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Petrolio, che faranno Wells Fargo, BoA e Morgan Stanley?

Petrolifera

Oltre una dozzina delle più grandi banche del mondo, tra cui UniCredit, Royal Bank of Scotland e Barclays, si sono impegnate a fermare la perforazione di petrolio nell’Artico

L’eventuale fine di petrolio e carbone non arriverà per mano degli ambientalisti, o nemmeno delle energie rinnovabili ma arriverà quando le grandi banche decideranno di smettere di finanziarlo, rendendolo “non negoziabile”. Questo è esattamente ciò che Goldman Sachs ha appena fatto. E si tratta della prima volta per un importante istituto finanziario americano e mondiale.

PER GOLDAM SACHS STOP A FINANZIAMENTI A PETROLIO E CARBONE

A partire dalla scorsa settimana, Goldman Sachs è la prima grande banca americana a escludere il finanziamento di nuove esplorazioni petrolifere o perforazioni nell’Artico, nonché di nuove miniere di carbone in qualsiasi parte del mondo, sottolinea Oilprice.com. “L’ultima policy ambientale della banca dichiara che il cambiamento climatico è una delle ‘sfide più significative del 21esimo secolo’ e per questo l’istituto si impegna ad aiutare i suoi clienti a gestire gli impatti climatici in modo più efficace, anche attraverso la vendita di obbligazioni per catastrofi meteorologiche. La banca si è anche impegnata a investire 750 miliardi di dollari nel prossimo decennio in aree che si concentreranno sulla transizione climatica”.petrolio

GOLDMAN APRIPISTA PER LE ALTRE BANCHE?

Come ha osservato Jason Disterhoft, un attivista senior della Rainforest Action Network, le cosiddette Big Six, le sei banche più grandi a livello mondiale, “tendono a muoversi di pari passo, e le altre cinque senza dubbio avvertiranno una certa pressione per rinunciare a finanziare progetti di combustibili fossili. La mossa di Goldman Sachs proviene dalla crescente pressione di un gruppo di nativi americani che hanno spinto Wall Street a smettere di finanziare progetti di petrolio e gas naturale in alcune delle regioni con il riscaldamento più rapido del mondo”. L’Artico è uno di questi luoghi: la regione, secondo gli ultimi dati, si riscalda a quasi il doppio del tasso medio globale, portando a cambiamenti nei modelli meteorologici e delle precipitazioni, innalzamento del livello del mare ed eventi meteorologici gravi.

SI ATTENDONO LE DECISIONI DI JPMORGAN CHASE WELLS FARGO, BANK OF AMERICA, CITIGROUP E MORGAN STANLEY

In cima alla lista dei target del gruppo ambientalista c’è JPMorgan Chase, che negli ultimi due anni ha finanziato più progetti di combustibili fossili di qualsiasi altra istituzione finanziaria al mondo. Altri includono Wells Fargo, Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley, che insieme hanno stanziato finanziamenti ai combustibili fossili per circa mezzo trilione di dollari dalla ratifica dell’accordo sul clima di Parigi nel 2015. Altre importanti banche estere hanno già escluso finanziamenti per la perforazione dell’Artico ma Goldman Sachs è stata la prima grande azienda americana a farlo. Naturalmente, scrive Oilprice.com “la mossa della banca ha suscitato speranze (e paure) sul fatto che altre importanti istituzioni finanziarie negli Stati Uniti seguano il suo esempio. In vista dei colloqui sul clima di Parigi, i Big Six si sono impegnati a ridurre la loro esposizione creditizia ai minatori di carbone o a congelare i finanziamenti per progetti di carbone, specialmente nei paesi sviluppati”. E infatti la Rainforest Action Network ha elogiato gli impegni di Goldman, definendoli le “più forti restrizioni alla finanza fossile di qualsiasi grande banca americana”.

UNA DOZZINA DI BANCHE SI SONO GIA’ IMPEGNATE A BLOCCARE LE PERFORAZIONI NELL’ARTICO: TRA LORO UNICREDIT

“Oltre una dozzina delle più grandi banche del mondo, tra cui UniCredit, Royal Bank of Scotland e Barclays, si sono impegnate a fermare la perforazione nell’Artico. L’Artico non è l’unica regione al mondo in cui Wall Street sente ‘caldo’. All’inizio dell’anno, diversi gruppi ambientalisti di Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi hanno chiesto alle maggiori banche del mondo di non sottoscrivere l’IPO dell’Arabia Saudita. Gli ambientalisti fanno sempre più pressione sul settore privato affinché riduca le emissioni pericolose in un momento in cui la maggioranza dei governi del mondo fa pochi progressi nel contrasto ai cambiamenti climatici”, sottolinea Oilprice.com.

SUL CARBONE GIRO DI VITE GIA’ DA TEMPO

Mentre sul divieto di finanziamento delle perforazioni nell’Artico Goldman è di fatto il primo istituto a prendere una posizione chiara, nel carbone è già da tempo in atto un giro di vite. Secondo BankTrack, a settembre di quest’anno, 22 banche hanno bloccato il finanziamento diretto per i nuovi progetti carbonieri a livello globale, mentre 26 banche hanno bloccato il finanziamento diretto a nuovi progetti di centrali a carbone. Queste banche includono grandi nomi come Societe Generale, BNP Paribas, Deutsche Bank, USbancorp, Santander, StandardChartered e Barclays. “Ciò non significa che non stiano finanziando il carbone indirettamente, tuttavia ciò avviene solo attraverso prestiti o sottoscrizioni societarie generali”, spiega Oilprice.com.

IL 2019 VERRÀ RICORDATO COME UN ANNO SPARTIACQUE?

I colloqui delle Nazioni Unite sul clima a Madrid hanno ottenuto pochi risultati visto che i maggiori produttori di carbonio del mondo non sono riusciti a impegnarsi per affrontare il riscaldamento globale in modo più incisivo. Ma al di fuori dei circoli politici, gli investitori votano sempre più con i loro portafogli – e un drammatico spostamento delle politiche in una delle banche più grandi e prestigiose del mondo è un chiaro segno dei tempi. Il valore delle società ‘verdi’ sta aumentando in tutto il mondo, mentre le scorte di società di combustibili fossili continuano a precipitare. C’è un innegabile cambiamento nei mercati finanziari globali che porta alcuni a credere che il mondo sia in uno spartiacque. L’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) ha dichiarato: ‘Il mondo potrebbe guardare al 2019 come il punto di svolta’, il momento in cui ‘i mercati dei capitali globali hanno accettato l’inevitabilità guidata dalla tecnologia di un crossover dall’inquinamento del carbone a un maggiore utilizzo di energia rinnovabile pulita e sostenibile’”. petrolio

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