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Quanto è gasata l’Italia rispetto al resto dell’Ue?

Il sistema energetico italiano regge l’urto dell’estate, riempie i serbatoi oltre la media e si conferma la superpotenza dello stoccaggio continentale. I dati Snam di luglio

L’ondata di calore che ha arroventato Italia e Ue ha spinto la domanda e i consumi elettrici ai massimi degli ultimi anni. Il blocco di Hormuz sta mettendo a dura prova gli approvvigionamenti e gli stoccaggi europei. Ma il gas italiano ha risposto presente, secondo gli ultimi dati di Snam e AGSI. Quanto è solida, e soprattutto quanto è “gasata” l’Italia rispetto al resto del continente?

ITALIA FORTEZZA DEGLI STOCCAGGI DI GAS

Ad agosto l’Italia conquista lo scettro di regina degli stoccaggi grazie a una percentuale di riempimento ben al di sopra della media europea e al maggior volume assoluto di metano stoccato nell’intera Unione. Secondo le rilevazioni della piattaforma GIE AGSI Transparency, ad inizio mese i depositi italiani di gas hanno raggiunto il 79,78% di riempimento (pari a circa 162,3 TWh). Un livello in perfetta linea con la tabella di marcia verso i target autunnali, ma soprattutto un dato che stacca nettamente la media complessiva dell’Unione Europea, ferma al 61,37% (693,6 TWh).

Gli stoccaggi Ue, infatti, stanno pagando maggiormente il prezzo delle interruzioni delle catene d’approvvigionamento globali. Le forti tensioni sui flussi di GNL (Gas Naturale Liquefatto) hanno prosciugato la capacità di ricarica di molti Paesi membri.

IL REBUS DELLE IMPORTAZIONI DI GAS

A luglio 2026, il gas immesso nella rete nazionale si è mantenuto sostanzialmente stabile su base annua (-0,2%, pari a 12 milioni di metri cubi in meno rispetto a luglio 2025), secondo quanto emerge dall’ultimo report Polaris di Snam. Ma i dati mostrano che le correnti dei flussi sono cambiate. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha provocato un calo del 7% dei volumi di GNL in arrivo (-0,1 miliardi di metri cubi) e delle importazioni di gas da Passo Gries (-9%; -0,1 miliardi di metri cubi). Una diminuzione compensata, in parte, da un amento dei volumi da parte dei mercati del nord Europa attraverso l’incremento del punto di ingresso di Tarvisio (+0,3 miliardi di metri cubi) e la spinta da sud via Mazara del Vallo (+0,1 miliardi di metri cubi; +8%). Inoltre, il sistema ha risposto al boom estivo della domanda modulando e riducendo temporaneamente le iniezioni nei siti di stoccaggio, dimostrando un’elasticità invidiabile.

Allargando lo sguardo ai primi sette mesi dell’anno, l’immissione in rete si conferma uguale a quella del 2025 (-0,3%). Tuttavia, le importazioni complessive di GNL sono cresciute del 2% (+0,2 miliardi di metri cubi), forti dell’entrata a pieno regime del nuovo rigassificatore FSRU di Ravenna a maggio 2025. Vola inoltre la produzione di biometano (+34%), la scommessa verde che inizia a dare frutti concreti integrando progressivamente gas rinnovabile nei tubi nazionali.

DOMANDA E CONSUMI AI MASSIMI

La domanda elettrica nazionale ha toccato i 4,4 miliardi di metri cubi, segnando un +7% (+0,3 miliardi di metri cubi) rispetto al 2025. Un trend che si conferma anche se si allarga lo sguardo ai primi sette mesi dell’anno, con un totale di 37,5 miliardi di metri cubi consumati (+1%). In particolare, la domanda elettrica di luglio è stata la più elevata degli ultimi anni. Nello stesso mese, il consumo di gas per la produzione di energia elettrica è schizzato del 17% (+0,4 miliardi di metri cubi), mentre sui primi sette mesi l’incremento tocca il +6% (+0,9 miliardi di metri cubi).

IL TERMOELETTRICO DOMINA I CONSUMI

A tirare la volata non sono stati i riscaldamenti domestici (residenziale e terziario stabili a luglio e in calo dell’1% nei primi sette mesi del 2026) e neppure la grande industria, che registra una leggera flessione (-7% a luglio e -1% sui sette mesi). A fare la parte del leone è stato quasi esclusivamente il settore termoelettrico.

Infatti, nel momento culminante dell’afa estiva, con la generazione idroelettrica alle corde e l’eolico ai minimi, le centrali a gas hanno coperto il 41% dell’intera domanda elettrica nazionale, salendo di 2,1 TWh (+18% rispetto al luglio precedente). Numeri che dimostrano che l’Italia è profondamente “gasata”, mentre il resto d’Europa arranca alla ricerca di stabilità e deve fare i conti con depositi a metà servizio.

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