La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia l’uso dell’IEEPA: i dazi generalizzati spettano al Congresso. Quali alternative ha ora Trump? Quanto rischia l’economia Usa?
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi generalizzati imposti dal tycoon. Il Tribunale ha stabilito che il Presidente non può utilizzare una legge sull’emergenza economica del 1977 per tassare le importazioni a proprio piacimento. Quali scenari apre questa sentenza?
LA CORTE SUPREMA BOCCIA I DAZI DI TRUMP
Trump non può sfruttare l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi a Paesi terzi, secondo la Corte Suprema degli Stati Uniti. Il presidente aveva invocato questa legge per giustificare i dazi “reciproci” contro i partner commerciali e le tariffe aggiuntive specifiche su Cina, Canada e Messico. Secondo i giudici supremi, però, il Presidente ha ecceduto la propria autorità usando lo stato di emergenza per scavalcare il Congresso, unico organo che ha il potere di imporre tasse e dazi. La sentenza invalida gran parte dell’impalcatura tariffaria del secondo mandato Trump.
QUANTO PESA IL NO DELLA CORTE SULL’ECONOMIA USA?
Un colpo importante all’economia statunitense. Matteo Villa, Head of DataLab di ISPI, ricorda su X che l’anno scorso gli USA hanno raccolto 261 miliardi di dollari di dazi (+185 miliardi rispetto al 2024), 183 miliardi dei quali sono arrivati da dazi approvati con lo stratagemma che la Corte Suprema ha appena bocciato. Un vero e proprio tesoretto, che vale lo 0,6% del PIL americano e il 2,5% della spesa pubblica federale.
LE 5 OPZIONI DI TRUMP PER SALVARE I DAZI
La palla passa ora alla Casa Bianca, che dovrà decidere se accettare i tempi lunghi della burocrazia o forzare nuovamente la mano con vecchie leggi per colmare il deficit commerciale, rischiando nuovi ricorsi legali. Ma la guerra commerciale non è finita. Trump ha già pronte cinque vie alternative per aggirare il blocco, sebbene più lente e burocratiche rispetto all’IEEPA.
SICUREZZA NAZIONALE
La sicurezza nazionale è l’arma preferita del primo mandato di Trump. Infatti, permette di tassare i beni che minacciano la sicurezza nazionale. Il vantaggio principale è che permette di imporre tariffe senza alcun tetto massimo. Il limite principale è che richiede un’indagine del Dipartimento del Commercio che può durare fino a 270 giorni. Inoltre, non può essere applicata “a tappeto” su un intero Paese, ma solo su settori specifici (come acciaio, alluminio, automotive).
RITORSIONE COMMERCIALE
La seconda arma nelle mani di Trump è la ritorsione commerciale. Una strategia adottata in modo massiccio contro la Cina per rispondere a pratiche commerciali “discriminatorie”. Così come la sicurezza nazionale permette di stabilire tariffe senza limite. Tuttavia, anche questo è uno strumento mirato che deve passare al vaglio di un’indagine dell’USTR (Rappresentante per il Commercio) e di consultazioni pubbliche.
LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
La terza opzione di Trump è la clausola di salvaguardia. Lo strumento si può attivare quando un aumento improvviso delle importazioni danneggia l’industria americana. La clausola permette di proteggere direttamente settori in crisi, quali ad esempio la produzione di pannelli solari. Il rovescio della medaglia è che è possibile imporre tariffe non superiori del 50% rispetto ai dazi esistenti e il prelievo deve diminuire gradualmente.
LA BILANCIA DEI PAGAMENTI
Il tycoon potrebbe anche decidere di ricorrere a una norma mai usata prima, pensata per correggere deficit commerciali “gravi e strutturali”: la bilancia dei pagamenti. Il principale vantaggio di questo strumento è che il Presidente può utilizzarlo senza dover attendere indagini preventive. Tuttavia, le tariffe sono fissate al 15% e durano solo 5 mesi. Il Congresso, però, può votare per una proroga.
LA LEGGE DEL 1930
L’ultima arma in mano di Trump è una legge che risale all’era della Grande Depressione (1930): lo Smoot-Hawley Act. La norma permetterebbe al tycoon di imporre dazi contro nazioni che discriminano il commercio USA. Il vantaggio principale per Trump è che potrebbe colpire interi Paesi con dazi fino al 50%. Il problema è che una simile mossa potrebbe provocare un’alzata di scudi da parte dei Democratici, che stanno già cercando di abrogare la legge per evitare che Trump la usi come ultimo rifugio legale.

