossimi 20 anni, puntando a 125 milioni di barili giornalieri intorno alla metà del secolo. Naturalmente la domanda di greggio aumenterebbe meno rapidamente se i governi si muovessero in modo più concreto verso la riduzione dell’uso di combustibili fossili mettendo in atto i piani già annunciati, afferma l’Aie che avverte i governi, tuttavia, del fatto che sia abbastanza improbabile che i piani esistenti facciano breccia nelle emissioni di Co2, e che solo un cambiamento radicale nell’uso dell’energia potrebbe far diminuire la domanda petrolifera. opec

IL CONSUMO PETROLIFERO AUMENTO SOPRATTUTTO NEI PAESI NON OCSE

In questo contesto l’Aie distingue tra paesi: mentre la domanda di petrolio nelle grandi economie sviluppate si è arrestata, il consumo sta aumentando rapidamente nei paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La domanda di petrolio non Ocse è quasi raddoppiata negli ultimi due decenni con lo sviluppo di nuove industrie nei paesi dell’Asia, dell’America centrale e meridionale e dell’Africa. La China National Petroleum Corp stima che la domanda di petrolio cinese raggiungerà i 13,8 milioni di bpd già nel 2030. Alcuni analisti sostengono che tale domanda potrebbe diminuire molto più velocemente solo nel caso in cui ci fossero maggiori guadagni di efficienza nei veicoli, una maggiore penetrazione del mercato delle auto elettriche, combinata con una minore crescita economica e prezzi del carburante più elevati. E qualcosa in effetti si muove se si pensa che gli investimenti nell’energia solare stanno aumentando rapidamente e anche l’Arabia Saudita, leader di fatto dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, sta sostenendo tale industria con il più grande progetto di energia solare del mondo.

PER GOLDMAN SACHS PICCO NEL 2024, PER WOOD MACKENZIE NEL 2036

Goldman Sachs ha suggerito che la domanda di petrolio potrebbe raggiungere il picco entro il 2024 in alcune circostanze, ma la lenta adozione di nuove tecnologie nelle economie meno sviluppate potrebbe ritardare il cambiamento. La società di consulenza Wood Mackenzie è da qualche parte nel mezzo, prevedendo una domanda di trasporto in linea piatta dal 2030 e un utilizzo complessivo che raggiungerà il picco nel 2036. Il suo economista capo, Ed Rawle, sostiene che la domanda di greggio calerà, qualunque cosa accada: “I segni del picco della domanda di petrolio sono davvero presenti nel futuro. Si tratta di quando, non se”.

AD ALGERI LE DISCUSSIONI DELL’OPEC+

Nel frattempo si è riunita ad Algeri il gruppo dell’OPEC+ per discutere i dettagli derivanti dalla decisione di giugno di aumentare la produzione collettiva di 1 milione di barili al giorno. Il ministro del petrolio iraniano non ha partecipato, come anticipato alla vigilia, per protestare contro quello che l’Iran considera un tentativo saudita di acquisire quote di mercato ai danni di Teheran, in collusione con gli Stati Uniti. Al momento l’OPEC e i suoi alleati stanno pompando mezzo milione di barili al giorno al di sotto dell’obiettivo che si erano prefissati due mesi fa. I questo contesto i prezzi del petrolio sono saliti di circa il 18 per cento quest’anno, a causa della crescente preoccupazione che la diminuzione della produzione in alcuni paesi causerà un calo. Il taglio in Iran, Venezuela, Kazakistan, Kazakistan e Messico sono in gran parte responsabili dell’eccesso di conformità – il 129% – che si è verificato in agosto (a luglio è stato del 109%). Tuttavia, le divisioni dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio stanno rendendo quasi impossibile concordare un’azione collettiva per raffreddare la tendenza: mentre l’Arabia Saudita – insieme all’alleato non OPEC della Russia – è ansiosa di moderare i prezzi con più offerta, l’Iran ritiene che tali mosse finirebbero per sottrarre la quota di mercato che sta perdendo a causa delle sanzioni degli Stati Uniti. Il ministro dell’Energia russo Alexander Novak durante un incontro con il suo omologo saudita Khalid Al-Falih, ha chiesto che il comitato ministeriale misto di controllo della produzione “che si è dimostrato efficace, continui le sue attività”, contribuendo “alla realizzazione di grandi progetti che coinvolgono imprese dei paesi OPEC+”. Inoltre, come ha chiarito lo stesso Novak “non c’è bisogno che l’OPEC+ cambi le quote di produzione di petrolio” decise a giugno.

LA PROSSIMA CONFERENZA OPEC E OPEC+ A DICEMBRE

La prossima conferenza Opec si terrà a Vienna il 6 dicembre, mentre l’altro incontro OPEC+ avrà luogo il giorno seguente, secondo quanto riferito da una fonte alla Tass. La riunione del Comitato ministeriale di monitoraggio sarà organizzata l’11 novembre ad Abu Dhabi, ma, come riferito dalla fonte, si tratta solo di un appuntamento preliminare. La riunione di dicembre esaminerà la possibile estensione delle restrizioni alla produzione nel 2019, visto che la crescente produzione di shale oil statunitense potrebbe comportare un eccesso di offerta sul mercato.