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Tempa Rossa, ancora un’interpellanza sul sito lucano

Tempa Rossa

L’atto su Tempa Rossa è stato presentato dai pentastellati per chiedere chiarimenti circa la situazione ambientale dei siti

Tempa Rossa ancora nel mirino di una interpellanza in Parlamento. Questa volta è il pentastellato Luciano Cillis a chiedere ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo e della Salute, chiarimenti circa la situazione sanitaria della zona.

RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI

“L’attività estrattiva produce, come noto, una notevole quantità di fanghi, fluidi e altri rifiuti per ogni barile di olio prodotto – si legge nell’interpellanza -; nel territorio della regione Basilicata un pozzo minerario di medie dimensioni raggiunge oltre 3.000 metri di profondità e la sua realizzazione comporta la produzione di rifiuti speciali e pericolosi composti al 50 per cento da fanghi e al 50 per cento da acque di strato che, per ogni metro perforato, equivalgono a 4,5 barili di rifiuti”.

NESSUNA NOTIZIA SULLE BONIFICHE

“In particolare, il giacimento di Tempa Rossa registra un’attività estrattiva quantificabile in una quota di 30 mila barili al giorno e a regime arriverà a 50 mila barili giornalieri, una enormità di rifiuti prodotti da un solo pozzo sia durante la perforazione che durante le attività di estrazione; come noto, nel territorio di Corleto Perticara, comune in provincia di Potenza, negli anni ’90 avvenne un versamento illegale di fanghi tossici da attività estrattiva e le aree contaminate furono messe sotto sequestro solo nel 2010, ovvero 19 anni dopo – osserva l’interpellanza -; ad oggi non risulta agli interpellanti alcuna notizia in merito all’avvenuta bonifica dei suddetti siti inquinati, mentre sono note le continue proteste di cittadini e agricoltori proprietari di terreni confinanti con le suddette aree, a causa dei numerosi decessi, probabilmente provocati dall’inquinamento presente in dette zone, anche se non risultano effettuate indagini eziologiche finalizzate a capire quanto tali fattori ambientali abbiano influito nel determinare malattie mortali; tre società minerarie, l’Eni, la Total e una loro consociata passata nel tempo da una proprietà all’altra, in relazione ai fanghi illecitamente versati a Corleto Perticara, risultano coinvolte”.

“La Total risultava affittuaria dei terreni confinanti con i suoi pozzi di petrolio a Tempa Rossa, a Serra d’Eboli, comune di Corleto Perticara, dove realizzò vasche da 2.000 metri cubi, di rifiuti petroliferi, mai utilizzate e senza aver mai presentato una valutazione d’impatto ambientale. I rifiuti furono però trovati nei limitrofi campi coltivati”, si legge ancora nell’interpellanza.

QUAL È LA SITUAZIONE AMBIENTALE DEI SITI?

Da qui la richiesta dei pentastellati ai titolari dei tre dicasteri: “Di quali elementi disponga in ordine alla situazione ambientale dei siti di cui in premessa e se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per la costituzione di un tavolo interministeriale che coinvolga gli enti locali interessati anche per la riparazione del danno ambientale; se non ritenga di dover promuovere una verifica da parte del comando carabinieri per la tutela ambientale, volta ad appurare l’entità del danno; se intenda promuovere, per il tramite dell’istituto superiore di sanità, un’indagine epidemiologica volta a chiarire le motivazioni dei numerosi decessi avvenuti nel corso degli anni nelle comunità delle aree di cui in premessa”, conclude l’interpellanza.

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