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La pace con Pyongyang passa per un gasdotto?

Corea Del Nord

La sicurezza, il ruolo di Russia e Usa, lo shale gas e Kim Jong-un. Questi gli ingredienti che forse non faranno mai realizzare il collegamento

Può un gasdotto contribuire a portare la pace tra Corea del Sud e Corea del Nord? Forse. Un primo assaggio di quello che potrebbe essere un disgelo tra i due paesi ma anche con il resto del mondo è arrivato il mese scorso quando un alto diplomatico sudcoreano ha ripreso i colloqui per la realizzazione di un collegamento che attraversando i territori di Pyongyang porterebbe gas russo verso Seul, suscitando naturalmente l’interesse degli operatori di settore.

CONCORRENZA PER IL GNL SUDCOREANO?

Tale iniziativa metterebbe il gasdotto in concorrenza diretta con il Gnl trasportato via mare, per la prima volta nel terzo paese importatore mondiale di gas naturale liquefatto. Il gasdotto tra le due Coree e la Russia potrebbe essere rivisto nel caso in cui la situazione riguardante sicurezza nella penisola coreana migliorasse, come ha riferito l’agenzia sudcoreana Yonhap News, citando il ministro degli Esteri sudcoreano Kang Kyung-wha, intento a parlare durante un forum a Seul sulla cooperazione regionale in materia di energia.

IL PROBLEMA PRINCIPALE È LA SICUREZZA NELLA REGIONE

La situazione di sicurezza cui fa riferimento l’agenzia riguarda il previsto vertice tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, una prima assoluta tra i due paesi. Ma il progetto del gasdotto trans-coreano è in corso da decenni, molto prima dell’operazione “simpatia” operata da Pyongyang in occasione dei recenti Giochi invernali, che hanno gettato le basi per i colloqui di pace. Secondo una tabella di marcia stilata nel 2011 per portare 10 miliardi di metri cubi di gas russo in Corea del Sud, nel 2017 si sarebbero dovuti concludere i negoziati commerciali, e la firma degli accordi intergovernativi anche con Pyongyang, che avrebbe dovuto essere pagata per i diritti di transito. Ma il progetto è deragliato a causa delle conseguenze della crisi finanziaria, del deterioramento della situazione della sicurezza nella penisola coreana, delle sanzioni occidentali contro la Russia e Pyongyang e per la rinnovata attenzione della Corea del Sud per il Gnl, grazie al fatto di possedere la più grande industria cantieristica del mondo.

RUSSIA E SUD COREA DETERMINANTI PER REALIZZARE IL GASDOTTONord Stream Russia

Oggi, sottolineano gli esperti di settore, il progetto di gasdotto potrebbe essere portato avanti solo in due modi. Da un lato c’è la Russia desiderosa di aumentare l’approvvigionamento di gas nei mercati asiatici e di diversificare rispetto alla sua clientela europea. Finora Mosca, oltre al GNL, dispone solo di gasdotti verso la Cina e un nuovo cliente potrebbe esercitare una maggiore influenza sui prezzi in Asia. Nell’ambito del suo piano energetico a lungo termine – la cosiddetta Strategia energetica russa 2030 – Mosca intende diversificare fino al 25% dei suoi mercati del gas naturale verso l’Asia, il più grande mercato Gnl al mondo. L’altro driver è costituito dallo stesso Presidente sudcoreano Moon Jae-in, che ha insistito per normalizzare le relazioni con Pyongyang ancor prima di essere eletto. La pietra miliare della sua presidenza è un piano energetico che prevede l’eliminazione graduale del carbone e dell’energia nucleare sostituiti con gas ed energie rinnovabili. La sua “New Northern Policy” (“Nuova politica con il Nord”) e il “Comitato presidenziale per la cooperazione economica con il Nord” si concentrano su progetti congiunti con Pyongyang che includono energia, cantieristica navale, pesca e trasporti. La Russia, in tale contesto, è al centro della politica “nordista” di Seul e mentre quella più “sudista” dell’ASEAN è comunque volta a diversificare la propria economia dall’eccessiva dipendenza dalla Cina e dagli Stati Uniti.

DUE I PRINCIPALI PROBLEMI: GLI USA E KIM JONG-UN

Corea del NordA questo punto la domanda è solo una: che cosa impedisce dunque al gasdotto di andare avanti? Sicuramente la base di partenza è costituita dalla sicurezza energetica. “Non ha senso strategico basarsi della percezione delle minacce di Seoul”, ha affermato il ricercatore della Scuola di Studi Internazionali di S. Rajaratnam a Singapore, Collin Koh a Platts. Per Koh la possibilità di un accordo tra le due Coree su una simile pipeline non può essere scontata, ed se anzi probabile che si incontreranno forti resistenze interna a Seoul, dove molti non saranno troppo entusiasti di fare accordi con Pyongyang. Ma comunque è improbabile che Kim interferisca con un gasdotto che interessa i russi, in quanto si finirebbe per incorrere nell’ira di Vladimir Putin. Nessuno però vorrebbe dare al leader nordcoreano le chiavi della fornitura energetica di Seul con il rischio che possa spegnerlo a suo piacimento. Il ruolo degli Stati Uniti potrebbe essere un ulteriore ostacolo. Un’alleanza per l’energia in Estremo Oriente che coinvolga gli alleati americani, la Russia e la Corea del Nord non può essere vista di buon occhio da Washington visto che non aiuterebbe in alcun modo la strategia geopolitica degli Stati Uniti interessati a esportare shale gas. E dopo tutto, la Corea del Sud è stata uno dei primi paesi ad allinearsi agli interessi americani, quando gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni sulle importazioni di greggio iraniano.

 

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