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Rinnovabili, Italia Viva chiede al governo di incentivare la geotermia

Italia Viva

Tra le richieste di Italia Viva anche quando il governo ha intenzione di adottare il decreto Fer 2 ” essenziale a ridare impulso a un comparto che riveste un ruolo strategico”

Quali sono le iniziative che il Ministro dello Sviluppo economico intende assumere per “garantire l’adozione del decreto Fer2 in tempi rapidi e certi, assicurando alle imprese del settore geotermico tempistiche chiare e definite che possano consentire loro, nonché alle altre imprese impegnate sul fronte delle fonti rinnovabili, di programmare i propri investimenti e progetti di sviluppo con precisione, piena cognizione di causa e senza lesione alcuna del legittimo affidamento”. È quanto chiede Sara Moretto di Italia Viva al ministro Stefano Patuanelli con un’interrogazione a risposta in commissione.

L’IMPORTANZA DELLA GEOTERMIA

Secondo la Moretto “l’energia geotermica rappresenta un’importantissima fonte di energia rinnovabile e sostenibile, diffusa e utilizzata in molte regioni del mondo per i suoi notevoli vantaggi; le centrali geotermiche, infatti – ha aggiunto -, garantiscono energia dall’impatto ambientale minimo, differenziandosi dalle altre fonti di produzione energetica per il fornire energia in maniera costante durante tutto il corso dell’anno, senza inquinamento (nemmeno acustico) e pericoli per le persone o i territori”.

SCARSA VALORIZZAZIONE DEL COMPARTO

“Nonostante i numerosi benefici che possono ricollegarsi allo sfruttamento dell’energia geotermica, il relativo comparto soffre di una scarsa valorizzazione, come dimostra il fatto che solo l’1 per cento dell’energia mondiale è di derivazione geotermica – si legge nell’interrogazione -. Il comparto geotermico si è invece da sempre dimostrato cruciale per il nostro Paese, non solo perché l’Italia è stata la prima al mondo ad avviare la produzione di energia da tale fonte – a Larderello (PI), nel lontano 1904 e ad opera di Ginori Conti – ma anche perché il valore della potenza geo-termoelettrica installata si è dimostrato in costante crescita nel corso degli anni; il Governo italiano si è impegnato anche sul piano europeo a perseguire un percorso di valorizzazione delle fonti di energia rinnovabili, affermando a più riprese come il Documento programmatico di bilancio di quest’anno includerà fra le linee principali del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) – fondamentale ai fini del Recovery plan – la rivoluzione verde, la transizione ecologica e un piano di investimenti mirati al potenziamento delle fonti rinnovabili”.

FER 2 SNODO CRUCIALE

Tuttavia, “nonostante oggi più di un terzo dell’energia elettrica prodotta nel nostro Paese derivi dalle rinnovabili, dal 2012 lo sviluppo del comparto ha subito un brusco rallentamento, tanto da rendersi assolutamente necessario un decisivo cambio di passo per raggiungere gli obiettivi 2030, individuati da ultimo con il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) – ha spiegato Moretto -. Nel quadro di una simile valorizzazione e potenziamento, il decreto Fer2 rappresenta uno snodo cruciale per le imprese impegnate nelle energie rinnovabili, liberando miliardi di euro di incentivi che si tradurranno in agevolazioni per piccoli e nuovi impianti o per il potenziamento di quelli esistenti”.

IL RITARDO GENERA INCERTEZZA

“Tale fondamentale strumento di incentivazione, tuttavia, non è ancora stato adottato dal Ministero dello sviluppo economico, nonostante gli annunci degli ultimi mesi da parte del Ministro stesso e di esponenti di Governo, che ne promettevano l’approvazione entro settembre 2020 creando molte aspettative tra le aziende, i lavoratori e le comunità interessate – si legge ancora nel testo dell’interrogazione -. Un simile ritardo e la generale incertezza che avvolge il Fer2 appaiono del tutto stigmatizzabili, soprattutto se si considera la difficile fase economica che sta affrontando il Paese a causa del Coronavirus. La pronta approvazione del decreto Fer2, infatti, è essenziale a ridare impulso a un comparto che riveste un ruolo strategico non solo per le imprese del settore e per il settore economico in generale, ma anche per gli obiettivi comuni stabiliti con il Green deal e, dunque, per I’Italia e l’Unione europea”. Da qui l’interrogazione della deputata di Italia Viva.