Energie del futuro

Il Regno Unito converte la rete all’idrogeno

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Il Regno Unito vuole che entro il 2030 il 25% della propria rete del gas venga convertita al trasporto di idrogeno

La scorsa settimana l’operatore britannico di trasmissione del gas National Grid ha annunciato un nuovo progetto per convertire il 25 per cento della rete del Regno Unito al trasporto di idrogeno entro il 2030.

IL PROGETTO UNION

Il nome del progetto è Union, e punta alla creazione di una rete per l’idrogeno di 2000 chilometri in grado di trasportare fino ad un quarto della domanda di gas del paese entro il 2030.

LA DOMANDA DI GAS AL 2030

Secondo l’Oil and Gas Authority, un ente del governo britannico che si occupa di regolare l’industria nazionale del petrolio e del gas, al 2030 la domanda di gas naturale del Regno Unito sarà di circa 61 miliardi di metri cubi. Il progetto Union, quindi, trasporterebbe circa 15 miliardi di metri cubi di idrogeno.

Nel 2020 la domanda britannica di gas naturale è stata di circa 81,4 miliardi di metri cubi, stando alla stima della società di consulenza ICIS.

5 GW DI CAPACITÀ DI IDROGENO AL 2030

Per il 2030 il governo del Regno Unito conta di disporre di 5 gigawatt di capacità di produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio.

PRIORITÀ AI POLI INDUSTRIALI

La rete dell’idrogeno di National Grid collegherà innanzitutto i vari poli industriali nel paese: Grangemouth, Teesside e Humberside, ma anche Southampton e i cluster nel Galles meridionale.

I PROGETTI SULL’IDROGENO NEL REGNO UNITO

Il 18 marzo la società energetica britannica BP ha annunciato un progetto – chiamato H2Teesside, dall’omonimo centro industriale in cui sorgerà – per la produzione di idrogeno blu, con una capacità di 1 gigawatt al 2030.

Per la stessa data, il progetto H2H Saltend – nella regione industriale di Humber, in Inghilterra – sviluppato dalla società norvegese Equinor dovrebbe disporre di 600 megawatt di capacità.

Per la metà degli anni 2020 si prevedono invece 300 MW dal progetto HyNet nel nord-ovest dell’Inghilterra (che potrebbero arrivare a 1500 MW nel 2030) e altri 200 MW dal progetto Acorn, in Scozia.