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Sostenibilità, pandemia, energia e Revovery Fund. Cosa ne pensa il mondo dell’energia italiano

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Sostenibilità, pandemia, futuro dell’energia e Revovery Fund. Sono alcuni temi affrontati dall’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore

Un cambio di passo post-pandemia verso l’efficienza e la sostenibilità. Si è aperto su questo tema l’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore con il panel “Il ruolo chiave delle istituzioni nell’affrontare la crisi post pandemia del settore energetico”.

BESSEGHINI: SERVE UN CAMBIO DI PASSO IMPORTANTE

Nel corso della prima sessione il presidente di Arera Stefano Besseghini ha ricordato la fase storica che stiamo attraversando: “Servirà un cambio di passo importante e una presa di coscienza diversa rispetto alle precedenti strategie. Il settore dei servizi pubblici ha risposto con grande efficacia nel periodo della pandemia e della successiva crisi. Merito degli sforzi fatti negli anni precedenti dalle società. Restano comunque dei problemi, soprattutto nel settore elettrico, dove la qualità del servizio non è sempre performante, ma anche nell’idrico e in quello dei rifiuti. Ci sono due linee di azione che cercheremo di sviluppare: continuare nel monitoraggio degli effetti della crisi sugli operatori e sugli utenti e cercare di avere una visione di medio periodo di stimolo all’economia perché si possa iniziare una nuova fase di rilancio, soprattutto puntando sul green e il digitale. Ci attende un percorso non semplice, abbiamo bisogno di tanto lavoro serio e pragmatico in grado di portarci rapidamente alle soluzioni necessarie”.

VETRÒ: DOPO L’ESITO DELLE ULTIME ASTE HO RACCOLTO I COLLEGHI TECNICI PER ANALIZZARE LA SITUAZIONE E CERCARE DELLE SOLUZIONI DI SEMPLIFICAZIONE

“Alle istituzioni viene chiesto un impegno in questa fase post pandemia, viene chiesto di decidere. La pandemia ha cambiato il paradigma ma quello che l’impresa chiede è anche uno sforzo in più. Credo sia giunto il momento di mettere in campo i talenti e il merito – ha sottolineato il presidente del Gse Francesco Vetrò -. La chiave offerta alla nostra società è quella della sostenibilità e uno dei compiti delle istituzioni è proprio quello di formare le coscienze. Ma anche mettere mano allo strumentario autorizzativo. Dopo l’esito delle ultime aste ho raccolto i colleghi tecnici per analizzare la situazione e cercare delle soluzioni di semplificazione”.

RICCI: SISTEMA AUTORIZZATIVO NON FRENI RIPRESA

“Il nostro è un settore robusto e predisposto al cambiamento, che durante il lockdown è riuscito a mantenere inalterato il servizio al Paese, grazie alla capacità di adattarsi, di evolversi e prendere decisioni in modo veloci. Il sistema autorizzativo del nostro Paese è invece farraginoso e ci pone delle difficoltà quando dobbiamo prendere delle decisioni”. Lo ha detto Giuseppe Ricci, Presidente di Confindustria Energia ricordando che la filiera investirà 110 miliardi nella transizione economica, che rappresentano un punto di Pil l’anno, 135mila unita’ lavorative e “assicureranno una riduzione di 75 milioni di tonnellate Co2 l’anno”.

