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Usa, settore shale tra Chapter 11 e M&A: Opportunità di investimento a basso costo

Usa

L’analisi di Rystad Energy che prende in esame le richieste di fallimento del chapter 11 Usa e le attività di fusione e acquisizione (M&A) nel settore shale statunitense.

Diversi grandi e piccoli produttori indipendenti statunitensi di petrolio e gas hanno presentato istanza di fallimento quest’anno, con debito all’apice e speranze di recupero del flusso di cassa crollato a causa della recessione causata dalla pandemia di Covid-19.

Allo stesso tempo, il mercato degli asset in sofferenza ha creato opportunità sia per gli investitori istituzionali sia per le major petrolifere di acquistare risorse shale a prezzi scontati, come dimostra un’analisi di Rystad Energy che prende in esame le richieste di fallimento del chapter 11 Usa e le attività di fusione e acquisizione (M&A) nel settore shale statunitense.

FALLIMENTI IN AUMENTO

“Le notifiche di Chapter 11 per le società E&P statunitensi sono balzate a un massimo di quattro anni nel secondo trimestre del 2020, sia in termini di numero complessivo di casi, sia nei casi presentati da società con almeno un miliardo di dollari di debito totale. Nel secondo trimestre 2020 il numero di casi è aumentato per via del calo dei prezzi WTI scesi al di sotto dei 40 dollari, causando agli operatori con prezzi di pareggio più alti difficoltà nel debito”, ha sottolineato Rystad Energy.

“Alcuni degli operatori che erano al limite ma che erano sopravvissuti senza dichiarare fallimento nel 2016 non sono stati in grado di evitare questo destino stavolta – ha spiegato la società di consulenza -. Le maggiori compagnie che hanno presentato istanza per il Chapter 11 nel 2020 sono Chesapeake Energy (debito: 9,2 miliardi di dollari), Ultra Petroleum (debito: 5,5 miliardi di dollari), Whiting Petroleum (debito: 3,6 miliardi di dollari), Denbury Resources (debito: 2,1 miliardi di dollari) e Extraction Oil & Gas (debito: 1,9 miliardi di dollari)”.

RACCOLTA CAPITALE AL MINIMO STORICO

“Il capitale esterno raccolto dall’industria E&P statunitense ha raggiunto il minimo storico di 12,6 miliardi di dollari nel 2019, rispetto alla media annua di 37,7 miliardi di dollari registrata dal 2014, nonostante la forte aggiunta di 5,2 miliardi di dollari di debito nel mese di dicembre. Finora nel 2020 il settore ha già emesso 10,5 miliardi di dollari, trainato principalmente da EQT, Laredo Petroleum, Parsley Energy, WPX Energy, Diamondback Energy e Pioneer Natural Resources”, ha evidenziato Rystad Energy.

“Prevediamo che nel 2020 l’emissione di debito supererà il livello dell’anno scorso nel terzo trimestre. La raccolta di capitali rimane focalizzata sul rifinanziamento del debito e sul supporto per il riavvio dei programmi di trivellazione”, ha detto Alisa Lukash, analista senior di scisto di Rystad Energy.

LE OPERAZIONI DI FUSIONE E ACQUISIZIONE

Finora quest’anno il mercato onshore statunitense “ha visto 14 operazioni di M&A, di cui una sola vale più di 1 miliardo di dollari. A titolo di confronto, ci sono state sei operazioni che hanno superato il miliardo di dollari nei primi sette mesi dell’anno scorso e nove per tutto il 2019, tutte fusioni aziendali. L’affare più grande di quest’anno è l’acquisizione annunciata da Chevron di Noble Energy a metà luglio per un valore totale di mercato di 13 miliardi di dollari, se si include il debito della Noble. Un altro accordo interessante è stato annunciato a maggio, quando National Fuel Gas (NFG) ha annunciato l’intenzione di acquisire la zona shale degli Appalachi della Shell per 541 milioni di dollari”.

“Vista l’incertezza e i bassi prezzi delle materie prime nel mercato statunitense fino ad oggi, potrebbe essere il momento opportuno per le acquisizioni di beni specifici, soprattutto nei bacini petroliferi dove i costi sono ai minimi storici. Poiché molti degli operatori più piccoli stanno lottando, le aziende più robuste sono ben posizionate per negoziare buoni prezzi in caso di espansione del loro portafoglio”, ha sottolineato Lukash.