Energie del futuro

Tutto quello che non va nel decreto Fer targato 5Stelle

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Si è tenuto martedì pomeriggio al Mise l’incontro sul decreto rinnovabili tra il Sottosegretario Davide Crippa e le associazioni di categoria.

Girava infatti da settimane la bozza del decreto Fer del Governo Conte, che pare sarà definitivo entro metà ottobre. Ma dal primo lancio le associazioni ambientaliste e di categoria hanno immediatamente protestato: il decreto era identico a quello Calenda.

Nonostante le dichiarazioni da campagna elettorale e oltre, di voler completamente rivoltare la bozza Fer precedente, che come per Ilva Calenda non ha fatto in tempo a dare alla luce poiché il governo in dirittura d’arrivo, a ben vedere la bozza uscita dal Mise di Di Maio è passata anche al vaglio del Ministero dell’Ambiente del Generale Costa, aggiorna il testo Calenda di pochissimo e con addirittura diversi passi indietro.

A confermarlo ieri durante il tavolo lo stesso delegato sottosegretario pentastellato Crippa: “Abbiamo preferito la velocità nell’esecuzione al totale stravolgimento del testo iniziale del decreto, volontà che rispecchia le richieste avanzate dagli stakeholder di muoversi in tempi brevi per far partire i bandi. Abbiamo davanti una coperta corta, che richiede di massimizzare gli sforzi”.

Una delle prime critiche infatti è che con la bozza attuale slittano le date di apertura dei bandi: non si comincerà più il 30 novembre, ma il 31 gennaio 2019, con conseguente modifica del calendario.

Al centro delle preoccupazioni degli stakeholder poi i contingenti di potenza, la neutralità tecnologica e l’obbligo di bonifica.

Alle gare potranno partecipare anche “aggregati costituiti da più impianti”. I più preoccupati sono i produttori di energia eolica: il costo medio di produzione è tendenzialmente superiore alla tariffa prevista. La bozza conferma le aste al massimo ribasso per gli impianti eolici da un megawatt in su e li mette in competizione con gli impianti fotovoltaici. E per accedere alle procedure d’asta bisogna soddisfare il requisito di solidità finanziaria, un meccanismo che insieme alle priorità previste favorisce l’accentramento finanziario e la più matura tecnologica del fotovoltaico.

Altra critica, venuta questa volta anche dagli stessi attivisti 5 Stelle, era la mancanza di obbligo di bonifica per impianti installati su terreni inquinanti.
Norma dagli attivisti ribattezzata ‘pro Eni’ perché, tramite la sua bad company Syndial, ha migliaia di ettari contaminati pronti per passare al solare.

Ma Crippa ha fatto intuire che l’obbligo di bonifica verrà introdotto. Si tratta di definire come: “Dobbiamo capire se vogliamo utilizzare o meno l’incentivo su suoli già bonificati” e, in questo caso, “capire i termini temporali per far sì che questo percorso non abbia un cortocircuito”.

Una delle novità maggiori introdotte nella nuova formulazione del dm, la presenza di una premialità per chi sostituisce i tetti di amianto con pannelli solari fotovoltaici, da molti giudicata lodevole, sarà rivista e migliorata.
Questa sicuramente è una delle novità presentate martedì da Crippa rispetto alla bozza circolata nei giorni precedenti: sono stati inseriti 700 MW di potenza incentivata riservata ai soli impianti fotovoltaici realizzati in sostituzione di coperture in eternit o amianto al di sotto di 1 MW. E Per gli impianti in sostituzione di eternit o amianto e stato inserito un premio aggiuntivo di 12 euro/mw esteso a tutta l’energia prodotta e non solo a quella messa in rete come inizialmente previsto.

In sintesi siamo molto lontani dal target al 32% che per raggiungere entro il 2030 dovremmo raddoppiare la quantità di rinnovabili, cosa non agevolata da questo decreto.

La capacità complessiva prevista nell’attuale bozza (6.920 MW) è superiore a quella della bozza di decreto del vecchio governo soltanto per 595 MW: tenuto conto dei 700 MW aggiuntivi per l’amianto, l’insieme degli altri contingenti risulta addirittura ridotto. Poiché, per realizzare gli obiettivi 2021 – 2030 sarà necessaria una potenza aggiuntiva media annua di almeno 5,5 GW, l’incremento medio previsto dal decreto (2,3 GW/anno) è meno della metà.

Paradossalmente il Movimento Cinque Stelle che in Europa ha contribuito all’innalzamento della percentuale prevista nella Sen, arriva al governo in casa propria e ricicla un testo che ci impedirà di fatto raggiungere quell’obiettivo.