Le PMI devono crescere per affrontare le transizioni, ma l’Ue deve ripensare il Green Deal e gli Ets prima che sia troppo tardi. L’intervista a Fausto Bianchi, presidente Piccola Industria di Confindustria e vicepresidente di Confindustria
L’intelligenza artificiale non è l’unica sfida per le PMI. Le piccole imprese italiane devono affrontare contemporaneamente tre ostacoli: energia, digitale e crisi geopolitiche. Intanto, il Green Deal rischia di creare il deserto industriale in Europa. Oggi la sfida decisiva decisiva è riuscire a crescere abbastanza da resistere a una tempesta perfetta. “Le imprese oggi stanno affrontando tantissime transizioni. Dal punto di vista delle piccole e medie imprese, in particolare, c’è un tema di crescita dimensionale”, spiega Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria di Confindustria e vicepresidente di Confindustria nell’intervista rilasciata a Energia Oltre a margine della presentazione del Rapporto Welfare Index PMI 2026 di Generali.
Qual è oggi il principale ostacolo alla competitività delle piccole imprese: costo dell’energia, burocrazia, carenza di competenze o incertezza normativa?
“Le imprese oggi stanno affrontando tantissime transizioni. In primo luogo, c’è la transizione digitale, dove predomina il tema dell’adozione dell’Ia. Il secondo ostacolo alla competitività delle aziende è una transizione energetica che si sta dimostrando estremamente complessa. Infine, le aziende oggi devono confrontarsi anche con le guerre e le tensioni geopolitiche internazionali. Dal punto di vista delle piccole e medie imprese, in particolare, c’è un tema di crescita dimensionale. Infatti, senza una dimensione giusta si fatica a superare tutti questi ostacoli”.
Oggi sembra che in Ue si stia frenando sulla sostenibilità. In particolare, si parla molto della riforma degli Ets. Quanto pesa questa “tassa” sulle piccole imprese e come dovrebbe cambiare l’emission trading system?
“Siamo a favore della transizione energetica perché dobbiamo rispettare il Pianeta. Quindi, Confindustria è d’accordo su obiettivi e finalità, ma non sul percorso indicato dall’Unione Europea. Un percorso che è stato pensato con temi diversi e con benchmark che non rispettano i temi attuali di interesse che impattano sull’industria e sulle fabbriche. In particolare, in riferimento agli Ets chiediamo che siano sospesi e ripensati. La transizione ambientale non può portare a una deindustrializzazione, fenomeno che sta effettivamente avvenendo”
Le microaziende scontano ancora un ritardo nel Welfare, come accompagnarle in questo percorso?
“Le microaziende vanno accompagnate in tutte le transizioni che devono affrontare oggi: digitale, sostenibile etc. Non dimentichiamo che le microaziende spesso sono a conduzione familiare. Bisogna concedere tempo a queste realtà e investire sulla crescita di informazione e culturale. Esiste però anche un altro tema importante: la comunicazione. Infatti, nei territori italiani ci sono aziende virtuose che applicano il Welfare senza comunicarla. Questo dimostra che dobbiamo compiere un’evoluzione dal saper fare al saper raccontare”.

