Il ministro Pichetto Fratin frena sulla nomina dell’ex Leonardo a commissario, una figura che divide la politica. Ecco perché
La partita sul commissario straordinario per la transizione energetica si complica. Intanto, nell’intervista pubblicata oggi su La Stampa, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin chiude la porta alla nomina di Roberto Cingolani, nome tornato a circolare in questi giorni. Ecco perché.
LA BOCCIATURA DI CINGOLANI
Roberto Cingolani non sarà il commissario straordinario per la transizione energetica, secondo Pichetto Fratin. “Non credo che il presidente del Consiglio voglia farsi commissariare su una scelta politica. Cingolani può fare il fisico ma non lo vedo girare l’Italia con la valigia da commissario a rilasciare autorizzazioni nelle nostre venti regioni”, ha detto il ministro dell’Ambiente nell’intervista rilasciata a La Stampa.
La domanda è: perché Pichetto chiude la porta all’ex ministro dell’Energia? La prima ragione è il rischio di commissariamento politico. Infatti, secondo fonti di Energia Oltre affidare a un super-commissario esterno con poteri straordinari il compito di sbloccare le autorizzazioni (VIA, pareri ambientali) potrebbe far trasparire il messaggio che la struttura ordinaria del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e le relative commissioni di valutazione non sarebbero in grado di gestire l’emergenza permessi, svuotandole al tempo stesso di efficacia. In secondo luogo, le stesse fonti sottolineano che per il ministro dell’Ambiente in carica si tratterebbe di un ridimensionamento politico, che potrebbe trasformare la sua figura in un ruolo rappresentativo o secondario nei dossier chiave dell’energia e delle rinnovabili.
LA PROPOSTA ALTERNATIVA DI PICHETTO
Nell’intervista rilasciata a La Stampa, il ministro ha sottolineato che per accelerare davvero la transizione energetica le “norme sono importanti, gli strumenti tecnici anche, ma alla fine serve soprattutto volontà”. In altre parole, non saranno un decreto e un commissario a rimuovere gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle rinnovabili, secondo il ministro. Tra le soluzioni sulla carta troviamo il potenziamento e lo snellimento degli organi ordinari esistenti.
CHI VUOLE IL COMMISSARIO E PERCHE’
La maggioranza stessa è divisa sulla creazione del commissario straordinario per la transizione energetica, secondo La Stampa. L’ala a forte trazione territoriale frena di fronte all’ipotesi di un commissario centrale, temendo che possa scavalcare le Regioni nelle decisioni sulla mappa dei territori, sull’individuazione delle aree idonee e sulle valutazioni d’impatto locale. I contrari alla nuova figura temono che poteri commissariali eccessivi possano derogare alla tutela del paesaggio e ai vincoli ambientali.
CHI NON VUOLE IL COMMISSARIO
Dall’altro lato della barricata c’è il mondo dell’industria, che considera l’installazione di nuova capacità rinnovabile in tempi rapidi una priorità strategica nazionale non rinviabile. In quest’ottica, le imprese vedono nel commissario uno strumento di garanzia contro l’inerzia amministrativa e un’opportunità per aumentare la competitività. L’ala più attenta al mondo delle imprese sostiene che senza un’autorità commissariale forte, i termini normativi rimangono “sulla carta” a causa delle resistenze burocratiche.

