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Carbone

Perché il mondo fa fatica a liberarsi del carbone?

Nonostante il calo negli Stati Uniti, il consumo globale di carbone, soprattutto in Asia e in Cina, che consuma il 55% del carbone mondiale, continua ad aumentare a causa della relativa economicità e della rapida industrializzazione

Negli Stati Uniti la domanda di carbone è diminuita a causa della maggiore disponibilità di gas naturale, della crescita delle fonti di energia rinnovabili e delle normative ambientali più severe. Molte centrali elettriche, infatti, sono passate dal carbone al gas naturale, che produce meno emissioni di gas serra e può essere economicamente più conveniente.

MENO CARBONE E PIÙ GAS NATURALE: COSA STA SUCCEDENDO NEGLI STATI UNITI?

Negli Stati Uniti – secondo quanto riporta Oilprice – la domanda di carbone è in calo da circa 15 anni. Questo calo è dovuto a tre fattori significativi. Una delle ragioni principali del calo della domanda negli Stati Uniti è la maggiore disponibilità e convenienza del gas naturale. L’avvento della fratturazione idraulica (fracking) e di tecniche di perforazione avanzate ha portato a una significativa espansione della produzione di gas naturale, con conseguente riduzione dei prezzi del gas naturale. Molte centrali elettriche sono passate dal carbone al gas naturale, che produce meno emissioni di gas serra e può essere economicamente più conveniente.

Allo stesso tempo, si è assistito a una crescita sostanziale delle fonti di energia rinnovabili, come l’eolico e il solare. Il calo dei costi e gli incentivi governativi hanno reso le energie rinnovabili più interessanti per la produzione di energia, riducendo il fabbisogno di elettricità da carbone.

LA SITUAZIONE NEL RESTO DEL MONDO

Il consumo di carbone – evidenzia Oilprice – è ancora elevato e in crescita in molti Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia. Ciò è dovuto alla relativa economicità e abbondanza del carbone, nonché alla rapida industrializzazione di questi Paesi. La Cina, ad esempio, consuma il 55% del carbone mondiale e il suo consumo continua a crescere. Nel complesso, la regione Asia-Pacifico è responsabile dell’81% del consumo mondiale di carbone e della maggior parte delle emissioni mondiali di anidride carbonica.

Le attuali ondate di calore in Cina – riporta Oilprice – hanno creato un’impennata della domanda di elettricità, portando a un consumo di carbone senza precedenti nelle oltre 1.000 centrali elettriche a carbone del Paese. Di conseguenza, la Cina è sulla buona strada per stabilire un nuovo record di consumo di carbone nel 2023.
Questa tendenza è destinata a continuare.

LA CRISI ENERGETICA E IL “RITORNO” DEL CARBONE

Prima del 2020, i Paesi sviluppati, soprattutto in Europa e Nord America, stavano riducendo significativamente il loro consumo di carbone. Ma la domanda è ripresa negli Stati Uniti nel 2021 e nell’UE nel 2021 e 2022. Questa tendenza è proseguita nel 2023. La causa principale è stata la crisi energetica in Europa, che ha portato diversi Paesi europei a ritardare l’eliminazione degli impianti a carbone e ad aumentare la combustione di carbone come misura di emergenza per compensare la riduzione delle forniture di gas naturale russo.

IL MONDO RIUSCIRÀ A LIBERARSI DEL CARBONE E RIDURRE LE EMISSIONI?

Il mercato è  incentivato a continuare a produrre carbone, perché – riporta Oilprice – nonostante la necessità di ridurre le emissioni globali di gas serra, il consumo continua a crescere. Con la Cina che consuma la maggior parte del carbone e con il governo cinese che continua ad approvare nuove centrali elettriche, è difficile essere ottimisti sulle prospettive di una riduzione significativa delle emissioni di gas serra in tempi brevi.

In conclusione, le sfide per la riduzione del consumo globale di carbone sono significative, ma potrebbero presto essere messe in ombra da quelle ancora più grandi per il contenimento del consumo globale di petrolio che è un compito più arduo, perché le alternative economiche sono meno numerose.

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