Uno studio dell’Università di Oxford lancia l’allarme: se gli Usa tagliassero il GNL e Hormuz venisse chiuso, i prezzi schizzerebbero oltre i livelli della crisi del 2022. E Roma sarebbe tra le capitali più esposte
Cosa succederebbe all’Ue se Trump tagliasse le esportazioni di GNL? I prezzi del gas naturale liquefatto statunitense salirebbero a livelli tali da causare un danno economico paragonabile alle crisi di approvvigionamenti. E l’Italia sarebbe tra i Paesi più esposti alla volatilità dei prezzi. Sono i risultati di una ricerca condotta da un gruppo di studiosi di alto livello guidato dal professor Jan Rosenow dell’Università di Oxford, che mostra che l’Unione Europea non sembra aver fatto grandi passi avanti sul fronte della sicurezza energetica dal 2022 ad oggi.
COSA RISCHIA L’UE SE TRUMP CHIUDE I RUBINETTI DEL GAS?
La sicurezza energetica dell’Ue è ancora una chimera, secondo lo studio di Oxford. Infatti, una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ed eventuali tagli alle esportazioni di GNL Usa avrebbe conseguenze importanti sull’Unione Europea. Il rischio principale per il Vecchio Continente non è rimanere a secco di gas, ma doverlo pagare a peso d’oro.
Secondo i ricercatori, una chiusura di sei mesi di Hormuz farebbe salire i prezzi delle importazioni europee di GNL a 28 $/MMBtu, più del doppio della media del 2024, pari a circa 12,5 $. Se Trump, poi, decidesse di tagliando le esportazioni statunitensi di gas naturale liquefatto, farebbe salire i prezzi a 54,9 $/MMBtu, superando il picco del 2022. Uno scenario non così distopico, secondo gli accademici. Infatti, i ricercatori sostengono che il taglio delle esportazioni rappresenterebbe una risposta credibile al forte aumento dei prezzi interni del gas naturale.
“L’Europa non è rimasta senza gas durante la chiusura dello Stretto di Hormuz. Abbiamo semplicemente pagato una fortuna per i carichi che siamo riusciti a ottenere. Questa distinzione è il nocciolo della questione. La narrativa post-2022 era che l’Europa avesse vinto passando dal gas russo via gasdotto al GNL trasportato via mare. Ciò che non abbiamo fatto è stato ridurre la nostra dipendenza da questa molecola. L’unica copertura affidabile contro i prezzi elevati del gas è consumarne meno, e ciò significa accelerare l’elettrificazione, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili”, ha commentato il Professor Jan Rosenow dell’Università di Oxford.
L’ITALIA TRA I PAESI PIU’ A RISCHIO
I prezzi delle importazioni europee di GNL rischiano di raggiungere i massimi raggiunti nel 2022. E il nostro Paese rischia di pagare il conto più salato. Infatti, l’Italia è tra i paesi europei più esposti alla volatilità dei prezzi del gas naturale, secondo lo studio di Oxford.
“La nostra modellizzazione mostra che la vulnerabilità primaria dell’Europa non è più la scarsità fisica, ma la formazione dei prezzi in un mercato globale del GNL strettamente interconnesso. Nessuna risposta plausibile alla domanda europea può stabilizzare il mercato da sola”, ha affermato il Dott. Sebastian Zwickl-Bernhard, TU Wien, Energy Economics Group, e NTNU.


