Il 4 marzo il Consiglio regionale della Sardegna voterà una norma che vuole blindare il territorio dalle rinnovabili. Ma senza eolico e fotovoltaico industriale, la transizione energetica della Regione rischia di fermarsi, tra ricorsi, ritardi e commissariamento statale
Il prossimo 4 marzo il Consiglio regionale della Sardegna discuterà la proposta di legge Pratobello. Una norma che promette di blindare il territorio dalle rinnovabili, ma che rischiano di trasformarsi in un boomerang istituzionale e ambientale. Un testo che, secondo diversi comitati tecnici, è privo di analisi, stime e valutazioni d’impatto. Il timore è che tra ricorsi e sentenze, la Sardegna perda tre anni e mezzo di mandato senza aver installato un solo megawatt di capacità industriale, lasciando campo libero al Governo centrale per commissariare la partita energetica dell’isola.
IDROGENO SENZA ENERGIA
Il cuore della contraddizione risiede nel trattamento riservato all’idrogeno. La proposta Pratobello ne prevede l’utilizzo per la generazione elettrica in centrali innovative, ma contemporaneamente pone il veto assoluto su eolico e fotovoltaico industriale, compreso l’agrivoltaico.
Un paradosso poiché l’idrogeno verde necessita di enormi quantità di energia pulita per essere prodotto. Senza pale e pannelli di grande scala, l’idrogeno sardo resterebbe un’entità astratta o verrebbe generato da fonti fossili.
IL PARADOSSO FOSSILE DELLA LEGGE
La Pratobello sembra cadere in un’altra contraddizione. Infatti, la norma contesta le pale a 30 km dalla costa, ma tace sulle due centrali a carbone ancora attive (le uniche in Italia dopo le chiusure di Brindisi e Civitavecchia). Inoltre, la proposta di legge ignora l’impatto ambientale delle raffinerie e l’arrivo di un metanodotto che legherà l’isola al gas per i prossimi decenni.
CORTE COSTITUZIONALE BOCCERA’ LA NORMA?
Nonostante le 200.000 firme raccolte, la legge Pratobello poggia su basi fragili. Lo scorso dicembre, la Corte Costituzionale ha ribadito che il diritto a produrre energia e la tutela della salute (attraverso la riduzione delle emissioni) sono interessi nazionali che le Regioni non possono limitare indiscriminatamente in nome dell’urbanistica.
Secondo il gruppo Sardi per le Rinnovabili, la “Pratobello” è destinata a seguire la sorte della precedente legge 20 e della moratoria: una bocciatura pressoché certa davanti alla Consulta.
L’AUTOCONSUMO NON BASTA PER L’INDUSTRIA
La proposta punta tutto sull’autoconsumo e sulle comunità energetiche. Sebbene siano strumenti lodevoli per l’equità sociale, i numeri parlano chiaro: i “chilowatt” domestici non possono sostituire i “megawatt” necessari a spegnere il carbone e alimentare l’industria.

