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Coronavirus, per le compagnie petrolifere possibile record di fallimenti

petrolio

Le società nordamericane di servizi petroliferi e di perforazione si trovano ad affrontare debiti per 32 miliardi di dollari da quest’anno fino al 2024. E il coronavirus non le aiuta

Già lo scorso anno l’industria dell’energia è stata scossa da fallimenti record o pesanti svalutazioni che non hanno risparmiato nemmeno le compagnie petrolifere e del gas. Ma quest’anno la situazione potrebbe addirittura peggiorare a causa dell’epidemia di coronavirus e della guerra dei prezzi petroliferi in corso.

LO SCORSO ANNO 50 FALLIMENTI

Secondo un report dello studio legate di Energy and Restructuring Hayes and Boone, l’anno scorso hanno dichiarato fallimento un totale di 50 società energetiche, tra cui 33 produttori di petrolio e gas, 15 società di servizi petroliferi e due società midstream. Nel frattempo, Chevron, Schlumberger e Royal Dutch Shell hanno annunciato svalutazioni di asset per diversi miliardi di dollari, citando prospettive macro sfavorevoli.

Prospettive negative che sembrano destinato a proseguire ancora per molto tempo, con il timore che il problema possa abbattersi sulle società di servizi petroliferi afflitte dal debito. Le società nordamericane di servizi petroliferi e di perforazione si trovano ad affrontare debiti per 32 miliardi di dollari da quest’anno fino al 2024, una prospettiva scoraggiante se si considera che i prezzi del petrolio sono crollati ai minimi di quasi 20 anni.

Le prospettive appaiono particolarmente preoccupanti per le aziende che hanno un disperato bisogno di un’iniezione di capitale e per quelle con un rating di credito debole, senza dimenticare l’attività di upstream al collasso sempre per colpa dei bassi prezzi petroliferi.

Il cattivo stato di salute delle compagnie petrolifere si riflette chiaramente nel benchmark preferito del settore, il VanEck Vectors Oil Services ETF, in calo del 72% YTD e notevolmente inferiore al calo del 30% dell’S&P 500.

JUNK BONDS

Gli Oilfield services e le società di trivellazione sono le aziende che hanno i debiti più a rischio, con Junk Bonds a quota 65% del debito pari a 32 miliardi di dollari per il settore. Di queste società, Transocean ha 4,3 miliardi di dollari; Valarisha 1,8 miliardi di dollari, Nabors Industries 1,4 miliardi di dollari e Superior Energy Services 1,3 miliardi di dollari di debito che scadrà entro i prossimi due anni secondo Moody’s.

Secondo l’analista di Moody’s Sreedhar Kona, “la rapida e crescente diffusione dell’epidemia di coronavirus, il deterioramento delle prospettive economiche globali, il calo dei prezzi del petrolio e il calo dei prezzi degli asset stanno creando un grave ed esteso shock creditizio in molti settori, regioni e mercati”.

Le più grandi società di investimento del settore, come Schlumberger, Halliburton, Baker Hughes e National Oilwell Varco sono in una posizione migliore per resistere alla tempesta, poiché offrono altri servizi che possono compensare la ridotta attività di perforazione.

RISCHIO DI DEFAULT

“Il settore dell’energia in generale è poco considerato dagli investitori con le obbligazioni energetiche ben rappresentate nel mercato delle obbligazioni spazzatura statunitense da 1,5 trilioni di dollari. Quasi un terzo delle obbligazioni junk è stato scambiato la scorsa settimana con report di sofferenza, e il mercato che si aspettava un tasso di default delle obbligazioni energetiche del 14,08%, quasi il doppio del tasso medio di default del 7,66% previsto per il settore”, scrive Oilprice.

GLI ALTRI FALLIMENTI

Con l’impossibilità di ripagare il debito si apre, naturalmente, lo spettro di un numero ancora maggiore di fallimenti.

I produttori nordamericani hanno presentato istanza di fallimento per un debito complessivo di 121,7 miliardi di dollari dal 2016, quando i prezzi del petrolio hanno cominciato a scendere. Secondo Moody’s, l’industria petrolifera e del gas statunitense ha circa 86 miliardi di dollari di debito nominale in scadenza nei prossimi quattro anni, uno dei più alti per qualsiasi settore. Il crollo del prezzo del petrolio rende particolarmente difficile per queste aziende rispettare i loro obblighi di debito.

Infatti, Jim Cramer esperto Oil&Gas della Cnbc vede una nuova ondata di fallimenti colpire il settore. L’esperto ha previsto che 9-10 compagnie petrolifere e del gas sulle 35 da lui coperte andranno in fallimento se i prezzi dell’energia rimarranno bassi.

Sfortunatamente, la situazione attuale appare davvero difficile, e né l’Arabia Saudita né la Russia sono disposte ad essere le prime a cedere nella guerra dei prezzi in corso. Con i sauditi che tengono duro e inondano il mercato di petrolio, l’eccesso di combustibile potrebbe raggiungere uno sbalorditivo miliardo di barili nel giro di pochi mesi e con un prezzo del barile a 10 dollari non più così lontano. Anche se il governo americano prevede di acquistare un totale di 77 milioni di barili di petrolio per le sue riserve strategiche, questo può essere fatto solo al ritmo di 2 milioni di barili al giorno, lasciando così un enorme eccesso di quasi 20 milioni di barili al giorno.

COSA FARANNO SHELL, EQUINOR ED ENI

Naturalmente non ci sono solo gli Stati Uniti a rivedere le strategie, anche le altre compagnie internazionali stanno correndo ai ripari: Royal Dutch Shell prevede di tagliare 9 miliardi di dollari dai suoi piani di spesa per resistere al crollo dei prezzi del mercato petrolifero a seguito dell’epidemia di coronavirus. Il colosso petrolifero ha programmato di ridurre i suoi costi operativi tra 3 e 4 miliardi di dollari quest’anno, riducendo al contempo le spese di capitale previste da 5 a 20 miliardi di dollari. La compagnia petrolifera norvegese Equinor prevede di tagliare gli investimenti, i costi di esplorazione e i costi operativi di circa 3 miliardi di dollari per aiutare a superare la crisi del coronavirus e i bassi prezzi del petrolio. Eni rivedrà i suoi progetti in Medio Oriente a causa della pandemia di coronavirus. Nel 2020, il capex sarà ridotto di circa 2 miliardi di euro, pari al 25% del totale previsto a budget, mentre il taglio dei costi operativi sarà di circa 400 milioni di euro. Per il 2021, invece, la contrazione prevista sugli investimenti ammonteràa circa 2,5-3 miliardi di euro, vale a dire il 30-35% di quanto previsto dal piano per lo stesso anno.