Codacons e Assoutenti promuovono il price cap premiando Descalzi, mentre Federconsumatori denuncia extraprofitti non tassati. Lo studio dell’Unc rivela sconti minimi sotto il centesimo nelle regioni: Friuli al top, Sardegna maglia nera per il gasolio.
L’avvio del calmiere sui prezzi di benzina e gasolio introdotto dai principali marchi petroliferi nazionali accende un aspro confronto tra le associazioni dei consumatori, divise tra chi saluta con favore i primi ribassi e chi denuncia una manovra tardiva e insufficiente.
A partire da oggi, l’introduzione di un tetto massimo ai listini da parte di Enilive (fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro per il gasolio), seguita da iniziative analoghe di IP, ha innescato il cosiddetto “effetto Eni”, registrato dai dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Il Codacons e Assoutenti evidenziano come la mossa dimostri che le compagnie dispongono di margini industriali sufficienti per abbassare i prezzi senza gravare sull’erario, al punto che Assoutenti ha conferito all’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi il premio “Antonietta Boselli”, chiedendo la proroga del price cap fino a fine anno.
Di segno opposto la dura posizione dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che qualifica lo sconto come un “ringraziamento al governo” per non aver tassato gli extraprofitti, calcolando che dall’inizio del conflitto le compagnie abbiano applicato rincari medi speculativi per 19,67 centesimi al litro.
L’Unione Nazionale Consumatori (UNC), analizzando l’impatto reale sul territorio, evidenzia infine che il calo medio regionale è inferiore a un solo centesimo al litro, bocciando i calcoli sulle accise mobili e sollecitando la restituzione diretta del gettito Iva incassato dallo Stato.
L’ATTACCO DI FEDERCONSUMATORI: SOVRAPPREZZI RECORD E L’OMBRA DEGLI EXTRAPROFITTI
I primi sconti sui carburanti alla pompa spaccano il fronte dei consumatori. L’intervento volontario dei distributori viene accolto con estremo scetticismo dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale n, che definisce la discesa dei listini avviata da Enilive e imitata da IP come una decisione tardiva e strategica: “La corsa al ribasso dei listini applicati dalle compagnie (ENI Live, seguita da IP), probabilmente il ringraziamento nemmeno troppo celato al Governo per non aver messo mano alla tassazione sugli extraprofitti, arriva decisamente tardi. Pur apprezzando lo sforzo, non ci uniremo al coro di chi elogia e ringrazia le ‘povere’ compagnie petrolifere che si tagliano i guadagni (tra l’altro con un ritorno pubblicitario non indifferente) dopo essersi arricchite per mesi sulle tasche degli automobilisti”.
I conteggi dell’associazione, parametrizzati sull’andamento delle quotazioni delle materie prime, del rapporto di cambio euro/dollaro e delle aliquote delle accise, attestano che dall’inizio del conflitto bellico le compagnie hanno imposto un sovrapprezzo medio pari a +20,48 centesimi sulla benzina e a +19,47 centesimi sul gasolio. Questi rincari hanno generato un aggravio per le famiglie quantificato in oltre 275,38 euro in termini diretti per i rifornimenti e in ulteriori 224,50 euro per i costi indiretti riflessi sul trasporto su gomma dei beni di largo consumo.
L’associazione contesta inoltre che lo sconto applicato per un mese – pari a circa 17 centesimi sulla benzina e 19 centesimi sul gasolio – rimanga comunque inferiore al sovrapprezzo cumulato in questi mesi, segnalando che all’indomani dell’annuncio di venerdì si sono verificati aumenti preventivi dei prezzi alla pompa in diverse località. La misura volontaria rischia peraltro di creare sperequazioni geografiche tra i cittadini a seconda della distribuzione delle stazioni sul territorio di residenza o di lavoro.
LE PROPOSTE FISCALI DI FEDERCONSUMATORI: DALLO SCORPORO DELL’IVA ALLO STOP ALLE MISURE SPOT
La Federconsumatori giudica inadeguate le risposte congiunturali, domandando una revisione organica della fiscalità e del mercato. Oltre a mantenere alta l’attenzione sulle accise, l’organizzazione richiede controlli rigidi e sanzioni severe contro i fenomeni speculativi lungo l’intera filiera energetica e commerciale.
Sul piano normativo, l’associazione sollecita interventi strutturali: – superare le misure temporanee, come quelle introdotte sul bollo auto; – ridurre in maniera permanente gli oneri di sistema che gravano sulle bollette; – scorporare definitivamente il valore delle accise sui carburanti dalla base imponibile su cui viene calcolata l’Iva, ponendo fine alla cosiddetta “tassa sulle tasse”; – ridurre l’aliquota Iva a una soglia massima del 10% su tutti i beni e i prodotti energetici.
ASSOUTENTI PROMUOVE IL PRICE CAP E PREMIA L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI ENI
Di tenore opposto è il giudizio espresso da Assoutenti, che interpreta la determinazione del colosso energetico come la conferma delle proprie tesi: la discesa dei prezzi è praticabile agendo direttamente sulla marginalità della filiera privata, senza scaricare i costi sulla fiscalità pubblica.
Il presidente Gabriele Melluso ha sottolineato la portata dell’operazione: “Per mesi abbiamo sostenuto che il peso del caro carburanti non poteva ricadere soltanto sulla leva fiscale e quindi sulle casse pubbliche. Le compagnie potevano fare la loro parte, e oggi Eni lo dimostra nei fatti. È una scelta che va riconosciuta, e che ci auguriamo venga seguita al più presto da tutti altri operatori del settore”.
