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Petrolio, si normalizza la situazione saudita: si torna ai livelli pre-attacco

Aramco

Intanto, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ad alcune società cinesi e ai loro dirigenti, accusati di “trasportare consapevolmente petrolio dall’Iran”. Interrogazione di Rizzotto al governo sui possibili rincari

La capacità petrolifera saudita sta recuperando dagli attacchi più velocemente del previsto, con una capacità produttiva totale che ha raggiunto gli 11 milioni di barili al giorno circa una settimana prima del previsto. A riferirlo è stata Bloomberg che ha sottolineato come la notizia stia spingendo al ribasso il prezzo del petrolio sui mercati internazionali.

RIPRISTINATA IN ANTICIPO LA CAPACITA’ PRIMA DELL’ATTACCO

Aramco, ha riferito ancora Bloomberg, ha ristabilito la capacità persa nell’attacco, vale a dire 4,9 milioni di barili al giorno ad Abqaiq e 1,3 milioni di barili al giorno a Khurais. Lo scorso 17 settembre Aramco aveva annunciato che non avrebbe ripristinato la piena capacità operativa, pari a circa 12 milioni di barili giornalieri, almeno fino a novembre.

DAGLI USA SANZIONI A SOCIETA’ E MANAGER CINESI CHE COMMERCIANO PETROLIO CON L’IRAN

Intanto, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ad alcune società cinesi e ai loro dirigenti, accusati di “trasportare consapevolmente petrolio dall’Iran” in “violazione” dell’embargo statunitense. Ad annunciarlo, secondo quanto riportato da Lapresse/Afp, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in un discorso tenuto a New York. Pompeo ha spiegato che si tratta di un inizio dell’applicazione della minaccia di Donald Trump, che dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu aveva promesso di “inasprire” le sanzioni finché l’Iran avrebbe mantenuto “un comportamento minaccioso”.

INTERROGAZIONE DI RIZZOTTO AL GOVERNO SULLE MISURE CONTRO I POSSIBILI RINCARI

La questione dell’attacco in Arabia Saudita è approdata anche nelle aule parlamentari italiane. Walter Rizzotto (FdI) ha presentato infatti un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Economia e al ministro dello Sviluppo economico per sapere “se e quali immediate iniziative intenda assumere il Governo al fine di fronteggiare le ripercussioni sull’economia italiana dell’aumento del prezzo del petrolio ed, in particolare, escludere un aumento dei prezzi del carburante, che sono già tra i più alti dei Paesi dell’Unione europea, aumento che ridurrebbe ulteriormente il potere di acquisto degli italiani e aumenterebbe i costi per le imprese”. Secondo Rizzotto, infatti, il governo “deve fornire, con la massima urgenza, delle risposte concrete per fronteggiare le inevitabili conseguenze per l’economia, determinate dall’attacco ai pozzi petroliferi dell’Arabia Saudita, avvenuto il 14 settembre 2019; come si temeva in apertura di contrattazioni, l’attacco al petrolio saudita ha già provocato un’impennata senza precedenti al prezzo del greggio; a seguito del balzo delle quotazioni del petrolio, in Italia, dove l’85 per cento dei trasporti commerciali avviene per strada, si prevedono rincari dei prezzi di carburante e materie prime energetiche; l’aumento del prezzo dei carburanti avrebbe un ‘effetto a catena’ sulla spesa, con un rincaro, non solo dei costi di trasporto, ma anche di quelli di produzione, trasformazione e conservazione”.