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Total aspetta i cinesi sul South Pars

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La compagnia francese è stata la prima azienda petrolifera occientale a firmare importanti accordi energetici con l’Iran. Teheran aveva concesso 60 giorni per ottenere una deroga delle sanzioni dagli Usa

La compagnia francese Total aspetta notizie dalla cinese China National Petroleum Corp (CNPC) per conoscere il destino della sua partecipazione nello sviluppo del gigantesco giacimento iraniano di gas di South Pars.

TOTAL È ANCORA TITOLARE DEL PROGETTO DI SOUTH PARS

iran nucleareLa potenziale uscita dal progetto da parte della società francese si inserisce nel contesto delle sanzioni statunitensi nei confronti dell’Iran che costringe le società internazionali a riconsiderare i rapporti con Teheran, titolare in questo caso, di uno dei più grandi giacimenti offshore di gas naturale al mondo nel Golfo Persico. Total al momento gestisce il progetto con una quota del 50,1%, ed è partner di CNPC (30%) e di Iran Petropars (19,9%). L’accordo complessivo ha un valore di 4,8 miliardi di dollari e fatto di Total la prima grande azienda energetica occidentale ad investire in questo paese dopo le precedenti sanzioni internazionali comminate a Teheran per il suo programma di ricerca nel nucleare, revocate all’inizio del 2016. “Il processo contrattuale è ancora in corso e, da parte nostra, non siamo stati informati di una posizione ufficiale da parte di CNPC, ma come abbiamo sempre indicato, CNPC ha il diritto di rilevare la nostra partecipazione se lo decide”, ha detto un portavoce di Total.

LA DEROGA A TOTAL PER TROVARE UN ACCORDO CON GLI USA SCADUTA A LUGLIO

Il Ceo di Total Patrick Pouyanne ha dichiarato il 7 luglio scorso che la minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti rendeva nuovamente impossibile il lavoro in Iran alle aziende energetiche internazionali. Un mese prima, l’azienda aveva dichiarato di aver bloccato i piani di sviluppo, avendo investito meno di 40 milioni di euro nel progetto, ma avrebbe tentato di mettere pressione al governo degli Stati Uniti per ottenere una deroga. Il ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh aveva concesso a Total 60 giorni di tempo per recedere dal contratto di South Pars se non fosse stata in grado di ottenere una deroga dagli Usa prima di cedere la propria quota alla CNPC. Deroga scaduta però a luglio. Da allora, i funzionari hanno inviato messaggi contrastanti sullo stato di avanzamento del progetto. Mohammad Mostafavi, direttore degli investimenti della National Iranian Oil Co. ha dichiarato sabato scorso all’agenzia di stampa ufficiale IRNA che la CNPC aveva acquisito la quota di Total nel progetto del gas, con una partecipazione dell’80,1%. Affermazioni, tuttavia, contraddette successivamente dallo stesso Mostafavi: “I membri del consorzio incaricati di sviluppare la Fase 11 di South Pars svolgeranno il loro ruolo come stabilito nelle disposizioni dell’accordo, non sono state apportate modifiche alle disposizioni del contratto”.

LO SVILUPPO DELLA FASE 11 DEL SOUTH PARS È FINALIZZATO A RISPONDERE ALLA DOMANDA INTERNA DI GAS

Lo sviluppo della Fase 11 del South Pars è finalizzato principalmente a rispondere alla domanda interna di gas, con una capacità produttiva di 2 miliardi di metri cubi al giorno. Il progetto dovrebbe inoltre produrre, inoltre, circa 70.000 barili al giorno di condensa, ed entrare in esercizio per il 2021. Gli Stati Uniti hanno imposto il primo lotto di sanzioni a partire da 7 agosto. Il secondo lotto di sanzioni entrerà in vigore il 5 novembre, comprese le misure contro il settore petrolifero iraniano. Tuttavia, stanno già avendo un impatto. La Corea del Sud, il terzo maggiore acquirente di greggio e condensato del paese nel 2017, ha bloccato le importazioni da luglio. Le esportazioni di petrolio iraniano sono scese al livello più basso degli ultimi quattro mesi di luglio, secondo le stime di S&P Global Platts, e i principali acquirenti hanno iniziato a ridurre i loro acquisti. I volumi stimati delle esportazioni di Aframaxes, Suezmaxes e VLCC dai porti iraniani in luglio sono scesi del 7% a 2,32 milioni di barili giornalieri dai 2,49 milioni di giugno, sempre secondo i dati di S&P Global Platts. E con l’avvicinarsi delle sanzioni di novembre si prevede un calo ancora più rapido.