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Svolta energia: in UE rinnovabili sopra i fossili, l’India accelera e negli USA è boom batterie. I fatti della settimana

Nel 2025 vento e sole superano gas e carbone nell’UE, mentre l’India corre verso l’elettrificazione più velocemente della Cina storica grazie ai costi ridotti delle tecnologie pulite. Negli Stati Uniti la lobby solare SEIA lancia un’offensiva politica per lo storage, pilastro dell’affidabilità delle reti. I fatti della settimana di Marco Orioles

Il 2025 consacra il sorpasso storico delle rinnovabili sui combustibili fossili in Europa: secondo il think tank Ember, vento e sole hanno generato il 33% dell’elettricità UE, superando il 29% di gas e carbone messi insieme. Questo traguardo accelera il percorso verso gli obiettivi climatici 2030, riducendo la vulnerabilità ai ricatti geopolitici legati al gas. Intanto, l’India sta bruciando le tappe per diventare un “elettro-stato”: a parità di Pil pro capite, il Paese consuma molto meno carbone e petrolio di quanto facesse la Cina nel 2012. Per Nuova Delhi, l’elettrificazione pulita non è solo un impegno ecologico, ma una necessità economica per abbattere i 150 miliardi di dollari spesi annualmente in importazioni fossili. Parallelamente, negli Stati Uniti, lo storage diventa il nuovo baricentro strategico: la lobby solare SEIA ha intensificato il pressing politico sulle batterie, ormai integrate nel 40% dei nuovi impianti residenziali. L’accumulo è ormai considerato il tassello indispensabile per rendere le rinnovabili stabili e gestire i picchi di domanda. La sfida globale si sposta ora sul superamento del monopolio tecnologico cinese per garantire filiere di produzione pulite e indipendenti.

RINNOVABILI SUPERANO I FOSSILI IN UE: NEL 2025 EOLICO E SOLARE SONO DIVENTATE LA PRIMA FONTE DI ELETTRICITÀ.

Nel 2025, per la prima volta nella storia, l’energia eolica e solare hanno superato i combustibili fossili come principale fonte di elettricità nell’Unione Europea. Lo dice un rapporto fresco fresco del think tank Ember riportato da Bloomberg: il 33% della corrente prodotta nell’Ue è arrivata da sole e vento, contro il 29% da carbone e gas messi insieme. Il nucleare ha chiuso il podio con il 20%. È un traguardo che fa impressione, soprattutto perché arriva in un momento in cui il prezzo del gas e le tensioni geopolitiche rendono evidente quanto sia rischioso dipendere dai fossili. Beatrice Petrovich, analista di Ember che ha firmato il report, lo spiega senza giri di parole: “Questo passo mostra quanto velocemente l’Europa stia passando a un sistema elettrico basato su rinnovabili. Con i fossili che alimentano instabilità nel mondo, la posta in gioco della transizione pulita è più chiara che mai”. Il solare è cresciuto di oltre il 20% per il quarto anno consecutivo, un ritmo impressionante. Nel complesso, le rinnovabili – inclusi idroelettrico, biomasse e geotermico – hanno coperto il 48% di tutta l’elettricità generata nell’Ue nel 2025. Il gas, invece, ha fatto un balzo dell’8% rispetto all’anno prima, ma solo perché la siccità ha frenato l’idroelettrico. Rispetto al picco del 2019, però, il suo peso è calato del 18%. L’Ue ha già fissato l’obiettivo: entro il 2030 le rinnovabili dovranno arrivare al 42,5% del mix elettrico, contando anche l’energia importata. È una tappa fondamentale per centrare il taglio del 55% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990. Il prossimo grande obiettivo, secondo Petrovich, è chiaro: ridurre drasticamente la dipendenza dal gas importato, che resta caro e pericoloso. “Il gas non solo ci rende vulnerabili a ricatti energetici, ma continua a far lievitare le bollette. È ora di dare una vera spallata a questa voce di spesa”, conclude Petrovich.

L’INDIA ACCELERA L’ELETTRIFICAZIONE: PIÙ PULITA E PIÙ VELOCE DELLA CINA A PARITÀ DI SVILUPPO.