Sul tema è intervenuto anche Furio Truzzi, presidente onorario di Assoutenti e presidente del Comitato scientifico del Centro di Formazione e Ricerche sui Consumi: “Quella di Eni è la conferma che la nostra analisi era corretta. Quando i prezzi alla pompa si sganciano dall’andamento reale dei costi, lo spazio per ridurli esiste. Il price cap non deve però restare un gesto isolato e temporaneo. Chiediamo che venga prorogato fino a fine anno e che diventi un modello per l’intero mercato, accompagnato da una maggiore trasparenza sulla formazione dei prezzi lungo tutta la filiera.
LA RILEVAZIONE DEL CODACONS: I DATI MIMIT CONFERMANO I PRIMI RIBASSI
L’effetto calmierante trova immediato riscontro nei numeri ufficiali elaborati dal Codacons sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio carburanti del Mimit.
L’associazione dei consumatori certifica una flessione dei valori medi sia sulla viabilità ordinaria sia lungo la rete autostradale. I listini del gasolio hanno evidenziato una dinamica di rientro: – sulla rete stradale ordinaria il prezzo medio del diesel scende da 2,377 a 2,369 euro al litro; – sulla rete autostradale il prezzo medio del gasolio passa da 2,459 a 2,420 euro al litro. Pur trattandosi di variazioni millimetriche, il Codacons evidenzia il valore di rottura di questi ribassi dopo settimane di aumenti ininterrotti, imputando il merito all’iniziativa di Enilive che sta costringendo i marchi concorrenti a ritoccare i cartelli al ribasso.
La tutela dei consumatori richiede, secondo l’associazione, la piena salvaguardia della concorrenza e il contrasto a qualsiasi ostacolo frapposto all’applicazione di tetti tariffari e sconti commerciali.
L’ANALISI DELL’UNC: SCONTI RIDOTTI E LA CLASSIFICA REGIONALE DA NORD A SUD
L’impatto reale dei tagli viene ridimensionato dall’indagine condotta dall’Unione Nazionale Consumatori. Il presidente Massimiliano Dona giudica l’effetto complessivo sulle medie nazionali ancora marginale: “Effetto Eni. Grazie all’iniziativa lodevole della compagnia i prezzi oggi scendono, ma molto poco. Nonostante la vasta rete di distribuzione di Eni, l’effetto sulle medie nazionali è stato decisamente ridotto. In autostrada da ieri a oggi, primo giorno di sconto sul tetto sul gasolio a 2,19 €/l e della benzina a 1,99 €/l, il prezzo medio è sceso di 3,9 cent per il gasolio, pari a 1,95 euro per un pieno di 50 litri, -1,59%, mentre la benzina è diminuita di 4 cent, -2 euro a rifornimento, -1,77%. Nelle regioni il calo è stato ancora minore, meno di 1 cent per entrambi i carburanti: -0,8 per il gasolio e -0,7 cent per la benzina”.
L’indagine territoriale dell’UNC evidenzia una mappa a macchia di leopardo determinata dalla concentrazione degli impianti: – Friuli Venezia Giulia (prima classificata): registra il calo più consistente su scala nazionale, con -2,6 centesimi al litro per il gasolio e -2,4 per la benzina, grazie all’estesa capillarità della rete Eni; – Lazio (seconda classificata): segna una flessione di -1,5 centesimi sul gasolio e -1,3 sulla benzina; – Abruzzo (terza classificata): evidenzia un decremento di -1,4 centesimi per il gasolio e -1,1 per la benzina, favorito dall’alto rapporto tra stazioni Eni e popolazione residente; – Lombardia: registra un impatto molto limitato e si posiziona a metà classifica, a dispetto della massiccia presenza di distributori del marchio; – Sardegna (maglia nera): risulta il territorio meno favorito per il gasolio, a causa di una presenza estremamente rarefatta delle stazioni Enilive.
Dona ribadisce che, pur risultando positiva per chi risiede o lavora nelle vicinanze di un distributore Eni, l’efficacia sistemica della misura dipenderà dalla reazione delle altre compagnie nei prossimi giorni a fronte del calo dei volumi venduti.
L’AFFONDO CONTRO IL GOVERNO: IL NODO DELL’IVA E LE ACCISE MOBILI
La valutazione dell’UNC si trasforma in un severo atto d’accusa verso la politica economica dell’esecutivo, sollecitato a non intestarsi meriti industriali e a intervenire sul gettito fiscale: “Ma questi dati ci dicono anche che il Governo deve fare la sua parte e non può lavarsene le mani come Ponzio Pilato, magari attribuendosi il merito dell’iniziativa di Eni. I prezzi medi del gasolio restano astronomici, sopra 2,4 euro in autostrada e sopra 2,3 nelle strade normali. La benzina, abbandonata al suo destino dal 4 luglio, si paga oltre 2,2 in autostrada e oltre 2,1 nella rete stradale. Quindi urge che il Governo ridia agli automobilisti i soldi che ha incassato in più grazie all’Iva, senza i calcoli farlocchi delle accise mobili che nascondono quanto l’erario ha realmente incassato in questi mesi rispetto allo scorso anno”.
L’Unione Nazionale Consumatori chiede dunque la restituzione immediata dell’extra-gettito Iva incamerato dallo Stato per effetto dei rincari del greggio, contestando i meccanismi di compensazione dell’accisa mobile ritenuti non trasparenti rispetto agli incassi erariali effettivi.

