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Petrolio, la proposta del Movimento 5 Stelle su canoni e ricerca

petroliferi

La deputata grillina Mirella Liuzzi presenta un emendamento alla manovra bilancio per rivedere i canoni per le attività di ricerca del petrolio, sondaggi, perforazioni, estrazioni e coltivazione di idrocarburi operata dai petrolieri.

“Quasi mezzo miliardo di euro in più per lo Stato e altrettanti in meno per le casse delle multinazionali del petrolio. L’aumento dei canoni è una misura non più rinviabile di giustizia sociale”. Così la deputata 5 Stelle Mirella Liuzzi presenta un emendamento alla Manovra Bilancio finalizzato alla revisione dei canoni per le attività di ricerca, sondaggi, perforazioni, estrazioni e coltivazione di idrocarburi operata dai petrolieri”.

“L’emendamento entrerebbe in vigore già dal 1 gennaio 2019 e adegua i canoni agli standard degli altri paesi europei.
Se approvato porterebbe a circa 441.297.829,80 euro l’entrata per lo Stato per attività di ricerca, sondaggi, perforazioni, estrazioni e coltivazione di idrocarburi operata dai petrolieri. Un incremento di portata esponenziale considerando che la quota attuale secondo l’ultimo dato disponibile da gettito fiscale 2017 è di appena 1.426.554. Il permesso di prospezione sismica passerebbe da 3,69 a 2000 euro per chilometro quadrato, quello di ricerca da 7,38 a 3000, quello di ricerca in prima proroga da 14,76 a 5000, quello di ricerca in seconda proroga da 29,52 a 10 mila, il permesso di prima coltivazione da 59,04 a 20 mila, mentre il permesso di coltivazione in proroga passerebbe da 88,56 a 25 mila euro per chilometro quadrato”.

“Ma oltre al valore puramente finanziario”- aggiunge l’onorevole Liuzzi- “questa misura è emblema dell’atteggiamento che il M5S vuole avere contro ogni forma di privilegio. Del resto non si può che parlare di privilegio se pensiamo al giro di affari che ruota attorno agli idrocarburi e al petrolio, alla loro raffinazione e sopratutto ai danni ambientali perpetrati nei territori in cui avvengono le estrazioni”.

Quindi per la deputata Liuzzi l’estrazione del petrolio è un privilegio.

Del resto lei è famosa per le sue battaglie contro i privilegi del petrolio, tanto che rappresentano un capitolo intero (gli altri due sono dimissione Lupi e Wi-Fi nei comuni) delle esperienze politiche che ha inserito nel curriculum con cui si è candidata nel sistema Rousseau: “battaglie sul petrolio: Denuncia Commissione Europea Ambiente
– Slides presentate in Europa a corredo della denuncia Diritto alla salute e all’informazione – Attività estrattive e tutela dell’acqua per il consumo umano
– Comunicato stampa presentazione denuncia;
– Convegno in Parlamento Europeo “Water vs Oil” alla presenza dei maggiori studiosi e scienziati legati al tema del petrolio e dell’acqua
– Approfondimento “La gazzetta del Mezzogiorno”
– Approfondimento “Internazionale”
– Denuncia Commissione UE”.

Slide, denunce e approfondimenti. Elementi perfetti per selezionare un curriculum da parlamentare. Anche se probabilmente ciò che alla fine deve aver convinto Casaleggio a riconfermare la candidatura dell’onorevole Mirella Liuzzi sarà stato forse il fatto che la paladina contro i privilegi del petrolio è quella passata alla storia per aver scoperto la notte del 16 ottobre il famoso emendamento Tempa Rossa che costrinse il Ministro Guidi alle dimissioni, con cui si prevedeva un’autorizzazione unica per impianti estrattivi dichiarandoli “infrastrutture strategiche per l’interesse nazionale”.

Il ministro Guidi si dimise.

Tempa Rossa ancora non può partire.

L’inchiesta è stata archiviata.

I privilegi del petrolio.