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Petrolio, ecco come la Russia rifornirà la Cina

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Il nuovo oleodotto è in grado di trasportare fino a 80 milioni di tonnellate di petrolio all’anno (circa 1,6 milioni di barili al giorno) nel primo tratto e fino a 50 milioni di tonnellate di petrolio all’anno (circa un milione di barili al giorno) nel secondo

La Transneft ha portato a termine l’espansione definitiva dell’“East Siberia Pacific Ocean”, o Espo: l’oleodotto, lungo quasi 5000 chilometri, che come suggerisce il suo nome, congiunge i campi petroliferi della Siberia orientale a Kozmino, sull’oceano Pacifico. E’ un oleodotto orientato all’esportazione, gestito dal monopolista russo degli oleodotti (azienda sotto controllo statale, in odore però di parziale privatizzazione), Transneft.

LE FASI E L’ESPANSIONE DELL’EAST SIBERIA PACIFIC OCEAN

Costruito a partire dal 2006, in due fasi – Taishet a Skovorodino, da Skovorodino al porto di Kozmino – inaugurate rispettivamente nel 2009 e 2012, l’Espo consente infatti alla Russia di rifornire direttamente i mercati delle potenze emergenti asiatiche, Corea e Giappone, ma soprattutto Cina. Tra il 2008 e il 2010, infatti, è stato costruito un ramo secondario dell’Espo, che da Skovorodino porta al confine con la Cina sul fiume Amur distante poche decine di chilometri e poi a Daqing in Cina nord-orientale, per una lunghezza complessiva di oltre 1000 chilometri.

Nel corso della cerimonia del 27 novembre, a cui hanno partecipato l’amministratore delegato di Transneft Nikolai Tokarev e il ministro dell’energia Alexander Novak, sono stati ufficializzati i nuovi quantitativi che l’oleodotto è in grado di trasportare: fino a 80 milioni di tonnellate di petrolio all’anno (circa 1,6 milioni di barili al giorno) nel primo tratto, fino a 50 milioni di tonnellate di petrolio all’anno (circa un milione di barili al giorno) nel secondo tratto.

LA RUSSIA RIFORNISCE LA CINA

La differenza, ovviamente, indica la quantità di petrolio che può essere dirottata sul ramo secondario diretto in Cina. Altri quantitativi vengono invece acquistati a Kozmino e trasportati via tanker: nel 2018, circa 30 milioni di tonnellate. Complessivamente, lo scorso anno la Cina ha acquistato dalla Russia – il suo primo fornitore negli ultimi 3 anni, dopo aver sopravanzato l’Arabia saudita – oltre 70 milioni di tonnellate di petrolio, quasi 1,5 milioni di barili al giorno.

Ciò che rimane viene venduto: alla raffineria russa di Komsomolsk (8 milioni di tonnellate all’anno), dal terminal sull’oceano – oltre che alla Cina – a Giappone e Corea del Sud e in quantità minore a Singapore e Malaysia.

I VANTAGGI ECONOMICI E GEOPOLITICI

Nel suo intervento, Novak ha spiegato che “questa infrastruttura consente alla Russia di diversificare le forniture di risorse energetiche ai nuovi mercati della regione Asia-Pacifico. Gli esperti prevedono che questa regione si svilupperà a un ritmo più elevato rispetto alle altre, quindi per noi è importante sviluppare infrastrutture in questa direzione”.

Il ministro non l’ha detto esplicitamente, ma Espo – ancor più in questa sua versione potenziata al massimo – ha una rilevanza non solo economica, visto che offre un consistente vantaggio rispetto ai suoi rivali petroliferi Arabia saudita e Usa, ma anche geopolitica, perché rende sempre più vicine e interconnesse le due grandi potenze asiatiche continentali.