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Umbria, stop alle rinnovabili: il Governo impugna la legge sulle aree idonee. Ecco i motivi del no

Palazzo Chigi blocca il provvedimento regionale per contrasto con le norme UE e nazionali sull’energia. Sotto accusa le restrizioni eccessive e la gestione della governance che violerebbero la Costituzione. Assessore De Luca: Assurdo impugnare due volte la stessa legge al solo scopo di permettere mega-impianti industriali ovunque

Il Consiglio dei ministri ha deciso di alzare un muro contro la strategia energetica della Regione Umbria, deliberando l’impugnazione della legge regionale n. 4 del 7 aprile 2026 davanti alla Corte Costituzionale. Il provvedimento, che mirava a riscrivere le regole per l’installazione di pannelli fotovoltaici e pale eoliche sul territorio, è stato giudicato in palese contrasto con le direttive italiane ed europee.

Secondo il Governo, la norma umbra travalica le competenze regionali in materia di produzione e distribuzione dell’energia, violando i principi di buon andamento della Pubblica amministrazione e il riparto di poteri sancito dagli articoli 97 e 117 della Costituzione.

IL FRONTE GIURIDICO E L’INTERVENTO DI CALDEROLI

L’impugnativa decisa dal Consiglio dei ministri di ieri sera, a seguito di un’istruttoria promossa dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, è maturata dopo l’esame di tredici provvedimenti delle regioni e delle province autonome, tra i quali quello dell’Umbria è apparso come il più problematico sul piano della compatibilità normativa.

Al centro della disputa c’è il tentativo della Regione di imporre vincoli e perimetri alle cosiddette “aree idonee” che non collimano con il quadro nazionale definito dal Decreto Legislativo 190/2024. Nonostante l’amministrazione umbra avesse tentato di correggere il tiro rispetto a precedenti rilievi, Palazzo Chigi ha ritenuto che le “modificazioni e integrazioni” apportate nell’aprile scorso persistano nel violare la gerarchia delle fonti e gli impegni internazionali sulla decarbonizzazione.

ASSESSORE DE LUCA: “GOVERNO RICORRE DUE VOLTE CONTRO LA STESSA NORMA PER PERMETTERE MEGA-IMPIANTI

“È assurdo impugnare due volte la stessa legge al solo scopo di permettere mega-impianti industriali ovunque, anche davanti alla Basilica di Assisi o sul Monte Ingino”. L’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca, commenta così la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge Regionale n. 4 del 7 aprile 2026 recante “Modificazioni e integrazioni di leggi regionali”.

“Ci troviamo di fronte a un paradosso senza precedenti – dichiara l’assessore Thomas De Luca – nonostante la Regione Umbria abbia lavorato in tempi record per adeguare il testo normativo della precedente LR 7/2025 al mutato quadro nazionale del decreto Transizione 5.0 e del D.lgs 190/2024, in uno spirito di leale collaborazione, il Governo Meloni sceglie nuovamente la via dello scontro. L’obiettivo appare chiaro: scardinare la pianificazione territoriale verso una totale assenza di regole per permettere che dell’Umbria venga fatta carne da macello”.

Il punto centrale della contestazione riguarda la disciplina delle aree non idonee contenuta nell’articolo 88, commi 1 e 2 della legge regionale. Secondo il Consiglio dei Ministri, definire un’area come ‘non idonea’ — ovvero un luogo dove gli obiettivi di protezione ambientale rendono molto probabile un esito negativo del procedimento autorizzativo — violerebbe il principio di imparzialità dell’azione amministrativa (Art. 97 Cost.) e la potestà legislativa nazionale (Art. 117 Cost.), quasi come se l’esito fosse già predeterminato, spiega la Regione Umbria.

“Rigettiamo fermamente questa interpretazione – risponde De Luca – individuare aree non idonee non significa porre divieti assoluti a priori, come abbiamo specificato nel comma 1-bis dell’articolo 88, ma significa esercitare il diritto-dovere di pianificazione per evitare che le aziende perdano tempo e denaro investendo in contesti ad alto rischio di diniego. È un atto di trasparenza verso i proponenti e di tutela verso i cittadini umbri. Sostenere che la pianificazione territoriale violi l’imparzialità è un attacco frontale all’autonomia delle Regioni. È oltretutto sconcertante che sia stata ignorata la nostra richiesta di attendere l’esito del primo contenzioso prima di modificare eventualmente il testo”.

