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Il Regno Unito non finanzierà più progetti sulle fonti fossili all’estero

Regno Unito

Il divieto di finanziamenti pubblici alle fonti fossili entrerà in vigore per il novembre del 2021, quando il Regno Unito ospiterà la COP26

Il Regno Unito diventerà il primo, grande paese industrializzato al mondo ad interrompere tutti i finanziamenti pubblici per progetti sui combustibili fossili all’estero (carbone, petrolio e gas naturale). Ad annunciarlo è stato il primo ministro Boris Johnson, che vuole fare della nazione la leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici.

IL SIGNIFICATO POLITICO

Per Johnson, l’agenda climatica è la prova che il Regno Unito continuerà ad avere influenza sul mondo intero anche dopo l’uscita dall’Unione europea. Il primo ministro, infatti, ha anche detto che Londra sosterrà con 10 milioni di sterline una nuova iniziativa per aiutare i paesi più poveri ad investire nelle tecnologie “pulite” e riprendersi dalla crisi economica provocata dalla pandemia.

Ma Johnson sta anche cercando di stabilire da subito una base comune con la prossima amministrazione americana di Joe Biden.

Il presidente eletto guarda infatti a Brexit con scetticismo, ma ha messo l’azione climatica al centro della sua agenda interna ed estera: vuole far rientrare gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi e azzerarne le emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050. Biden e Johnson hanno infatti già discusso dei rispettivi obiettivi “verdi”.

LE RIPERCUSSIONI ECONOMICHE

Al di là del suo significato politico e geopolitico, l’annuncio di Johnson avrà delle ripercussioni economiche: aziende come Siemens e General Electric hanno in passato beneficiato del supporto britannico ai progetti sui combustibili fossili in paesi come l’Iraq o il Ghana.

Negli ultimi quattro anni il Regno Unito ha offerto sostegno – attraverso misure finanziarie o di promozione del commercio – alle esportazioni britanniche di petrolio e gas per un valore totale di 28 miliardi di dollari. Una cifra significativa, che però strideva con gli impegni presi dal governo per la riduzione delle emissioni di gas serra in patria: il Partito laburista, all’opposizione, accusava per questo l’esecutivo di ipocrisia e di scarsa credibilità internazionale.

UNO STANDARD INTERNAZIONALE

Analisti sentiti da Bloomberg hanno detto che la decisione britannica di vietare i finanziamenti ai combustibili fossili fissa un gold standard all’azione climatica. La Francia aveva adottato una politica simile – descritta come la più ambiziosa tra i paesi industrializzati –, che tuttavia non si applica a tutti i combustibili fossili e riguarda soltanto i finanziamenti alle esportazioni.

TEMPISTICHE E POSSIBILI ESENZIONI

Il divieto di finanziamenti pubblici alle fonti fossili entrerà in vigore per il novembre del 2021, quando il Regno Unito ospiterà la conferenza globale sui cambiamenti climatici COP26 a Glasgow, in Scozia. La decisione finale verrà presa il prossimo febbraio: fino ad allora, l’agenzia britannica per i finanziamenti alle esportazioni (U.K. Export Finance) continuerà a valutare le domande di sostegno provenienti dall’industria degli idrocarburi.

Dal divieto di finanziamenti pubblici potrebbero tuttavia venire esentati alcuni progetti di centrali a gas a basse emissioni di anidride carbonica.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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