Scenari

Troppi dividendi per le compagnie petrolifere

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Dal 2010, le cinque maggiori compagnie petrolifere del mondo ExxonMobil, BP, Chevron, Total e Royal Dutch Shell hanno speso molto di più di quanto abbiano generato includendo i pagamenti degli azionisti

Le più grandi compagnie petrolifere quotate in borsa al mondo “vivono al di là delle loro possibilità” da anni. Dal 2010, le cinque maggiori compagnie petrolifere del mondo hanno speso molto di più di quanto abbiano generato includendo i pagamenti degli azionisti. ExxonMobil, BP, Chevron, Total e Royal Dutch Shell hanno versato un totale di 536 miliardi di dollari di dividendi e riacquisti di azioni dal 2010, una cifra che supera di gran lunga i 329 miliardi di dollari di free cash flow dello stesso periodo, secondo un nuovo rapporto di l’Istituto di economia energetica e analisi finanziaria (IEEFA).

A QUANTO AMMONTA IL DIVARIO

Ciò si traduce in un divario di 207 miliardi di dollari, ovvero circa il 39 per cento del totale che è stato dato agli azionisti. Secondo l’IEEFA, per essere compensato, le major petrolifere hanno colmato il deficit vendendo asset e indebitandosi. “Le major del petrolio stanno costantemente sottoperformando il mercato e credono che gli azionisti non se ne accorgeranno se riceveranno dividendi generosi – ha dichiarato il direttore finanziario dell’IEEFA e il coautore Tom Sanzillo -. Poiché queste società continuano a vendere asset e a fare più debito, rivelano un settore in disordine”.

EXXONMOBIL CON IL DEFICIT MAGGIORE

ExxonMobil ha riscontrato il deficit maggiore, per un totale di quasi 65 miliardi di dollari. La BP di quasi 50 miliardi di dollari. Il deficit di Chevron ha toccato i 43 miliardi di dollari, quello di Total 27 miliardi di dollari e Shell ha raggiunto i 22 miliardi di dollari.

DEBOLEZZA DEL MODELLO BUSINESS

“Questa pratica riflette una debolezza sottostante nei fondamenti dei modelli di business contemporanei del petrolio e del gas: i ricavi delle operazioni delle majors non coprono le loro spese operative e le spese in conto capitale – hanno scritto gli autori -. I dividendi generosi e i riacquisti di azioni conferiscono alle aziende l’apparenza di prestazioni finanziarie blue chip affidabili quando, in questo caso, è vero il contrario”. In sostanza, hanno aggiunto, le compagnie petrolifere “sembrano investimenti sempre più speculativi”. Anche se, precisano, ciò non significa che le compagnie petrolifere non siano redditizie ma solo che stanno riversando denaro agli azionisti a tassi insostenibili.
Secondo l’IEEFA per un po’ di tempo le cinque società hanno venduto asset per mantenere i pagamenti agli azionisti. Ad esempio, Shell ha venduto 68 miliardi di dollari in asset nell’ultimo decennio, e probabilmente questa pratica non si arresterà secondo l’Istituto. “Queste mosse fanno parte di una più ampia tendenza nel settore della raccolta di liquidità di vendere asset mal posizionati o con prestazioni inferiori”, ha ammesso l’Istituto di economia energetica e analisi finanziaria che ha avvertito però anche il gonfiarsi del debito che nel frattempo ha raggiunto i 122 miliardi di dollari nello stesso lasso di tempo.

UN MODELLO CHE NON PUO’ CONTINUARE PER SEMPRE

In poche parole, evidenzia l’Istituto di economia energetica e analisi finanziaria, il divario tra la quantità di denaro data agli azionisti e ciò che generano le major petrolifere è un modello non può continuare per sempre. Anche se, qualsiasi tentativo di ristrutturare l’accordo con gli azionisti, ad esempio tagliando i dividendi, è stato spesso oggetto di una reazione negativa da Wall Street. Senza forti dividendi, detenere lo stock di una major petrolifera diventa meno attraente. Alcuni di loro hanno ridotto i pagamenti durante il profondo crollo del mercato petrolifero nel 2015 e nel 2016, ma li hanno rapidamente ripristinati nei trimestri successivi.