DESCALZI: SERVE UN COORDINAMENTO TRA LE AZIENDE E IL PUBBLICO PER LE RISORSE DEL RECOVERY FUND

“Per raccogliere il recovery fund servono progetti ma anche essere pragmatici le risorse sono molte ma non infinite. Serve un coordinamento tra le aziende e il pubblico – ha sottolineato il numero uno di Eni Claudio Descalzi -. I nostri progetti si basano su un futuro in grado di accelerare la stasi sull’Oil&gas e riuscire a prendere una strada nuova, lo faremmo comunque ma lo faremmo in tempi diversi senza questi fondi”. L’idrogeno può essere una chiave: “Siamo uno dei più grandi produttori di idrogeno con il gas ma abbiamo bisogno di regole anche per trasportare gas e idrogeno e insieme, dobbiamo pensare a come decarbonizzarlo”. Insomma “un modello industriale differente” che deve essere “sostenibile”, “livellando in gap” con una maggiore “distribuzione non solo di soldi ma anche di attenzione”. Tra le prossime sfide c’è la tecnologia del CCUS a Ravenna: “Dal punto di vista progettuale abbiamo definito tutto, abbiamo un modello di iniezione in giacimento e la parte di impatto ambientale fatta. Ne faremo ben presto uno anche in Uk lo facciamo da anni con Equinor. È un sistema che consente di ridurre i costi e mantenere certe infrastrutture perché il sistema non può essere bloccato e fare un salto quantico, occorrono investimenti. Ma non è l’unico modo. Avremo la mineralizzazione, l’iniezione di Co2 ma quello di Ravenna è al momento sicuramente il più importante anche per la produzione di idrogeno decarbonizzato. Nei prossimi 5-6 anni Eni sarà in grado di sequestrare più di  6 milioni di tonnellate l’anno di Co2 e ciò è importante per noi ma anche per l’Italia perché tocca attività industriali difficili da decarbonizzare”, ha concluso Descalzi.

STARACE: CON RECOVERY FUND SI ACCELERA SULLA TRANSIZIONE

“Con il Recovery fund ci sono più opportunità di quelle che si poteva immaginare. Se la transizione era uno dei pilastri della commissione europea prima della crisi, ora si è deciso di accelerare su questo fronte investendo risorse. Noi come Enel siamo presenti in vari Paesi europei e vediamo cosa accade. La preparazione dei progetti per il recovery fund è molto simile e tutti i Paesi sono alle prese con le regole per far passare i progetti”, ha detto il numero uno di Enel Francesco Starace. “L’elettrificazione è il cuore di questa transizione energetica, siamo leader nelle rinnovabili e stiamo facendo un grande sforzo sulla digitalizzazione delle reti e dunque siamo a favore di questo processo che sara’ finanziato dal Recovery Fund”. Una azienda, “pubblica o privata che sia, che ha definito un piano di investimenti deve farli indipendentemente dal Covid. Non è pensabile ora di presentare all’Unione Europea cose che erano state già decise ma bisogna proporre progetti nuovi”, ha aggiunto Starace spiegando che i rischi “sono solo quelli di infilare nei progetti destinati al Recovery Fund cose che non c’entrano nulla o iniziative che non hanno possibilita’ di essere realizzate”. “Tra tre-cinque anni l’idrogeno puo’ diventare competitivo: un Paese da solo non puo’ arrivare a questo risultato, l’Europa tutta assieme si’, ognuno portera’ il proprio contributo”.

ALVERA’: ITALIA IN PRIMA FILA SULL’IDROGENO

Più concentrato sull’idrogeno l’intervento del Ceo di Snam Marco Alverà secondo il quale “il gas rimane un ponte fondamentale che soppianterà carbone e diesel” ma “senza dubbio l’Europa si è data un traguardo importante al 2050 a cui noi come altri ci stiamo attrezzando. Abbiamo un piano di 6,5 mld di cui 1,5 riguardano i nuovi business” in cui l’idrogeno sarà parte importante. “La Germania ha preso la guida dell’idrogeno ma deve fare un doppio salto uscendo anche dal carbone e dal nucleare. La buona notizia è che quasi tutti i nostri tubi sono pronti a trasportare il 100% di idrogeno, tutti gli investimenti che faremo da qui in poi anche sulle stazioni di pompaggio saranno hydrogen ready. Il vantaggio dell’idrogeno è la facilità di stoccaggio se riuscissimo a farlo nei giacimenti di gas saremmo un passo avanti”. Secondo Alverà questo è il momento giusto per l’idrogeno rispetto al passato perché i costi sono abbattuti: “Ora quello verde costa due volte il petrolio tanti anni fa era a 60 volte” ma “nei prossimi cinque anni può arrivare a costare come il greggio”. “L’Italia è messa benissimo, abbiamo una filiera industriale molto dinamica e aziende leader nel settore con un vantaggio geografico incredibile essendo vicini al Nord Africa e alle sue risorse solari – ha aggiunto il numero uno di Snam -. Possiamo importarlo infatti via tubo rispetto agli altri che devono importarlo con navi”. “Saranno importanti i prossimi mesi quando si scriveranno le regole del gioco e noi stiamo parlando con francesi e tedeschi”, ha concluso.

