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Perché la vera sfida per l’Occidente rimane la Cina

G7

Fatti, numeri, scenari sugli impegni dei sette Grandi del mondo per contrastare i piani di investimento di Pechino

600 miliardi di dollari. Questo l’ammontare di fondi pubblici e privati che i paesi del G7 hanno raccolto a giugno per finanziare in cinque anni progetti volti a contrastare i piani cinesi racchiusi nella famosa Via della Seta o Belt and Road Iniziative. Di cui, tra l’altro, l’Italia è l’unica realtà di questa parte del mondo ad averla riconosciuta e legittimata ai tempi del governo Conte I.

LE MOSSE OCCIDENTALI CONTRO I PIANI DI INVESTIMENTO CINESI

Come rilevato da un’analisi dell’Oxford Business Group su Oilprice.com, gli Usa dominano il gruppo occidentale con 200 miliardi di spese pronte per questo complesso di progetti da finanziare. Le stime di quanto investito dal Dragone tra il 2013 e il 2020 ammontano a 755 miliardi di dollari.

Il Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali (PGII), invece, punta a dare segnali sia d’opposizione e contrasto alle mosse cinesi sia per dare un segnale in termini di sostenibilità dell’economia mondiale.

“L’iniziativa segue la scia della strategia Global Gateway da 300 miliardi di dollari dell’UE, annunciata all’inizio di quest’anno e volta a costruire collegamenti energetici, digitali e di trasporto più sostenibili in tutto il mondo, in particolare in Africa”, ricorda l’analisi dell’OBG. “Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno lanciato a maggio l’Indo-Pacific Economic Framework for Prosperity per rafforzare collegamenti simili in Asia”.

Gli Usa hanno comunicato che gli investimenti riguarderanno il clima, l’energia, tra l’altro. Gli altri membri devono, invece, ancora palesare le loro mire.

IL CONTESTO

Il contesto di riferimento per valutare queste strategie è quello economico e finanziario. “Il PGII assume maggiore importanza nel contesto dell’aumento dei tassi d’interesse statunitensi, che sta aggravando le sfide finanziarie dei mercati emergenti”, scrive ancora Oilprice. “Molti mercati emergenti stanno lottando per far fronte ai pagamenti del debito, una parte significativa del quale è legata ai prestiti per gli investimenti BRI. Secondo la Banca Mondiale, i mercati emergenti devono pagare 35 miliardi di dollari per il servizio del debito a creditori ufficiali e privati; oltre il 40% del totale è dovuto alla Cina”.

Ecco perché la funzione del PGII può risultare strategica nello sblocco di nuovi investimenti e quindi anche benefici economici (e non solo) connessi. La sfida strategica tra Dragone e Occidente continua.

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