La Romania guida i rincari con un +58,6%, mentre l’Irlanda si conferma il Paese più caro del blocco. In controtendenza Cipro, Francia e Danimarca, che beneficiano di significative riduzioni in bolletta.
Secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, il panorama energetico continentale per i consumatori domestici ha chiuso il 2025 all’insegna della stabilità. Nella seconda metà dell’anno, il costo medio dell’elettricità nell’UE si è fissato a 28,96 euro per ogni 100 kWh, segnando un marginale scostamento rispetto ai 28,79 euro rilevati nel primo semestre. Sebbene la fase più acuta della crisi sia alle spalle, i listini attuali rimangono ancora significativamente superiori ai livelli registrati prima dello shock energetico del 2022.
INCIDENZA FISCALE E DINAMICHE DI MERCATO
L’analisi di Eurostat evidenzia come la stabilità del prezzo finale sia in realtà il risultato di due forze contrapposte. Da un lato, si è assistito a una leggera flessione del costo intrinseco dell’energia elettrica al lordo delle tasse; dall’altro, questo beneficio è stato interamente assorbito da un inasprimento di imposte e oneri.
Nello specifico, la tassazione è salita a 0,0837 euro per kWh nel secondo semestre, superando gli 0,0804 euro della prima parte dell’anno. Questo incremento ha portato il peso del fisco sulla bolletta totale dal 27,9% al 28,9% in soli sei mesi, agendo di fatto come un contrappeso che ha impedito un calo dei prezzi per le famiglie.
LE DISPARITÀ TRA GLI STATI MEMBRI
Muovendosi all’interno del mercato unico, la fotografia scattata da Eurostat rivela distanze abissali tra i vari Stati membri. L’Irlanda detiene il primato dei prezzi più alti nell’Unione, con una tariffa di 40,42 euro per 100 kWh. Non distanti si collocano la Germania, a quota 38,69 euro, e il Belgio, con 34,99 euro.
Sul versante opposto della classifica si trovano invece i mercati più economici: l’Ungheria si conferma il Paese con l’elettricità meno cara (10,82 euro), seguita da Malta (12,82 euro) e Bulgaria (13,55 euro).
VARIAZIONI PERCENTUALI E VOLATILITÀ NAZIONALI
Oltre ai valori assoluti, è l’andamento dei prezzi espresso nelle valute nazionali a mostrare le oscillazioni più violente. Il caso più eclatante è quello della Romania, dove i costi per le famiglie sono letteralmente volati, segnando un +58,6% rispetto alla seconda metà del 2024.
Forti tensioni si sono registrate anche in Austria e Irlanda, con aumenti rispettivamente del 34,3% e del 32,7%. In questo scenario di rincari diffusi, non mancano eccezioni virtuose: alcuni governi e mercati sono riusciti a invertire la rotta, portando Cipro a una riduzione del 14,7%, la Francia al -12,5% e la Danimarca al -11,9%.
IL PESO REALE SUL POTERE D’ACQUISTO
Per comprendere l’impatto effettivo sui bilanci familiari, Eurostat ha analizzato i costi utilizzando lo Standard di Potere d’Acquisto (SPA), un’unità di misura che elimina le differenze tra i livelli dei prezzi nei vari Paesi. Attraverso questa lente, la Romania non solo guida i rincari percentuali, ma risulta anche il Paese con l’elettricità più costosa in termini relativi, pari a 49,52 SPA per 100 kWh.
Seguono la Repubblica Ceca (38,65 SPA) e la Polonia (37,15 SPA). Al contrario, tenendo conto della capacità di spesa, i cittadini che pagano meno per l’energia elettrica sono quelli di Malta (14,09 SPA), dell’Ungheria (15,10 SPA) e della Finlandia (18,77 SPA).
AUMENTO DEI PREZZI DEL GAS PER LE FAMIGLIE NELL’UE NELLA SECONDA METÀ DEL 2025
Nella seconda metà del 2025, i prezzi del gas per le utenze domestiche nell’UE hanno continuato a mostrare la fluttuazione stagionale tra i semestri già osservata prima della crisi del 2022, con un’alterazione di questo andamento nel corso del 2022 e del 2023. I prezzi medi, tasse incluse, sono saliti a 12,28 euro per 100 kWh, rispetto agli 11,43 euro del primo semestre. I prezzi sono risultati paragonabili a quelli del secondo semestre del 2024 e anche le tasse sono rimaste stabili negli ultimi 3 semestri. È quanto emerge sempre dai dati Eurostat.
Nell’UE si sono registrate ampie disparità nei prezzi del gas per le utenze domestiche. La Svezia ha registrato i prezzi più alti, pari a 20,92 euro per 100 kWh, seguita dai Paesi Bassi (17,19 euro) e dall’Italia (14,81 euro). Al contrario, Ungheria (3,40 euro per 100 kWh), Croazia (5,43 euro) e Romania (5,66 euro) hanno riportato i prezzi più bassi.
La quota più alta di tasse e imposte pagate dai consumatori domestici per il gas naturale è stata registrata nei Paesi Bassi (51,8%), in Danimarca (48,9%) e in Svezia (35,9%), mentre le più basse si sono registrate in Croazia (4,8%), in Grecia (8,1%) e in Belgio (16,5%).
Espressi in standard di potere d’acquisto (SPA), i prezzi più alti del gas naturale per le famiglie sono stati osservati in Svezia (€17,16 per 100 kWh), Portogallo (€17,04) e Italia (€15,48). I prezzi più bassi, sempre in SPA, sono stati registrati in Ungheria (€4,67), Lussemburgo (€6,75) e Slovacchia (€7,58).