“Sulle aree non idonee non facciamo alcun passo indietro – conclude l’assessore De Luca – non possiamo accettare che la transizione energetica venga calata dall’alto, ignorando le cento consultazioni territoriali svolte con i sindaci di ogni colore politico e le reali vulnerabilità del nostro paesaggio. La nostra visione resta quella di una transizione democratica e governata dai territori che incentivi le Comunità Energetiche Rinnovabili e l’autoconsumo per famiglie e imprese, e che preveda anche impianti industriali ma non in aree non idonee. Andremo in Corte Costituzionale con la consapevolezza di chi difende l’identità dell’Umbria. Non permetteremo che la retorica della destra sulla difesa della Patria si traduca, alla prova dei fatti, nella cessione pezzo per pezzo del nostro territorio a logiche esclusivamente di profitto”.

LA MAPPA DELLE SUPERFICI IDONEE E LE PROCEDURE ACCELERATE

Il testo della legge impugnata, redatto per fornire un quadro certo agli investitori, individuava aree specifiche dove l’iter autorizzativo avrebbe dovuto godere di una corsia preferenziale. Oltre ai siti già previsti dallo Stato, l’Umbria aveva inserito nell’elenco delle zone idonee le superfici per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), le cave dismesse, i siti di bonifica, le strutture carcerarie e le aree entro 300 metri dalle principali arterie stradali come la E45 o le linee ferroviarie.

Per questi progetti, la Regione prevedeva termini ridotti di un terzo e un parere paesaggistico obbligatorio ma non vincolante. Una semplificazione che, secondo i tecnici ministeriali, si scontrava con la “prevalenza di idoneità” abrogata dal legislatore nazionale, la quale esige che l’intero progetto ricada al 100% all’interno delle aree designate per poter beneficiare di procedure snellite.

ZONE NON IDONEE: IL RISCHIO DI BOCCIATURA PREVENTIVA

Un punto particolarmente critico riguarda l’articolo 4 della norma regionale, che definisce il perimetro delle zone considerate incompatibili con gli impianti FER. Pur non ponendo un divieto assoluto, la legge umbra avvertiva i proponenti che in tali aree gli obiettivi di protezione ambientale porterebbero a un esito negativo “quasi certo”.

L’elenco è vasto e comprende siti UNESCO, reti Natura 2000, le praterie sommitali e la preziosa fascia pedemontana olivata tra Assisi e Spoleto. Per gli impianti di grandi dimensioni, la non idoneità si estendeva fino a 3.000 metri dai beni tutelati e 2.000 dai centri abitati. Ciò che ha allarmato il Governo è stata anche l’applicazione retroattiva di questi criteri, che avrebbe colpito persino i progetti già sottoposti a valutazione ambientale prima dell’entrata in vigore della legge.

TECNOLOGIE DI ACCUMULO E QUALITÀ DEI PROGETTI

La legislazione umbra dedicava ampio spazio anche alla promozione dei sistemi di accumulo, visti come pilastro strategico per la stabilità della rete elettrica. Venivano incentivate tecnologie come l’idrogeno verde e l’accumulo gravitazionale, consentendo aumenti della superficie degli impianti fino al 30 per cento nei siti di rifacimento (repowering) che avessero integrato sistemi di storage.

Parallelamente, la Regione imponeva criteri di “alta qualità progettuale” molto stringenti: garanzie finanziarie per lo smantellamento, analisi delle alternative e oneri istruttori che potevano arrivare al 5 per cento dell’investimento per gli impianti situati in zone non idonee. Tali balzelli economici sono stati letti dal Governo come un possibile deterrente allo sviluppo delle rinnovabili.

EOLICO E CENTRI STORICI TRA VINCOLI E COMPENSAZIONI

Infine, la legge affrontava il nodo dei centri storici e della produzione eolica. Ai Comuni veniva concessa la facoltà di vietare i pannelli solari sui tetti dei borghi antichi, a patto di individuare aree alternative per l’autoconsumo. Per l’eolico, la Giunta si impegnava a mappare le zone a bassa esposizione panoramica con vento superiore ai 6 metri al secondo.

Sul fronte urbanistico, si apriva alla realizzazione diretta del fotovoltaico in aree già insediate, escludendo l’incidenza degli impianti sugli indici di copertura edilizia. Tutte queste misure, nate con l’ambizione di guidare la transizione energetica umbra, sono ora congelate dal ricorso governativo, lasciando il settore in una fase di profonda incertezza normativa.

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