Bruxelles sospende l’adeguamento del tetto al prezzo del petrolio per mantenere alta la pressione sulle entrate di Mosca e introduce il divieto di ingresso nell’UE per tutti i militari russi.
L’Unione Europea alza ulteriormente il tiro contro l’economia russa, mettendo nel mirino i proventi energetici e la logistica dei combustibili fossili. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato oggi a Bruxelles il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, una manovra che congela il meccanismo di adeguamento del tetto al prezzo del petrolio e colpisce per la prima volta il settore del gas naturale liquefatto (GNL) e le infrastrutture portuali. Le nuove misure puntano a neutralizzare i profitti derivanti dagli shock energetici globali e a smantellare le reti di elusione finanziaria, introducendo contemporaneamente restrizioni commerciali senza precedenti in settori finora esclusi, come quello ittico.
GIRO DI VITE SULL’ENERGIA E BLOCCO DELLE NAVI CISTERNA
Il cuore pulsante di questo ventunesimo pacchetto risiede nella volontà di impedire a Mosca di beneficiare delle attuali instabilità dei mercati internazionali. Von der Leyen ha evidenziato come il conflitto in Medio Oriente e le perturbazioni nelle catene di approvvigionamento abbiano parzialmente allentato la pressione economica sulla Russia.
Per ovviare a questo, l’UE ha deciso di sospendere fino al gennaio del prossimo anno il meccanismo di adeguamento automatico dell’oil price cap. “Il tetto al prezzo del petrolio non è stato concepito per reggere a shock come quello causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz”, ha spiegato la Presidente, sottolineando che questa pausa permetterà ai mercati di stabilizzarsi mantenendo però invariata la pressione sulle entrate russe.
Parallelamente, la stretta si estende alla logistica: oltre all’inserimento in lista nera di altre 30 navi della “flotta ombra” (che si aggiungono alle 632 già sanzionate), l’Unione colpirà per la prima volta anche i vascelli che forniscono assistenza, come il rifornimento in mare. Viene inoltre vietata la vendita alla Russia di navi cisterna per il GNL e si predispongono sanzioni contro porti, aeroporti e raffinerie che commerciano o lavorano greggio di origine russa.
FINANZA E CRIPTOVALUTE: MURO CONTRO L’ELUSIONE
Sul fronte finanziario, Bruxelles espande il divieto di transazione a 31 ulteriori istituti bancari russi, ma la vera novità riguarda il coinvolgimento dei Paesi terzi. Sono state infatti colpite 20 entità, tra banche e piattaforme di cripto-attività, situate fuori dai confini russi, accusate di aver servito individui sanzionati o di aver facilitato l’aggiramento delle sanzioni europee. Per la prima volta, l’Unione introduce la possibilità di un bando totale verso specifici Paesi terzi per quanto riguarda i servizi legati ai cripto-asset.
Questa misura è intesa come un potente deterrente per le giurisdizioni che ospitano piattaforme tecnologiche utilizzate dal Cremlino per mantenere l’accesso ai capitali internazionali, nonostante il fatto che il Fondo sovrano russo abbia già perso oltre due terzi delle sue attività liquide e che le entrate energetiche siano crollate del 40% all’inizio del 2026.
COMMERCIO, PESCA E ALLINEAMENTO CON LA BIELORUSSIA
Il pacchetto introduce restrizioni commerciali che colpiranno l’import-export per un valore di circa 60 milioni di euro. Le nuove norme vietano l’esportazione di tecnologie critiche per l’industria aerospaziale e della difesa, con un focus particolare su metalli, leghe e sistemi di disturbo elettronico per i droni.
Una svolta significativa interessa il settore ittico: Bruxelles ha imposto restrizioni sostanziali e bandi completi su vari prodotti, tra cui il merluzzo, andando a colpire uno degli ultimi grandi comparti russi non ancora regolamentati. Per evitare che le merci sanzionate filtrino attraverso canali secondari, l’Unione ha inoltre allineato le restrizioni commerciali della Bielorussia a quelle della Russia, chiudendo definitivamente la “porta di servizio” utilizzata finora per aggirare i controlli.
EUROPA OFF-LIMITS PER I MILITARI DI PUTIN
Un aspetto di forte impatto politico e simbolico riguarda la mobilità delle persone. Per la prima volta, l’Unione Europea propone di vietare l’ingresso in tutto il territorio comunitario a chiunque abbia prestato servizio nelle Forze Armate russe dall’inizio dell’invasione su vasta scala.
“L’Europa deve restare fuori dalla portata di chiunque abbia partecipato all’invasione dell’Ucraina. È molto semplice”, ha dichiarato von der Leyen. Questa misura si inserisce in un contesto in cui i cittadini russi stanno già pagando un prezzo carissimo per la guerra voluta da Putin, con un’inflazione vicina al 6%, tassi di interesse al 14,5% e una pressione fiscale in costante aumento.
SUPPORTO A KIEV E PERCORSO DI ADESIONE NELL’UNIONE
Mentre la pressione su Mosca aumenta, Bruxelles consolida l’assistenza a Kiev. Solo nelle ultime ventiquattro ore sono stati erogati circa 3 miliardi di euro tramite l’Ukraine Facility, parte di un più ampio piano di prestiti da 90 miliardi. Entro la fine del mese, l’Ucraina riceverà ulteriori 6 miliardi destinati alla produzione di droni e all’assistenza macro-finanziaria.
Sul piano diplomatico, la Presidente ha annunciato l’apertura imminente del primo “cluster” negoziale con Ucraina e Moldova, atto che segna l’inizio formale dei negoziati di adesione. Von der Leyen ha espresso profonda ammirazione per la determinazione del popolo ucraino: “Stanno realizzando una riforma dopo l’altra mentre le loro città sono sotto attacco e le sirene antiaeree risuonano in tutto il Paese. L’Ucraina ha mantenuto le promesse, ora tocca a noi”.


