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Sace presenta la Mappa dei Rischi 2022: rischio cambiamenti climatici per Asia e Africa Subsahariana

Clima

I rischi politici registrano un ulteriore peggioramento rispetto al 2021. Stabili i livelli di rischio di credito globale. 

Presentata la fotografia scattata dal Focus On sulla Mappa dei Rischi 2022 – “Rischi (in)soliti per tempi insoliti: il mondo nel 2022” di Sace. Il mappamondo interattivo online in cui si delineano i profili di rischio per le imprese che esportano e operano in 194 mercati esteri, è giunto alla XVI edizione. Tra i fattori analizzati, presenti anche aspetti di sostenibilità ormai imprescindibili, definiti in collaborazione con la Fondazione Enel: cambiamento climatico, benessere sociale, e transizione energetica.

IL PIL MONDIALE, INFLAZIONE E COMMERCIO

Dopo il forte rimbalzo del Pil mondiale nel 2021 (+5,8%, ben oltre la contrazione del 3,5% registrata nel 2020), nel 2022 la crescita è attesa al 4,2%. Nonostante il contesto sia stato condizionato dal protrarsi dell’emergenza sanitaria.

Secondo i dati, la ripresa dell’attività economica mondiale è stata trainata da solide condizioni di domanda a cui si sono contrapposte criticità dal lato dell’offerta. Gli squilibri hanno generato pressioni al rialzo sui prezzi. Il volume di scambi internazionali di beni è in forte espansione. Inoltre, il volume del commercio mondiale di beni è andato oltre il recupero della perdita dello scorso anno, superando i livelli pre-pandemici. Attesa una crescita del 4,8% nel 2022.

I RISCHI DI CREDITO

La Mappa 2022 mostra colori dei rischi più accesi e una diffusa stabilità nei livelli di rischio globale, senza mostrare tuttavia l’auspicata inversione di tendenza dopo i marcati incrementi dello scorso anno. Il profilo di rischio del credito delle varie aree geografiche è rimasto sostanzialmente invariato. Si conferma il divario tra le fragilità dei Paesi emergenti e la maggiore solidità di quelli avanzati.

Le principali geografie avanzate presentano un profilo creditizio sostanzialmente invariato.  Il Covid-19 per le società finanziarie di alcuni Paesi rende ancora difficile la ripresa come in Austria, Irlanda e Israele. Resilienti Regno Unito e Spagna, grazie anche al rafforzamento delle politiche macro prudenziali, con risultati visibili anche nei contesti a maggiore incertezza nella fase pre-pandemica.

La regione Subsahariana anche quest’anno presenta casi in cui il quadro delle finanze pubbliche si riflette negativamente sugli score.  La regione del Medio Oriente e Nord Africa ha registrato un generale miglioramento grazie ad alcune situazioni economiche piuttosto resilienti. Dati stabili per Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti,  Marocco, Egitto e Tunisia. Mentre, in Europa emergente e CSI il rischio di credito risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina.

IL RISCHIO POLITICO

Gli indicatori di rischio politico – che comprendono i rischi di guerra, disordini civili e violenza politica, i rischi di esproprio e di violazioni contrattuali e i rischi di restrizioni al trasferimento e alla convertibilità valutari – segnano un aumento, anche se differenziato tra Paesi emergenti e avanzati.

In particolare, nell’Europa emergente e CSI, il contesto politico in Russia non può non risentire del quadro sanzionatorio, attuale e atteso, e delle possibili risposte del Cremlino. D’altra parte, l’Ucraina sconta in maniera evidente l’intervento militare della Russia. I reali impatti sull’economia non sono chiaramente noti, trattandosi di un evento attualmente in corso e in continua e repentina evoluzione, ma non è difficile immaginare che anche in presenza di una risoluzione rapida del conflitto, le controparti nel Paese saranno più in difficoltà a onorare i propri debiti.

INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ

Tra i set di indicatori vengono monitorati i rischi climatici e i relativi impatti socio-ambientali. A questi, si aggiungono il benessere sociale e la transizione energetica.

