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Le rinnovabili corrono ma l’ombra della Cina si allunga. Parla G.B. Zorzoli

Le installazioni solari abbattono ogni record temporale, ma il dominio industriale cinese stringe l’UE in una morsa. GB Zorzoli su Pianeta Terra analizza il paradosso delle rinnovabili: costi in picchiata, ma dipendenza totale dall’Oriente

Le rinnovabili macinano record ma l’ombra della Cina sul mondo si allunga sempre più. Pechino ha il monopolio del mercato dei moduli fotovoltaici e la maggior parte dei nuovi impianti eolici costruiti l’anno scorso sono cinesi. Una situazione che preoccupa ancora di più alla luce del futuro aumento della domanda di elettricità, spinto da data center e Ia, sottolinea G.B Zorzoli, presidente dell’AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia), sulla rivista Pianeta Terra.

ZORZOLI: LE RINNOVABILI CORRONO MA LA CINA HA IL MONOPOLIO

La produzione da fonti rinnovabili è destinata a crescere di 2,7 volte entro il 2030, con l’immissione in rete di ben 5.500 nuovi GW, secondo l’IEA. Parliamo di un aumento di 940 GW all’anno, un balzo del 70% rispetto al già incredibile record del 2023.Tuttavia, come sottolinea con lucidità l’esperto GB Zorzoli, questo scenario non è privo di nubi. Se da un lato la tecnologia corre, dall’altro la geopolitica e i monopoli industriali disegnano una mappa del potere energetico estremamente sbilanciata.

L’ACCELERAZIONE DEL FOTOVOLTAICO

La parabola del fotovoltaico è l’emblema di questa accelerazione. Zorzoli riporta un’analisi temporale impressionante: nel 2004 serviva un intero anno per installare 1 GW di solare nel mondo. Nel 2016 bastava una settimana. Nel 2023? Solo un giorno. A giugno 2025, la produzione fotovoltaica ha globalmente superato sia l’eolica che la nucleare. Questo boom è figlio di un crollo dei costi dei moduli del 90% in vent’anni, un fenomeno alimentato dalla mastodontica capacità produttiva cinese. Ma qui emerge la prima “ombra”: la Cina ha fornito circa il 98% dei pannelli importati dall’UE nel 2023. Un divario che Zorzoli definisce “difficilmente colmabile”, considerando che l’Europa ha in cantiere solo una frazione minima della capacità produttiva necessaria.

COME L’EOLICO CINESE PUO’ SALVARE IL MADE IN ITALY

Anche l’eolico parla cinese, ma rappresenta una potenziale leva di crescita per l’Ue. Infatti, le turbine moderne sono diventate colossi: dalle macchine sotto il megawatt degli anni ’90, siamo passati a giganti da 20 MW, con pale più lunghe di un campo da calcio e torri che svettano oltre i 100 metri.

“La pratica impossibilità di trasportare simili colossi a grande distanza — spiega GB Zorzoli — obbliga i costruttori a localizzare le fabbriche vicino ai centri di domanda.” È qui che l’Italia gioca una partita fondamentale. Sebbene il know-how sia spesso in mani estere, la produzione fisica delle torri e delle turbine sta premiando il Sud Italia, trasformando la necessità logistica in un volano di occupazione e impatto economico locale.

LA SFIDA DELL’IA

Il futuro prossimo impone una riflessione, secondo Zorzoli. La domanda elettrica è destinata a impennarsi sotto la spinta dell’Intelligenza Artificiale generativa e della diffusione dei data center (il cui consumo potrebbe raddoppiare entro il 2026), oltre che per la crescita della mobilità elettrica. Le rinnovabili sono pronte a raccogliere la sfida, ma devono fare i conti con una “guerra in difesa dell’oil&gas”. Zorzoli avvisa che il clima politico è teso e la transizione sta rallentando nei palazzi del potere: dalla linea ostile di Donald Trump all’eolico, fino ai passi indietro della Commissione Europea sul Green Deal.

L’IMMOBILISMO DELLA COP30

L’ultima COP30 di Belém del novembre 2025 ha confermato lo stallo. Nel corso della conferenza globale non è stata fissata nessuna tabella di marcia vincolante per l’uscita dai combustibili fossili. La resistenza delle grandi compagnie petrolifere e dei paesi produttori è il vero scoglio contro cui rischia di infrangersi l’onda verde. La tecnologia c’è, la convenienza economica anche. Ora, come suggerisce l’analisi di Zorzoli, serve la volontà politica di non restare a guardare mentre il futuro viene scritto altrove.

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