Come riferisce Bloomberg, l’India sta elettrificando la sua economia a un ritmo che sorprende persino chi guarda con ammirazione il miracolo cinese. Secondo un nuovo rapporto di Ember, un think tank specializzato in energia, l’India sta andando più veloce e più pulita di quanto fece la Cina quando si trovava allo stesso livello di sviluppo economico. Per fare il confronto, gli autori hanno pareggiato il Pil pro capite: oggi l’indiano medio ha un reddito a parità di potere d’acquisto simile a quello che aveva un cinese nel 2012. Risultato? L’India consuma molto meno petrolio e carbone per persona rispetto alla Cina di quell’epoca. Il picco di consumo di benzina e gasolio per le auto, per esempio, sarà probabilmente molto più basso di quello cinese. Questo succede perché oggi i pannelli solari, le batterie e le auto elettriche costano una frazione di quello che costavano dieci anni fa, proprio grazie alle economie di scala che la Cina ha creato producendoli in massa. In India nel 2024 il 5% delle auto nuove vendute era già elettrico, e il consumo di petrolio per i trasporti stradali è del 60% inferiore rispetto alla Cina quando arrivò a quella quota di EV. Non è una questione di ecologia: l’India importa oltre il 40% della sua energia primaria, ossia carbone, petrolio e gas, e spende 150 miliardi di dollari l’anno per farlo. Passare all’elettricità pulita significa crescere senza dipendere così tanto dall’estero, diventare più indipendenti energeticamente e risparmiare un sacco di soldi. Ember chiama queste economie in via di sviluppo “elettro-stati”: paesi che faranno quasi tutto con l’elettricità, prodotta soprattutto da fonti rinnovabili. Nessun Paese ci è ancora arrivato, ma la tendenza è chiara e accelera man mano che i costi di solare, batterie e auto elettriche continuano a scendere. Il nodo resta la Cina: oggi controlla quasi tutto il mercato delle tecnologie per l’elettrificazione. Questo può creare colli di bottiglia, come quando Reliance in India ha dovuto fermare i piani per produrre batterie perché non riusciva a procurarsi le macchine necessarie dalla Cina. Però, proprio questa dipendenza sta spingendo India, Stati Uniti, Europa e altri a investire nella propria produzione. Secondo gli autori dello studio, siamo probabilmente al picco del dominio cinese sulle tecnologie pulite: da qui in poi il resto del mondo si sveglierà e correrà per non rimanere indietro. In pratica, l’India dimostra che per i paesi in via di sviluppo l’elettrificazione pulita non è più un lusso o un obbligo climatico: è la via più economica e diretta per crescere.

SEIA SPINGE FORTE SULLO STORAGE: BATTERIE AL CENTRO DELLA LOBBY SOLARE AMERICANA

L’associazione principale del settore solare negli Usa, la SEIA, sta raddoppiando gli sforzi per spingere le politiche a favore delle batterie di accumulo. Tutto ciò non è un caso, osserva Axios, che riferisce la notizia: lo storage è ormai indispensabile per integrare sempre più rinnovabili nelle reti elettriche e gestire i picchi di domanda. Molte aziende del solare fanno già entrambe le cose, e a livello residenziale quasi il 40% degli impianti installati l’anno scorso includeva anche batterie. Il messaggio di Abigail Ross Hopper, presidente e CEO della SEIA, è chiaro: “Stiamo raddoppiando l’impegno per lo storage a livello federale, statale e locale”. La strategia SEIA si basa su alcuni punti fermi: più lobbisti dedicati negli Stati, un’agenda politica più dettagliata, pubblicità mirate solo sullo storage, sponsorizzazioni di conferenze del settore e un nuovo hub online per aziende e decisori. Lo storage cresce a ritmi impressionanti: +400% dal 2023 per gli impianti su larga scala. Wood Mackenzie prevede 93 gigawatt nei prossimi cinque anni, nonostante un rallentamento a breve. Per la SEIA è un motore di posti di lavoro, manifattura e competitività americana nel mondo. Certo, non mancano ostacoli: servono mercati di capacità che valutino davvero il contributo dello storage ai picchi, compensazioni eque da parte delle utility per i servizi che offre alla rete, procedure di connessione più veloci e flessibili, e regole fiscali ragionevoli per evitare materiali cinesi senza paralizzare il settore. Intanto lo storage non ha attirato le stesse critiche politiche di solare ed eolico puro, e questo aiuta. La SEIA non è sola – ci sono anche American Clean Power Association e U.S. Energy Storage Coalition – ma sta alzando il tiro. In sintesi: le batterie non sono più un optional del solare, sono diventate il pezzo chiave per rendere le rinnovabili davvero affidabili. E la lobby vuole che la politica lo capisca in fretta.

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