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Usa, Biden promette “investimenti storici” nell’energia pulita

Usa

Il piano di Biden ha una propensione ‘nazionalista’ basata sul un modello “Made in America” nel tentativo di competere con Trump su una sorta di agenda “America First”

Il candidato democratico alla presidenza Joe Biden ha proposto un pacchetto di 2.000 miliardi di dollari per energia pulita e contrasto ai cambiamenti climatici: un piano che prevede la revisione delle politiche di trasporti, elettricità e industria pesante. Tra i punti salienti del piano vi sono: rendere l’intero settore dell’elettricità completamente privo di emissioni di Co2 entro il 2035, ristrutturare quattro milioni di edifici in quattro anni, costruire 500.000 stazioni di ricarica per veicoli elettrici e finanziare la ricerca su una varietà di tecnologie avanzate per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica e per l’energia nucleare.

PACCHETTO PIU’ AGGRESSIVO RISPETTO ALLE PRIMARIE

Il pacchetto è molto più aggressivo di quello proposto all’inizio di quest’anno durante le primarie, che prevedeva 1,7 trilioni di dollari in dieci anni, con l’obiettivo di raggiungere il traguardo di emissioni nette pari a zero entro il 2050. Questo nuovo piano prevede 2.000 miliardi di dollari in quattro anni, e porta la componente elettrica dell’obiettivo ‘net zero’ al 2035. Inoltre, c’è molta attenzione alla giustizia ambientale – anzi, un piano aggiuntivo – in riconoscimento del cambiamento nel panorama politico sulla scia delle proteste di George Floyd.

“Se avrò l’onore di essere eletto presidente, non ci limiteremo a ritoccare i ‘bordi’. Faremo investimenti storici che coglieranno l’opportunità, di questo momento storico”, ha detto Biden in un discorso di presentazione del piano.

UTILITIES USA HANNO GIA’ OBIETTIVI SIMILI

Raggiungere il 100% di elettricità pulita entro il 2035 è visto come un obiettivo aggressivo e ambizioso, ma, come osserva E & E News, un numero crescente di utility in tutte le parti del Paese ha già obiettivi simili, anche se la maggior parte si avvicina alla metà del secolo. Molte regioni sono sulla buona strada – nella rete elettrica texana di ERCOT, l’eolico e il solare hanno rappresentato il 39% della produzione di energia elettrica nella prima metà del 2020, molto più del carbone e non lontano dalla quota del gas naturale, pari al 44%.

UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO

Biden sostiene che il suo piano creerà 1 milione di posti di lavoro nell’industria automobilistica e milioni di posti di lavoro nella costruzione di infrastrutture – strade, ponti, spazi verdi, sistemi idrici e reti elettriche -. Il piano mira anche a sostenere il trasporto pubblico con metropolitane leggere, autobus e biciclette.

SI PUNTA AL ‘MADE IN AMERICA’ PER CONTRASTARE ‘L’AMERICA FIRST’

Il piano di Biden ha una propensione ‘nazionalista’ basata sul un modello “Made in America”. Apparentemente nel tentativo di competere con Trump su una sorta di agenda “America First”, Biden posiziona il suo piano di produzione automobilistica sia come fonte di posti di lavoro sia come elemento in grado di contrastare la Cina. In effetti, il Democratico nomina la Cina nel suo piano. Come hanno fatto notare gli analisti, infatti, c’è un peculiare consenso bipartisan nei confronti della Cina, e una mancanza di dibattito con Trump. E in questo senso, l’ex vicepresidente ha posto un’enfasi particolare sul fatto che i veicoli elettrici e gli autobus a emissioni zero siano “Made in America”.

LE CRITICHE DELL’AMERICAN PETROLEUM INSTITUTE

Il piano di Biden è stato in gran parte accolto bene dai suoi sostenitori e da quelli più a sinistra, che sono stati scettici finora nei confronti dei piani delineati dal candidato democratico. Dal canto suo, invece, Trump ha criticato il piano come è naturale. Ma lo stesso ha fatto anche l’American Petroleum Institute: “Non si possono affrontare i rischi del cambiamento climatico senza l’industria americana del gas naturale e del petrolio, che continua a guidare il mondo nella riduzione delle emissioni, fornendo allo stesso tempo energia accessibile, affidabile e più pulita a tutti gli americani”, ha detto il CEO dell’API Mike Sommers.

LE CRITICHE AL PIANO DI BIDEN

Non solo. Nella proposta mancano, secondo i detrattori, diversi elementi degni di nota. Il piano non fa alcun accenno alla riduzione della produzione di petrolio e gas, e quando è stato pressato di recente su questo aspetto, Biden ha detto molto esplicitamente che non avrebbe toccato la fratturazione idraulica se non per vietare i nuovi permessi sui terreni federali, una porzione piuttosto piccola di perforazione nel settore. Al piano manca poi qualche dettaglio sulle funzioni dell’EPA per regolare le emissioni di gas serra. E non dice nulla anche sui prezzi del carbonio.

In una nota ai clienti, ClearView Energy Partners ha detto che “fare campagna e governare sono cose diverse, se pensiamo che un ordine esecutivo ‘day one’ da parte di un presidente Biden potrebbe stabilire una traiettoria verso alcuni (o tutti) questi obiettivi”, facendo riferimento alle normative sui gas serra, ai limiti sulle trivellazioni sui terreni federali, e premendo per una qualche versione di un prezzo della Co2. La società di consulenza ha detto che chi vincerà le elezioni dovrà ricordarsi di avere anche un ‘mandato di recovery’ dalla crisi pandemica, intendendo, di fatto, che esiste spazio politico per un massiccio stimolo verde.

FONDAMENTALE LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO

Guardando alla breve finestra di opportunità prima degli ‘esami’ di metà mandato del 2022, ClearView sostiene inoltre che Biden potrebbe firmare una raffica di ordini esecutivi per delineare una serie di priorità, come standard più severi di risparmio di carburante, la firma all’accordo di Parigi sul clima, e l’uso più massiccio del calcolo del carbonio come costo sociale. Altre possibilità includono la regolamentazione del metano e la necessaria considerazione delle emissioni di gas serra durante il ciclo di vita per i nuovi progetti infrastrutturali.

Ma nonostante il presidente Biden potrebbe essere in grado di fare molto attraverso l’utilizzo degli ordini esecutivi, che rappresenta uno strumento proprio dell’inquilino della Casa Bianca, la maggior parte delle politiche delineate nel suo piano “richiederà un passaggio al Congresso, il che rende il risultato al Senato incredibilmente importante”, ha osservato Oilprice.