La mappa mostra come le evoluzioni negative del clima e il loro impatto sulle risorse naturali si ripercuotono sulle popolazioni, favorendo tensioni tra le comunità locali. Nell’Africa del Nord e Subsahariana si assiste a fenomeni di siccità e desertificazione. Nel Sud Est asiatico gli impatti del cambiamento climatico hanno esacerbato le già forti divisioni etnico-religiose interne.

In Europa e America Latina si registra un continuo miglioramento nelle performance in materia di transizione energetica. Risultati incoraggianti si vedono in alcune economie latinoamericane con una forte presenza di rinnovabili come il Cile e soprattutto il Brasile, seguito dal blocco europeo Francia, Germania e Regno Unito. Infine, tra i grandi Paesi in posizione più arretrata rispetto alla transizione energetica troviamo Arabia Saudita e Russia.

I RISCHI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

In questo scenario economico e politico, come una sorta di filigrana sempre più in risalto nello sfondo della Mappa, il rischio di cambiamento climatico segna nuovi incrementi. È quanto emerge anche dalla lettura dei nostri indicatori, sviluppati dallo scorso anno con Fondazione Enel.

Il set di indicatori comprende un indicatore di rischio di cambiamento climatico che monitora i principali rischi climatici (es. alte temperature, fragilità idrogeologica e vento) e i relativi impatti socio-ambientali, a cui si aggiungono due campi di analisi: il primo di benessere sociale, approfondisce la demografia, l’uguaglianza, il livello di salute, l’istruzione e il lavoro; il secondo, di transizione energetica, misura lo stato di avanzamento e gli effetti geopolitici della riconversione verso un nuovo mix energetico, quale fattore di resilienza.

Le evoluzioni negative del clima e il loro impatto sulle risorse naturali si ripercuotono sulle popolazioni, favorendo tensioni tra le comunità locali. Ad esempio, vale per l’Africa del Nord e Subsahariana, soggetta a fenomeni di siccità e desertificazione, come in Nigeria, (in cui il rischio di violenza politica è passato da 79 a 80 e quello climatico a 79, rispetto alla media dell’area a 66), oltre a Mali, Burkina Faso e Repubblica Centrafricana, dove scontri tra pastori e coltivatori sono acuiti spesso da infiltrazioni di gruppi islamisti o forze antigovernative e sfociano in episodi di violenza. Nel Sud Est asiatico gli impatti del cambiamento climatico hanno esacerbato le già forti divisioni etnico-religiose interne, come in Bangladesh (stabile a 60 e quello climatico pari a 95 rispetto alla media dell’area di 70), dove l’aumento delle alluvioni ha provocato il dislocamento dalle aree rurali a maggioranza hindu verso le aree urbane a maggioranza islamica, determinando aspri scontri; in Indonesia (rischio politico da 79 a 78 e rischio climatico pari a 83) l’impoverimento del potenziale ittico ha incrementato gli episodi di pirateria a danno dei pescatori locali.

A RISCHIO SOPRATTUTTO ASIA E AFRICA SUBSAHARIANA

Come una filigrana sempre più in risalto nello sfondo della Mappa, il rischio di cambiamento climatico continua a evidenziare segnali di incremento, in particolare nelle regioni asiatiche e dell’Africa Subsahariana. Appare sempre più chiaro come, nell’ambito della lotta al cambiamento climatico e della connessa necessità di una transizione energetica, l’inazione non sia una strada percorribile. Politiche di investimento lungimiranti, infatti, potranno consolidare il continuo e tendenziale miglioramento nelle performance in materia di transizione energetica, in particolare in Europa e America Latina. Risultati incoraggianti si vedono in alcune economie latinoamericane con una forte presenza di rinnovabili come il Cile e soprattutto il Brasile, più virtuoso in materia di transizione energetica tra i membri del G20, seguito dal blocco europeo Francia, Germania e Regno Unito. Tra i grandi Paesi in posizione più arretrata rispetto alla transizione energetica troviamo Arabia Saudita e Russia, conseguenza del peso negativo della disponibilità e dell’utilizzo di materie prime fossili, come dimostrato anche dalla presenza di Paesi come Libia, Qatar, Iran e Iraq nelle ultime posizioni della classifica.

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