Fact checking e fake news

Vi spiego perchè le trivelle servono all’Italia. Parla Furlan (Cisl)

GAS ADRIATICO

Le dichiarazioni sulle trivelle fatte da Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, al IX congresso confederale nazionale della Confsal


Trivelle sì, trivelle no. Da giorni il tema scalda le pagine di energia dei quotidiani e divide gli schieramenti politici: le concessioni date a Global Med per studiare del sottosuolo marino nel Mar Jonio, di fronte alle coste di Puglia e Basilicata, hanno riacceso una discussione (apparentemente) sopita. Critiche e contestazioni hanno spinto anche il Ministro dello Sviluppo Economico a bloccare le trivelle nel Mediterraneo, ma c’è chi non è d’accordo.

A schierarsi contro la decisione del Ministro è anche Annamaria Furlan, che si è espressa in occasione del IX congresso confederale nazionale della Confsal. Andiamo per gradi.

LE DICHIARAZIONI DI ANNAMARIA FURLAN

“Se vogliamo abbattere i costi dell’energia, non ci sta che diciamo no alle trivelle, la nostra deve essere un’opera di convincimento costante”, ha dichiarato Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, intervenendo al IX congresso confederale nazionale della Confsal, in corso a Roma. “I costi per l’energia sono più alti rispetto agli altri Paesi europei”, ha sottolineato la Furlan.

IL DECRETO BLOCCA TRIVELLE

Le parole della Furlan si riferiscono alla decisione di Luigi Di Maio: il ministero dello Sviluppo economico, nei giorni scorsi, ha reso noto di aver presentato un emendamento blocca trivelle nel mar Ionio contenuto nel decreto legge semplificazioni prossimo al voto.

L’emendamento fissa per un “termine massimo di tre anni”, la sospensione dei “permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti, compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio”.

LA MICCIA CHE HA FATTO SCOPPIARE IL CASO

Tutto è partito dall’ufficializzazione dell’autorizzazione alla ricerca petrolifera nel Mar Jonio, di fronte alle coste di Puglia e Basilicata, alla società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa.

Il permesso riguarda una superficie complessiva di 2.200 km/q e ha scatenato polemiche tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle (ma non solo). Il Bollettino finale, infatti, è stato firmato dal ministro per lo Sviluppo economico, Luigi di Maio, che con l’emendamento ha cercato di correre ai “ripari”.