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Petrolio e shale oil tra prezzi e produzione. Il report Bank of America Merrill Lynch

Shale Oil

Gli ultimi dati Eia mostrano che la produzione shale dovrebbe diminuire a marzo in tutti i principali bacini a parte il Permiano, con il bacino di Anadarko in Oklahoma, ad esempio, che dovrebbe perdere 10.000 barili al giorno dopo i 16mila che dovrebbe perdere a febbraio.

Il mercato petrolifero sta affrontando un forte surplus di offerta nel breve termine a causa del coronavirus e una prospettiva di calo della domanda e decelerazione economica. In questo contesto nemmeno l’industria americana dello shale oil dovrebbe effettuare un rimbalzo, “almeno non ai tassi di crescita esplosiva degli ultimi anni”, mantenendo sotto controllo l’offerta. È quanto ha scritto in un report Bank of America Merrill Lynch.

COSA DICE IL REPORT DI BANK OF AMERICA MERRILL LYNCH

Secondo la banca americana “l’economia della produzione di shale negli Stati Uniti continua a indicare un piano di prezzi del Brent a circa 50 dollari al barile e un piano di prezzi al WTI di 45 dollari al barile”. In altre parole, gli operatori shale non possono guadagnare a meno di 50 dollari al barile. Allo stesso modo, lo shale potrebbe crescere con un prezzo WTI a 65 dollari al barile o superiore, ha detto la banca in un range compreso, appunto, tra 50 e 70 dollari al barile

È FORSE IL PICCO?

Secondo alcuni analisti, tuttavia, quella attuale potrebbe non essere solo una recessione ciclica per il settore degli idrocarburi non convenzionali che potrebbero aver raggiunto il picco. Olivier Le Peuch, CEO di Schlumberger, vede rallentare la crescita del settore negli Stati Uniti tra i 600.000 e i 700.000 barili di petrolio al giorno (bpg) quest’anno, prima di scendere a 200.000 bpg nel 2021. Le Peuch ha aggiunto a Reuters che la produzione potrebbe stabilizzarsi attorno a questo livello a meno che la tecnologia non aiuti ad incrementare ulteriormente l’output.

Gli ultimi dati EIA mostrano che la produzione dovrebbe diminuire a marzo in tutti i principali bacini a parte il Permiano, con il bacino di Anadarko in Oklahoma, ad esempio, che dovrebbe perdere 10.000 barili al giorno dopo i 16mila che dovrebbe perdere a febbraio.

PRESSIONI SU FINANZA GLOBALE CONTRO I COMBUSTIBILI FOSSILI DESTINATA A CRESCERE

Nel frattempo, la pressione sulla finanza globale per ritirarsi dai combustibili fossili è destinata a crescere. “E i rischi ambientali inizieranno ad avere un impatto significativo sui valori delle attività energetiche, riducendo ulteriormente gli investimenti e preparando il terreno per una maggiore incertezza del prezzo del petrolio negli anni a venire”, ha affermato Bank of America. Le grandi banche hanno già annunciato una serie di nuove restrizioni finanziarie sulle sabbie bituminose, sul petrolio artico e sul carbone.

Una nuova campagna degli ambientalisti chiamata ‘Stop the Money Pipeline’ ha lo scopo di aumentare la pressione su banche, compagnie assicurative, investitori istituzionali e gestori patrimoniali affinché chiudano il rubinetto finanziario ai trivellatori di petrolio e gas.
Insomma, per le società di shale costruite su una montagna di debiti, una produzione più lenta e un flusso di cassa negativo potrebbero spingere al fallimento come accaduto nel 2015 quando ci furono oltre 200 chiusura di aziende nel settore petrolifero e del gas nordamericano, secondo Haynes e Boone.

IL PICCO DELLA DOMANDA DI PETROLIO GLOBALE ENTRO IL 2030

Il rallentamento dello shale statunitense potrebbe, quindi, contribuire a tenere sotto controllo la crescita dell’offerta globale. Ma anche la domanda di picco incombe. Nel suo rapporto, Bank of America Merrill Lynch afferma che la domanda raggiungerà il picco entro il 2030. Entro quell’anno, circa il 35 per cento delle vendite globali di auto sarà elettrico, rispetto al 5 per cento di oggi. Entro il 2050, i veicoli elettrici cattureranno praticamente il 100 per cento del mercato. “In altre parole, un passaggio ai veicoli elettrici a partire dall’inizio degli anni 2020 sarebbe abbastanza forte da causare il picco della domanda entro un decennio”, ha affermato Bank of America.

La banca ha affermato che la crescita della domanda globale potrebbe rallentare da 1,35 milioni di barili al giorno (mb / g) nel 2021 a soli 0,59 mb / g nel 2025.

LE PREVISIONI SULL’OPEC

In definitiva, ciò significa che sia la crescita dell’offerta sia quella della domanda stanno rallentando, il che rappresenta una cattiva equazione per un settore che deve continuamente crescere per avere senso, come quello shale. Ma anche l’OPEC deve affrontare un enigma. Bank of America parte dal presupposto che il cartello continui a cedere quote di mercato al fine di impedire la caduta dei prezzi del petrolio. Il gruppo potrebbe, invece, tagliare più in profondità quest’anno, per poi rimanere bloccato a quei livelli di produzione durante la metà del decennio, ha affermato la banca d’investimento.

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