DONNARUMMA: ACCUMULO NECESSITA’ DI SISTEMA

Stefano Donnarumma nuovo ad di Terna ha toccato invece il tema del ruolo dei Tso nella transizione energetica: “Solo pochi anni fa le unità produttive italiane da collegare a rete erano 800 oggi sono 800mila, l’incremento sarà impegnativo e naturalmente occorrerà creare anche i presupposti. Terna farà di tutto per agevolare questo obiettivo pensando anche allo sviluppo – ha aggiunto Donnarumma -. L’accumulo è sicuramente una necessità di sistema di conseguenza fa parte dei nostri piani e della nostra ricerca ma in futuro occorrerà affrontare anche la questione degli accumuli tramite pompaggi idroelettrici”. “Terna è un’azienda quasi totalmente regolata che non ha difficoltà finanziaria e che può utilizzare i fondi del Recovery Fund ma senza drenare ad altri settori che ne hanno più bisogno. Naturalmente abbiamo presentato alcune proposte”, ha proseguito Donnarumma che ha annunicato che presenterà il nuovo Piano industriale di Terna “entro la fine di novembre”.

GALLO: GARE GAS SI BLOCCANO PER COLPA DELLA BUROCRAZIA

“A fine anno supereremo gli investimenti nel 2019, non arriveremo a quelli che avevamo pensato nel 2020 ma ci andremo vicino. Sulle gare gas abbiamo fatto una proposta perché crediamo che la quantità di investimenti che si potrebbe sbloccare sarebbe significativa circa 3 mld l’anno con un moltiplicatore di 3,3. Il problema è che le gare si bloccano sostanzialmente per motivi burocratici”, ha detto Paolo Gallo, Ceo di Italgas. “Di bandi pubblicati nel abbiamo 32 su 177 arrivati ad assegnazione pochissimi con responsabilità degli operatori che perdono che fanno ricorso alla Giustizia amministrativa. È un sistema ingessato che andrebbe liberato dai freni che lo bloccano. I rischi sono di avere un’Italia a macchia di leopardo”. Infine la Sardegna: “Siamo orgogliosi del fatto che anche questa regione avrà il metano. Ad oggi abbiamo superato i 750 km di rete su un totale di 1,200 da realizzare. Il beneficio per i clienti è incredibile con riduzione delle bollette fino a punte del 30%”. “In Grecia stiamo guardando sui dati della virtual data room e dialogando con potenziali partener la cui scelta è legata al fatto che ci renda più competitivi. Per questo stiamo cercando un partner che ci aiuti a fare un salto o da un punto di vista industriale o finanziario”.

SCHIEPPATI: TAP IN FUNZIONE ENTRO FINE ANNO

Il gasdotto Tap e’ pronto a entrare in funzione entro fine anno con le prime consegne di gas in Italia, ha sottolineato il managing director Luca Schieppati, parlando all’Energy Summit. “Siamo quasi arrivati, stiamo completando le attività e vi confermo che per fine anno potremo finalmente aprire il corridoio meridionale. E’ stato un periodo intenso, abbiamo avuto molte complessità ma siamo in linea con le aspettative”.

MAZZONCINI: RECOVERY FUND OCCASIONE PER MODERNIZZARE IL PAESE

“I soldi stanziati dall’Europa potrebbero essere un’occasione straordinaria per modernizzare il paese dotandolo di infrastrutture efficienti: siamo seduti potenzialmente su un patrimonio enorme”, ha evidenziato l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini. “Bisogna investire in maniera importante nella rete elettrica: dobbiamo ragionare in maniera integrata e trovare un meccanismo semplificato per quanto riguarda gli iter autorizzativi”.

GOLA: ENTRO 6-7 ANNI CONTATORI ‘SMART’ PER TUTTI I NOSTRI CLIENTI

“Abbiamo iniziato l’installazione di smart meter 2.0, contatori che hanno all’interno un’intelligenza che ci permetterà di fornire servizi più evoluti e contribuirà con la capacità di trasmettere informazioni a creare una rete di distribuzione ‘intelligente'”, ha affermato Giuseppe Gola, a.d. di Acea ricordando che il “piano prevede la sostituzione di 1,7 milioni di contatori nell’area romana in un’orizzonte di 6-7 anni”. L’ad ha ricordato che “Acea sta partecipando a progetto Platone, inserito nella piattaforma Horizon 2020, in cui stiamo sperimentando una gestione innovativa della rete, andando a simulare il caso in cui ci sia un picco di domanda” ad esempio per la richiesta delle colonnine di ricarica delle auto elettriche.