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Petrolio, l’Opec vuole nuovi tagli ma la Russia no. Incrinature in vista?

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L’opposizione di Mosca non sorprende: ha messo in bilancio prezzi del petrolio più bassi rispetto a quelli reali dal crollo dei prezzi del 2014 e, di conseguenza, è molto più resistente ai ribassi rispetto all’Arabia Saudita.

Il petrolio ha invertito la tendenza al segno meno mercoledì che aveva contraddistinto i listini negli ultimi giorni grazie al paventato taglio della produzione sbandierato da Opec. I futures sul greggio, evidenzia Bloomberg, sono saliti del 2,3% a New York anche se nelle ultime ore c’è già stata una nuova inversione di tendenza. ‘C’è molto ottimismo nel mercato da parte di Opec, che sta dimostrando di voler giocare la partita’ ha dichiarato John Zanner, strategy senior di Uplift Energy Strategy secondo cui Opec deve anche bilanciare le interruzioni di offerta anche di Venezuela, Libia e convincere la Russia ai tagli.

TAGLI PIU’ PROFONDI

Il rimbalzo del greggio è stato un’inversione per gli operatori ribassisti preoccupati che il caos economico provocato dallo scoppio del coronavirus cinese potesse tradursi in debolezza della domanda di carburante – ha sottolineato ancora Bloomberg -. Un gruppo di tecnici dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e gli alleati ha valutato l’impatto della crisi, con l’Arabia Saudita che vuole tagli più profondi e la Russia che sarebbe disposta a estendere gli attuali accordi”.
Il taglio proposto sarebbe di “600 mila barili al giorno in risposta allo scoppio del coronavirus che ha schiacciato i prezzi del petrolio” ha riferito Reuters citando fonti del gruppo, secondo le quali la Russia avrebbe comunque chiesto tempo per valutare la proposta. Secondo Al Jazeera, invece, l’Arabia Saudita starebbe spingendo per ulteriori tagli di mezzo milione di barili al giorno.

MOSCA SI OPPONE

L’opposizione di Mosca non sorprende affatto: la Russia ha costantemente messo in bilancio prezzi del petrolio più bassi rispetto a quelli reali dal crollo dei prezzi del 2014 e, di conseguenza, è molto più resistente ai ribassi rispetto all’Arabia Saudita. Ha anche ribadito a più riprese come stia continuamente scendendo a compromessi con la sua industria petrolifera per sostenere gli attuali tagli decisi nell’ambito di Opec+.

NEANCHE LO STOP ALLA PRODUZIONE LIBICA HA SMOSSO I PREZZI DEL PETROLIO

“Se la proposta non fosse trattabile se ne sarebbero già andati – ha detto a Bloomberg Helima Croft di RBC Capital -. Si è ancora alla ricerca di consenso. Ma certamente dimostra che non è facile” trovarlo. Anche perché la realtà ha dimostrato le enormi difficoltà del mercato. Basti pensare che la produzione della Libia recentemente è passata da circa 1,3 milioni di barili giornalieri a circa 300.000 a causa del blocco dei suoi terminal di esportazione che ha portato anche alla chiusura di numerosi campi. Ciò ha significato un calo della produzione di 1 milione di barili giornalieri a cui il mercato, lato prezzi, ha risposto con una sostanziale indifferenza.
Visto quanto successo negli ultimi mesi, si potrebbe pensare che i trader petroliferi siano più sensibili ad azioni concertate dell’Opec+ piuttosto che non a eventi di mercato come quello libico. Ma in realtà anche l’accordo di dicembre per estendere i tagli esistenti ha sostanzialmente fallito e non è riuscito a sostenere i prezzi del petrolio.

SEGNALI CHE OPEC+ SI STA INCRINANDO?

La riluttanza della Russia a dire sì a un nuovo taglio fa addirittura ipotizzare a Cnbc un “incrinatura” potenziale all’interno dell’alleanza dei produttori di petrolio. E se i prezzi sono di nuovi tornati a calare – il Brent, inizialmente in rialzo nelle negoziazioni di giovedì, ha perso circa l′1,5% attestandosi a 55 dollari al barile. Mentre i futures del Wti sono scesi di circa lo 0,4% raggiungendo a malapena i 50 dollari al barile – John Kilduff, partner di Again Capital ha detto sempre a Cnbc: “La mancanza di unità mette in discussione i tagli. In realtà l’intero schema. Anche se i russi hanno accettato l’ultima volta, ci sono reali domande sulla loro partecipazione effettiva. E se stanno andando contro la volontà di alcuni dei membri più potenti dell’organizzazione, ciò solleva dei dubbi su quale sia la salute del patto”.